Al-Ghazàlì

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Ghazàlì nacque a Tùs nel 1058-9 e ivi morì nel 1111.

Fu un grande teologo, moralista e mistico, controversista, polemista, logico, giurista e autore assai prolifico: ricordiamo il suo monumentale Ravvivamento delle scienze religiose. È stato giudicato il più grande musulmano dopo Muhammad. Egli fu una di quelle personalità che imprimono nuovi orientamenti ai processi spirituali, lasciando nella storia del pensiero e di conseguenza anche negli eventi umani, un’orma duratura. Ghazàlì, conseguita un’intensa vita religiosa tramite le pratiche dei sùfi, si propose di farne partecipi tutti i musulmani. Per salvaguardare l’ortodossia, egli da un lato consigliò le pratiche del sufismo che potevano rinvigorire l’Islàm, dall’altro inferse un grave colpo alla filosofia e all’eterodossia. La sua azione portò a una conciliazione fra spiritualità sùfi e struttura legale musulmana da cui l’Islàm trasse vantaggio perché la fede, consolidata e arricchita, conobbe una nuova fioritura.

 

Il libro dell’Unicità divina e dell’abbandono fiducioso a Dio – Kitàb at-tawhìd wa at-tawakkul

Gli uomini, dice Ghazàlì, possono credere o non credere; quelli che credono, sono di due tipi: alle origini per gli uni e per gli altri è un giudizio di veridicità su colui che ha trasmesso loro le nozioni religiose fondamentali. Poi accade che gli uni restano fermi in quel giudizio.

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La loro fede è sufficiente per ottenere la salvezza: consiste nel comprendere il senso letterale delle formulazioni insegnate; è però come “un nodo” stretto sul cuore.

Altri si propongono di rafforzare la loro fede. Per sciogliere il “nodo” si può ricorrere ai mezzi tradizionali: lettura assidua del Corano, studio delle tradizioni, osservanza delle pratiche cultuali. Per accedere a un livello di conoscenza ideale la chiave è la lotta spirituale, la resistenza alle passioni, la piena dedizione al ricordo di Dio. Sciolto con questi mezzi il nodo che è sul cuore, il fedele viene a trovarsi nel mondo dello “svelamento”.

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Il cuore, dice Ghazàlì, ha due porte: una si apre sul mondo del “regno” dell’uomo, quello visibile, percepibile coi sensi, l’altro sul mondo del “reame” di Dio, quello soprasensibile. Come si apre la porta data ai sensi è cosa nota. L’altra porta si apre al credente che, concentrandosi nel ricordo di Dio, guarda in fondo a se stesso. Alla luce della facoltà interna di chiaroveggenza il cuore rivela il suo tesoro.

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