Lu Xun 

Lu Xun 1930 luni editrice

Lu Xun, pseudonimo di Zhou Shuren (1881 – 1936) è considerato il padre della letteratura cinese moderna, poiché è stato il primo a scrivere racconti in lingua vernacolare.

Convinto sostenitore delle istanze di riscatto nazionale e di rinnovamento della cultura e della società propugnate dal Movimento del Quattro Maggio e profondamente deluso dall’esperienza

negativa vissuta alla facoltà di medicina nel Giappone “modernizzato”, scelse di dedicarsi all’educazione e alla formazione delle nuove generazioni cinesi. Pubblicò saggi e articoli su riviste letterarie e culturali e nel 1923 diede alle stampe la sua prima raccolta di racconti, proseguendo poi l’attività di scrittore fino alla morte. La critica cinese gli ha riservato alterne fortune: osannato, criticato, rivalutato, fino a essere rimosso dai testi scolastici, a seconda delle oscillazioni politiche. Resta, in ogni caso, il maggiore scrittore cinese del Novecento e il padre della lingua cinese moderna.

Di Lu Xun Luni Editrice ha pubblicato Diario di un pazzo e altri racconti e I racconti del Misantropo.

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Fuga sulla luna e altre leggende

In questo volume vengono presentate, tradotte dall’originale cinese, otto antiche leggende molto care alla tradizione popolare, rielaborate da Lu Xun in chiave satirica di critica all’attualità del suo tempo.

L’intento dell’autore è dichiarato fin dal titolo originale: “Gushi Xinbian”, Racconti antichi scritti di nuovo.

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In sintonia con l’indicazione di Mao Zedong «usare il passato per costruire il presente», Lu Xun dichiara che «fantasticare sulle cose del passato è sempre in funzione del presente».

Personaggi e miti dell’antichità cinese sono riproposti in chiave di critica sociale e culturale, toccando temi che sono di scottante attualità anche oggi e non solo in Cina: conflitti d’interesse, corruzione della classe politica, contraffazione della realtà da parte del potere per legittimarsi, autoreferenzialità del mondo accademico e della cosiddetta intellighenzia, passività e rassegnazione delle masse, manipolazione dell’opinione pubblica.

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Lu Xun scrive racconti divertenti e “universali” rivolti ai lettori cinesi i quali vedono irridere, in una graffiante satira, i miti e i personaggi più autorevoli della loro tradizione in una serie di “quadretti” dell’antica Cina, riproposti con umorismo e sarcasmo, ma nei quali il lettore italiano non può non cogliervi sorprendenti analogie con l’Italia e con qualunque altro Paese del mondo, mentre al tempo stesso tocca con mano il travaglio intellettuale e la profondità della crisi sociale della Cina di inizio Novecento.

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