Nel cuore della torre: da Edogawa Ranpo al castello errante di Howl

Ombre, torri e sortilegi

Edogawa Ranpo, Hayao Miyazaki e l’eredità visionaria de La torre spettrale 

Nelle pieghe del tempo e dei racconti, vi sono opere che non smettono mai di echeggiare. La torre spettrale di Edogawa Ranpo è una di queste: una sinfonia gotica e labirintica che, letta da un giovane Hayao Miyazaki, avrebbe seminato germogli destinati a fiorire in immagini senza tempo.

 

 

Nel cuore dell’ombra: Edogawa Ranpo e la nascita del mistero giapponese

Pioniere del romanzo investigativo nipponico, Edogawa Ranpo – pseudonimo fonetico del nome Edgar Allan Poe – è l’alchimista che ha saputo fondere il mistero occidentale con l’inquietudine tutta giapponese del non detto. La torre spettrale (titolo originale: Yūreitō) ha una genesi affascinante e stratificata: la sua prima incarnazione risale infatti al 1900, quando Ruikō Kuroiwa ne pubblicò una versione giapponese ispirata al romanzo inglese A Woman in Grey (1898) di Alice Muriel Williamson.

Quasi quarant’anni più tardi, nel 1937, Edogawa Ranpo riprende quell’opera e la trasforma radicalmente, arricchendola del suo stile inconfondibile: l’ossessione per l’ignoto, i meandri psicologici, l’architettura come simbolo dell’inconscio.

Il risultato è una rielaborazione che travalica il concetto di semplice adattamento: un’opera nuova, inquietante, onirica, profondamente giapponese.

Ranpo non costruisce solo storie: erige strutture simboliche, come la torre dell’orologio che domina il romanzo, al contempo faro e prigione, memento del tempo e del trauma. Una metafora della mente e delle sue stanze segrete.

 

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Miyazaki, l’iniziato della torre

Non è un caso che Hayao Miyazaki, all’età formativa della scuola media, sia rimasto profondamente colpito dalla lettura della versione di Ranpo di Yūreitō. Il giovane Miyazaki, già allora appassionato di meccanismi, castelli e antiche dimore colme di segreti, trovò nella “torre spettrale” un’immagine archetipica: la dimora verticale del mistero, dell’avventura e dell’identità celata.

Negli archivi dello Studio Ghibli, il regista ha più volte citato Ghost Tower come una delle fonti ispirative per Il castello di Cagliostro (1979), suo esordio alla regia. Non a caso, una delle sequenze più celebri del film – la salita disperata alla torre dell’orologio in cima al castello – è direttamente ispirata a Yūreitō. Miyazaki stesso ha realizzato una serie di illustrazioni originali dedicate al romanzo, esposte nel 2015 al Museo Ghibli nella mostra Welcome to the Ghost Tower.

 

Dal castello spettrale al castello errante

Ma i fili invisibili di Ranpo si intrecciano anche con Il castello errante di Howl (2004), opera più tarda e più poetica, in cui Miyazaki compone una partitura nuova, ma dalle stesse note originarie: la casa che si muove come un organismo vivente, la compresenza di meraviglia e minaccia, il cuore architettonico come luogo dell’anima.

Il castello di Howl – con i suoi infiniti corridoi, stanze mutevoli, salti nello spazio e nel tempo – rievoca lo stesso senso di spaesamento e seduzione che Mitsuo prova davanti alla magione ereditata ne La torre spettrale. In entrambi i casi, l’abitazione è il vero personaggio principale, trasformandosi da ambientazione a simbolo: custode di enigmi, teatro del destino.

Il rapporto tra i personaggi e la dimora è speculare:

Mitsuo, come Sophie, viene risucchiato da una forza più grande di lui, incarnata dalla donna misteriosa nella torre o dal mago Howl; entrambi i protagonisti devono attraversare la soglia del noto per riemergere trasformati. E in entrambi i casi, l’amore è una forza che disvela, cura e restituisce senso all’oscurità.

 

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Architetture del subconscio

Se Ranpo plasma le sue storie come architetture psichiche – la torre come simbolo dell’inconscio e della memoria sepolta – Miyazaki eredita questa visione, declinandola in chiave fantastica e onirica.

Il castello errante, come la torre spettrale, diventa un luogo mentale, un organismo che reagisce agli stati d’animo dei suoi abitanti, un’intercapedine tra il mondo reale e quello della trasformazione interiore.

Entrambi gli autori condividono una profonda riflessione sull’identità mutevole: i personaggi si travestono, mutano forma, celano il loro vero volto. Mitsuo è attratto da un enigma femminile che si rivela specchio della propria inquietudine, così come Sophie in Howl si ritrova a convivere con la metamorfosi e l’invecchiamento come parte di un processo di riscoperta del sé.

 

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Il lascito invisibile

La genialità editoriale e visionaria di Ranpo è proprio questa: creare una narrazione che, pur basata su elementi ottocenteschi, anticipa le inquietudini del secolo successivo e fornisce materiale grezzo per la poetica visiva di un autore come Miyazaki.

La pubblicazione italiana de La torre spettrale da parte di Luni Editrice non solo colma un vuoto nella ricezione dell’opera di Ranpo, ma permette anche di cogliere i legami nascosti tra letteratura e animazione, tra Oriente e Occidente, tra tradizione e avanguardia.

In un’epoca in cui la cultura visuale sembra spesso rinunciare alla profondità simbolica, La torre spettrale è un invito a salire le scale del mistero, a perdersi nei meandri dell’immaginazione. È il battito d’orologio che scandisce l’ora esatta della meraviglia, là dove tutto comincia.

 

 

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La-torre-spettrale-Edogawa-Ranpo-arcipelago-giappone

Il libro La Torre Spettrale

 

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Per approfondire

📚 La torre spettrale di Edogawa Ranpo, Luni Editrice
🔍 Mostra “Welcome to the Ghost Tower” – Museo Ghibli, Tokyo, 2015–2016
🎬 Il castello di Cagliostro (1979) e Il castello errante di Howl (2004), regia di Hayao Miyazaki

 

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La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.

 


da Edogawa Ranpo al castello errante di Howl – da Edogawa Ranpo al castello errante di Howl

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