Banksy. L’universo (quasi) ignoto di un vandalo, in un libro

 

 

Chiara Suardi

Articolo tratto da: Artslife 1 – 12 – 2018 ( qui il Pdf)

 

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“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un superpotere“. Banksy

Ed è proprio dell’invisibilità che Banksy si è servito per diventare ciò che è. Potremmo definirlo un “popolare” non convenzionale. Talmente popolare e talmente non convenzionale che nel 2010 Time lo ha incluso nella lista dei cento individui più influenti al mondo -una lista che includeva nomi del calibro di Barack Obama, Bill Clinton e Steve Jobs, per intenderci.

Non si conosce con certezza la sua identità, eppure si tratta di uno dei creativi contemporanei più seguiti, da chi lo celebra come testimone geniale dello zeitgeist a chi lo declassa a effimero fenomeno commerciale.

 

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Banksy è senza dubbio il simbolo dell’”arte allo stato urbano” che sta letteralmente modificando il volto delle nostre città. Ma quali sono i motivi che rendono l’autore di opere spesso elementari e destinate a vita brevissima un artista ormai di culto globale? Quale radice comune, se ne esiste una, può legare queste immagini spesso delicate e minimali alle esplosioni di colore sovente incomprensibili della street art?

 

Banksy palestina

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Come può questo artista divisivo, questo “vandalo” imbrattatore di muri vedere il proprio lavoro esposto in un vero museo, a poche centinaia di metri dai capolavori “istituzionali” dei maestri fiamminghi?

Apprendendo dell’anonimato di Banksy, dell’organizzazione che lo protegge, della attenta strategia che segue ci si chiede anche: è arte o marketing? Tutte domande che non ricevono ancora oggi una risposta strutturata da parte dell’accademia.

Ed è proprio per questo che nasce “Banksy. L’arte come rivoluzione”: per indagare le incognite alla base di un fenomeno troppo recente ed eccentrico perché esse possano già trovare risposte compiute in una elaborazione critica significativa e consolidata.

 

Banksy. L'arte come rivoluzione

Il libro

 

“Le istituzioni culturali – afferma Maddalena Ricolfi– sono oggettivamente in difficoltà nel confrontarsi con un soggetto che pare avere come unico desiderio quello di sfuggire al loro controllo, ridicolizzandole. Il sistema dell’arte contemporanea, attratto dalle ghiotte opportunità di profitto, tenta sistematicamente di normalizzare Banksy senza mai riuscirvi completamente”.

 

 

Per cominciare, dunque, l’autrice tenta di ricomporre Frammenti di una biografia impossibile (il titolo del primo capitolo per l’appunto), cercando di trarre dalle poche informazioni a disposizione- i riferimenti culturali essenziali necessari a ricostruire i tratti caratterizzanti della poetica banksyana. Ne scaturisce una parola chiave fondamentale attorno alla quale ruota tutto l’universo di Banksy: contraddizione.

 

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Una contraddizione che pone Banksy in un limbo difficile da annullare.

Una contraddizione che si manifesta sotto diversi profili sviscerati uno a uno all’interno del libro. L’analisi per far luce (per quanto possibile) sul profilo del vandalo più famoso di sempre prosegue analizzando il rapporto di Banksy con il sistema dell’arte contemporanea e con il marketing.

Ecco che ci vengono fornite considerazioni spunto per interessanti conclusioni che, alla fine, ne legittimano l’effettivo ruolo di artista… o no? Non sveliamo troppo, a Banksy non piacerebbe.

Chiara Suardi

 

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Banksy. L'arte come rivoluzione

Il libro

 


 

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