Giancarlo Perna

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All’ennesimo ricorso, identico a miriadi di altri già indirizzati a giudici pigri che non decidevano mai, Giancarlo Perna, sentì di avere perso la pazienza e nove anni dopo la laurea in Legge, piantò l’avvocatura per abbracciare il giornalismo.

Nel nuovo mestiere cercava la varietà che gli era mancata nel vecchio. L’autore di questo libro di Ritratti – buon esempio di vivacità – entrò dunque tardi nel mondo della stampa, diventando firma nota dell’informazione politica a partire degli anni ’80. Debuttò all’Ansa, per poi lavorare in grandi quotidiani e settimanali. Trascorse anni a il Giornale diretto da Indro Montanelli, continuando a collaborarvi con i successori. Ha poi scritto per Libero e La Verità. Lunga anche la sua esperienza di inviato dei settimanali l’Europeo, Epoca, Panorama. Tra i libri, Scalfari una vita per il potere (1990); Chiaroscuri (1995); Cento vite con il punto interrogativo (2016); Storia d’Italia in un’ora (2017); Il Ring, cinquant’anni di risse tra i poteri (2021).

 

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Facce da casta – Luci e ombre del potere

Scrive l’autore nell’introduzione: «Scrivere un ritratto è un segno di ottimismo. Significa credere nelle persone, come sono e come pensano. È stare dalla parte del detto la Storia cammina sulle gambe degli uomini. In questo volume viene messa a disposizione una galleria di esseri “a sangue caldo”, bravi e meno bravi, perfino cialtroni, ma che si mettono in gioco sul palcoscenico della vita.
 
La maggior parte è composta da politici ma non mancano gli intellettuali, i personaggi Tv e più in generale quel che passa il convento della nostra contemporaneità.

Se i tipi parevano un po’ mosci, ho cercato di ravvivarli. Scavando nelle pieghe, si rianimano anche gli ectoplasmi. Uno come Sergio Mattarella, per esempio: figura tutto casa e chiesa ha però umanissime cadute che, alla fine, ce lo rendono più vicino.

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Ma scrivere un ritratto è anche un atto di incosciente coraggio.

Tutti i profili qui raccolti sono stati redatti per dei quotidiani, pertanto soggetti a una grandissima visibilità mediatica. Lasciando le querele a parte, il punto è che nessuno si riconosce nel ritratto che gli è dedicato: tutti immaginano di meritare di meglio, anche se poteva andare peggio. Questi ritratti abbracciano un arco temporale abbastanza lungo, per cui alcuni riguardano dei personaggi anziani e in là con la carriera e così si ha di loro il quadro d’insieme. Altri sono fotografati per le gesta compiute fino al giorno in cui ne ho scritto.

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Ci sono anche “pivelli” imbranati diventati ministri o personalità di grido. Non siatene però delusi e, soprattutto, non prendete questa scusa per non leggere il profilo: sarebbe un errore, perché con il materiale grezzo, che oggi nessuno ricorda più, capirete più a fondo il protagonista odierno.

La vera natura di ogni uomo risiede infatti nei suoi primi passi, quando ignora molto di sé e si muove come gli viene. Il resto, con il suo carico di onori e di medaglie, è come il barbone dei Babbi Natale: posticcio».

 

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