12 poesie di Rumi che tutti dovrebbero leggere

Che cosa resta, oggi, di una voce che attraversò l’esilio, il deserto, la perdita, e seppe trasformare tutto questo in canto?

Nel caso di Jalāl al-Dīn Rūmī, resta un’opera che non ha mai smesso di ardere. Persiano di nascita, costretto a lasciare la propria terra dopo l’invasione mongola, approdato infine a Konya sotto la dinastia selgiuchide, Rumi non fu soltanto un poeta: fu un maestro spirituale, uno dei massimi interpreti del misticismo sufi, fondatore della ṭarīqa mawlawiyya, il celebre ordine dei cosiddetti “dervisci danzanti”. La sua parola, semplice e musicale solo in apparenza, custodisce infatti la forza di un insegnamento che mira sempre al risveglio.

Per una casa editrice come Luni, che da anni restituisce al lettore italiano i grandi testi della sapienza orientale, Rumi occupa un luogo naturale e necessario.

Da un lato il Mathnawī, immenso poema in sei libri e oltre venticinquemila versi, studiato da secoli in tutto il mondo islamico come uno dei vertici assoluti della spiritualità persiana; dall’altro Il libro delle profondità interiori (Fīhi mā fīhi), la sua unica opera in prosa, dove il poeta appare con la nitidezza del maestro e del guida. In entrambe le opere si riconosce la medesima tensione: non l’arte per l’arte, ma una parola che vuole orientare, trasformare, condurre.

Tutto l’insegnamento di Rumi tende infatti a ricondurre l’uomo verso il proprio centro. «Se le vie sono differenti, lo scopo è uno solo», afferma, e in questa frase si raccoglie forse il nucleo più alto della sua eredità: una spiritualità vasta, ardente, capace di tenere insieme rigore interiore e tolleranza, fede e apertura, abbandono e conoscenza.

Le poesie che seguono non sono dunque soltanto testi da ammirare, ma soglie da attraversare.

Entrarvi significa avvicinarsi a quell’“incendio dell’anima” che è il cuore stesso dell’esperienza di Rumi, e ascoltare ancora una volta il suo invito più essenziale: «O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso.»

Tra le molte raccolte di Rumi, queste dodici poesie, fra le centinaia che ha lasciato, sono forse quelle che risuonano più intensamente e che chiunque dovrebbe leggere.


Chi pronuncia parole con la mia bocca?

Per tutto il giorno ci penso, e poi la notte lo dico.
Da dove vengo, e che cosa dovrei fare?
Non ne ho idea.
La mia anima viene da un altro luogo, ne sono certo,
ed è là che intendo tornare.

Questa ebbrezza è cominciata in un’altra taverna.
Quando tornerò in quel luogo,
sarò completamente sobrio. Intanto,
sono come un uccello di un altro continente, seduto in questa voliera.
Verrà il giorno in cui volerò via,
ma chi è ora che nel mio orecchio ascolta la mia voce?
Chi pronuncia parole con la mia bocca?

Chi guarda fuori con i miei occhi? Che cos’è l’anima?
Non riesco a smettere di chiedermelo.
Se potessi assaporare anche solo un sorso di risposta,
potrei uscire da questa prigione di ubriachi.
Non sono venuto qui di mia volontà, e non posso andarmene così.
Chi mi ha portato qui dovrà anche ricondurmi a casa.

Questa poesia, non so mai che cosa sto per dire.
Non la preparo.
Quando non sono dentro il suo dire,
divento molto silenzioso e parlo di rado.


Il sé che condividiamo

La sete è furiosa con l’acqua. La fame è amara
con il pane.

La grotta non vuole avere nulla a che fare con il sole.

È sciocco, è autodistruttivo
il modo in cui abbiamo vissuto.

Una miniera d’oro ci chiama nel suo tempio.
E invece noi ci chiniamo e continuiamo a raccogliere sassi
da terra.

