
Gli haiku sono componimenti poetici brevi e all’apparenza semplici, che riescono a esprimere profondi sentimenti e riflessioni sulla natura e sull’esperienza umana, usando immagini vivaci e suggestive.
Sono formati da 17 sillabe, suddivise in tre versi secondo lo schema 5-7-5. In ogni haiku c’è un termine (季語“kigo”) che fa riferimento, in modo più o meno implicito, a una delle stagioni: il suo uso introduce strati di significato e associazioni culturali che arricchiscono il testo.
Ogni stagione ha i suoi simboli e significati, permettendo al poeta di giocare con queste associazioni per creare poesie profonde e evocative.
L’haiku vuole rivelare allo stesso tempo ciò che è immutabile, l’essenza eterna delle cose, e il loro essere effimere. È un istante sospeso tra il presente e l’eternità, che vuol rivelare la realtà così com’è, al di là di ogni sovrastruttura discorsiva, retorica, letteraria. La visione così si focalizza su un dettaglio, che però è in grado di esprimere la totalità dell’esperienza del poeta.
La ricchezza che si cela dietro la concentrazione poetica estrema dell’haiku non è solo l’effetto di una densità emotiva fermata per un attimo dall’intuizione del suo autore, ma ha le sue radici in una tradizione giapponese molto più antica e senza tempo. La semplicità formale nasconde una complessità di riferimenti artistici, storici, religiosi che riempiono di sensi nascosti questi brevi versi.
L’haiku di Bashō (in cima) sembra catturare il dualismo della vita e della natura. La primavera, con il suo movimento e la sua vitalità, porta con sé sia la gioia che la tristezza. Mentre gli uccelli celebrano la nuova stagione con il loro canto, i pesci portano un’ombra di malinconia con le loro lacrime.
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Cosa sono gli Haiku?

Il libro → Haiku scelti

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