Dante e l’Islam – Umberto Eco
20 Gen, 2022

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Il viaggio notturno di Maometto

 

È ormai assodata l’influenza di molte fonti musulmane sull’autore della Divina Commedia. Ma oggi, turbati dalla violenza fondamentalista, tendiamo a dimenticare i rapporti profondi tra la cultura araba e quella occidentale.

 

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di Umberto Eco

Articolo tratto da: L’Espresso 18 dicembre 2014 (qui il PDF)

 

 

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Dante e l’Islam

 

Nel 1919 Miguel Asin Palacios pubblicava un libro (“La escatologia musulmana en la Divina Comedia”) che aveva fatto subito molto rumore. In centinaia di pagine identificava analogie impressionanti tra il testo dantesco e vari testi della tradizione islamica,  in particolare le varie versioni del viaggio notturno di Maometto all’inferno e al paradiso. 

Specie in Italia ne era nata una polemica tra sostenitori di quella ricerca e difensori dell’originalità di Dante. 

 

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Si stava per celebrare il sesto centenario della morte del più “italiano” dei poeti, e inoltre il mondo islamico era guardato piuttosto dall’alto al basso in un clima di ambizioni coloniali e “civilizzatrici”: come si poteva pensare che il genio italico fosse debitore delle tradizioni di “exracomunitari” straccioni?

 

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Ricordo che alla fine degli anni Ottanta avevamo organizzato a Bologna una serie di seminari sugli interpreti “deliranti” di Dante, e quando ne era uscito un libro “’L’idea deforme”, a cura di Maria Pia Pozzato) i vari saggi si occupavano di Gabriele Rossetti, Aroux, Valli, Guénon e persino del buon Pascoli, tutti accomunati come interpreti eccessivi, o paranoici, o stravaganti del divino poeta.

E si era discusso se porre nella schiera di questi eccentrici anche Asin Palacios. Ma si era deciso di non farlo perché ormai tante ricerche successive avevano stabilito che Asin Palacios forse era stato talora eccessivo ma non delirante. 

 

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ORMAI É ASSODATO che Dante abbia subito l’influenza di molte fonti musulmane.

 

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Il problema non è se lui le avesse avvicinate direttamente ma come sarebbero potute pervenirgli. Si potrebbe cominciare dalle molte visioni medievali, dove si raccontava di visite ai regni dell’oltretomba. 

Sono la “Vita di san Maccario romano”, il “Viaggio di tre santi monaci al paradiso terrestre”, la “Visione di Tugdalo”, sino alla leggenda del pozzo di san Patrizio. 

Fonti occidentali, certo, ma ecco che Asin Palacios le paragonava a tradizioni islamiche, mostrando che anche in quei casi i visionari occidentali avevano appreso qualcosa dai visionari dell’altra sponda del Mediterraneo. 

 

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E dire che Asin Palacios non conosceva ancora quel Libro della Scala, ritrovato negli anni Quaranta del secolo scorso, tradotto dall’arabo in castigliano e poi in latino e antico francese.

 

Islam

 

Poteva conoscere Dante questa storia del viaggio nell’oltretomba del Profeta? 

Poteva averne avuto notizia attraverso Brunetto Latini, suo maestro, e la versione latina del testo era contenuta in una “Collectio toledana”, dove Pietro il Venerabile, abate di Cluny, aveva fatto raccogliere testi arabi filosofici e scientifici – tutto questo prima della nascita di Dante. 

 

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E Maria Corti si era molto battuta per riconoscer la presenza di queste fonti musulmane nell’opera dantesca. 

Chi oggi voglia leggere qualcosa su almeno un resoconto della avventura oltremondana del Profeta trova da Einaudi “Il viaggio notturno e l’ascensione del profeta”, con una prefazione di Cesare Segre. 

 

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IL RICONOSCERE queste influenze non toglie nulla alla grandezza di Dante, con buona pace degli antichi oppositori di Asin Palacios. 

Tanti autori grandissimi hanno porto orecchio a tradizioni letterarie precedenti (si pensi, tanto per fare un esempio all’Ariosto) e tuttavia hanno poi concepito un’opera assolutamente originale. 

Ho rievocato queste polemiche e queste scoperte perché ora l’editrice Luni ripubblica il libro di Asin Palacios, con il titolo più accattivante di “Dante e l’Islam”, e riprende la bella introduzione che Carlo Ossola ne aveva scritto per la traduzione dei 1991.

 

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Ha ancora senso leggere questo libro, dopo che tante ricerche successive gli hanno in gran parte dato ragione?

Lo ha, perché è scritto piacevolmente e presenta una mole immensa di raffronti tra Dante e i suoi “precursori” arabi.

E lo ha ai i giorni nostri quando, turbati dalle barbare follie dei fondamentalismi musulmani, si tende a dimenticare i rapporti che ci sono sempre stati tra la cultura occidentale e la ricchissima e progredita cultura islamica dei secoli passati. 

 

Umberto Eco

 

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Dante e l'Islam

Il libro: → Dante e l’Islam

 

Miguel Asin Palacios, l’Islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia, introduzione di Carlo Ossola, traduzione di R. Rossi Testa e Y. Tawfik, Luni editrice, Milano

 


 

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La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.

 


 

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