Ogni cosa ha uno splendore simile all’oro,
ma dovremmo rivolgerci alla sorgente!

L’origine è ciò che siamo davvero. Io aggiungo un poco
di aceto al miele che offro.

Il morso del rimprovero rende più familiare l’estasi.

Ma guarda, pesce: sei già nell’oceano;
basta nuotare lì per diventare amico
della gloria.

Perché tutti questi rancori? Tu sei Beniamino.
Giuseppe ha nascosto una coppa d’oro nel tuo sacco di grano
e ti ha accusato di essere un ladro.

Ora ti prende da parte e ti dice:
«Tu sei mio fratello. Io sono una preghiera. Tu sei l’amen».

Ci muoviamo in regioni eterne, eppure
ci preoccupiamo delle proprietà qui.

Questa è la preghiera di ciascuno:

Tu sei la sorgente della mia vita.
Tu separi l’essenza dal fango.

Tu onori la mia anima. Tu fai sgorgare fiumi
dalle sorgenti di montagna. Tu illumini i miei occhi.

Il vino che offri mi porta fuori da me stesso
nel sé che condividiamo. Questo
è religione.


Vedo così profondamente dentro me stesso

Vedo così profondamente dentro me stesso.
Non ho bisogno dei miei occhi, posso vedere tutto chiaramente.
Perché dovrei ancora affaticare i miei occhi,
ora che vedo il mondo attraverso i Suoi?


Solo respiro

Non cristiano, né ebreo, né musulmano, né induista,
né buddhista, né sufi, né zen. Non appartengo ad alcuna religione
né a nessun sistema culturale. Non vengo né dall’Oriente
né dall’Occidente, né dall’oceano né
dalla terra, né sono naturale o etereo, né
composto di elementi. Non esisto,
non sono un’entità di questo mondo o del prossimo,
non discendo da Adamo ed Eva né da alcun
racconto d’origine. Il mio luogo è un luogo senza luogo, una traccia
dell’assenza di traccia. Né corpo né anima.
Appartengo all’amato, ho visto i due mondi
come uno, e quell’uno chiamare e conoscere,
primo, ultimo, esterno, interno, soltanto quel
respiro che respira l’essere umano.


Sono uno scultore

Sono uno scultore, un modellatore di forme.
A ogni istante plasmo un idolo.
Ma poi, davanti a te, li faccio fondere.
Posso suscitare cento forme
e riempirle di spirito,
ma quando guardo il tuo volto,
voglio gettarle nel fuoco.
La mia anima trabocca nella tua e si mescola.
Poiché la mia anima ha assorbito la tua fragranza,
la custodisco con amore.
Ogni goccia di sangue che verso
istruisce la terra,
mi fondo con il mio Amato
quando partecipo all’amore.
In questa casa di fango e acqua,
il mio cuore è crollato in rovina.
Entra in questa casa, Amore mio, o lasciami andare.


Questo è amore

Questo è amore: volare verso un cielo segreto,
far cadere cento veli a ogni istante.
Anzitutto, lasciare andare la vita.
Alla fine, compiere un passo senza piedi;
considerare invisibile questo mondo,
e non dare peso a ciò che appare come il sé.

Cuore, dissi, che dono è stato
entrare in questo cerchio di amanti,
vedere oltre il vedere stesso,
giungere a toccare e sentire dentro il petto.


Tu ed io

Felice l’istante in cui siamo seduti nel Palazzo, tu ed io.

Con due forme e due figure, ma con un’unica anima, tu ed io.

I colori del bosco e la voce degli uccelli ci doneranno immortalità

nel momento in cui entreremo nel giardino, tu ed io.

Le stelle del cielo verranno a contemplarci.


Ho chiuso gli occhi alla creazione

Ho chiuso gli occhi alla creazione quando ho contemplato la sua bellezza,
mi sono inebriato della sua bellezza e ho donato la mia anima.
Per il sigillo di Salomone sono diventato cera in tutto il mio corpo,
e per diventare luminoso ho strofinato la mia cera.
Ho visto il suo giudizio e ho gettato via il mio giudizio contorto;
sono diventato il suo flauto di canna e allo stesso modo ho pianto sulle sue labbra.
Era nella mia mano, e cieco lo cercavo a tentoni con la mia
mano; io ero nella sua mano, e tuttavia interrogavo chi era male informato.
Devo essere stato uno sciocco, o ubriaco, o folle,
se con paura rubavo il mio stesso oro.
Come un ladro mi sono insinuato attraverso una fessura nel muro dentro la mia stessa
vigna, come un ladro ho raccolto gelsomini nel mio stesso giardino.
Basta, non torcere il mio segreto sulle tue dita, perché io
mi sono liberato dalla tua stretta contorta.
Shams-e Tabriz, da cui proviene la luce della luna e
delle stelle — anche se soffro per lui nel dolore, sono come la falce
della festa.


Poiché non riesco a dormire

Poiché non riesco a dormire
faccio musica di notte.
Sono tormentato da colui
il cui volto ha il colore dei fiori di primavera.
Non ho né sonno né pazienza,
né buona reputazione né disonore.
Mille vesti di sapienza sono scomparse.
Tutte le mie buone maniere si sono allontanate di mille miglia.
Il cuore e la mente sono rimasti l’uno contro l’altra.
Le stelle e la luna si invidiano a vicenda.
A causa di questa separazione l’universo fisico
si fa sempre più stretto.
La luna dice: «Per quanto ancora resterò
sospesa senza un sole?»
Senza il gioiello dell’Amore dentro di me,
che il bazar della mia esistenza venga distrutto pietra dopo pietra.
O Amore, tu che sei stato chiamato con mille nomi,
tu che sai versare il vino
nel calice del corpo,
tu che dai cultura a mille culture,
tu che non hai volto e hai mille volti,
o Amore, tu che plasmi i volti
di Turchi, Europei e Zanzibariani,
dammi un bicchiere dalla tua bottiglia,
o una manciata di bhang dal tuo ramo.
Togli ancora una volta il tappo.
Allora vedremo mille capi prostrarsi,
e un cerchio di trovatori estatici mettersi a suonare.
Allora chi è schiavo della dipendenza sarà libero dal desiderio
e risorgerà,
e resterà in soggezione fino al Giorno del Giudizio.


La bellezza del cuore

La bellezza del cuore
è la bellezza che dura:
le sue labbra offrono da bere
l’acqua della vita.
In verità essa è l’acqua,
ciò che versa,
e colui che beve.
Tutti e tre diventano uno quando
il tuo talismano si infrange.
Quell’unità non puoi conoscerla
con il ragionamento.


Oltre le idee

Oltre le idee di giusto e sbagliato,
c’è un campo. Lì ti incontrerò.

Quando l’anima si stende su quell’erba,
il mondo è troppo colmo per poterne parlare.
Le idee, il linguaggio, persino l’espressione “l’un l’altro”
non hanno più alcun senso.


Lascia andare le tue preoccupazioni

Lascia andare le tue preoccupazioni
e sii completamente limpido di cuore,
come il volto di uno specchio
che non contiene immagini.
Se desideri uno specchio limpido,
guarda te stesso
e contempla la verità senza vergogna
che lo specchio riflette.
Se il metallo può essere lucidato
fino a diventare specchio,
quale lucidatura potrebbe richiedere
lo specchio del cuore?
Tra lo specchio e il cuore
c’è questa sola differenza:
il cuore nasconde segreti,
mentre lo specchio no.

 

*

 

Per approfondire

 – Il libro delle profondità interiori

 – Matnawi – Aneddoti scelti

 

 

 


 

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La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.

 


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1 Commenti

1 commento

  1. Rochan Walì

    Rumi è Konya, è Shams, è i dervisci, è Sama di suoni danze insegnamenti, è Hassan Dedè, è l’ uno respiro…

    Rispondi

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