EPISTOLA DELL'ALBERO E DEI QUATTRO UCCELLI


EPISTOLA DELL'ALBERO E DEI QUATTRO UCCELLI

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Autore: Ibn ‘Arabi
Traduzione: Roberto Rossi Testa
Collana: Le Tradizioni – n° 13
Pagine: 64
Formato: 15 x 23 cm
ISBN: 9788879844369
 
“Epistola della riunione della creatura al proprio essere essenziale, attraverso l’incontro con l’albero umano e con i quattro uccelli spirituali”: ecco come potrebbe tradursi il titolo completo di questo opuscolo, qui per la prima volta in versione italiana. Titolo che dà immediata contezza dell’argomento e del piano dell’opera, ma che solleva fin dalle prime righe problemi e questioni senza fine.
La parola che si è tradotta con “riunione”, a esempio, è “ittih
â
d”, che nell’arabo dei mistici designa il movimento di ritorno della creatura verso la propria essenza e origine. Ma su questo occorre chiarezza, onde evitare fraintendimenti ed errori contro i quali Ibn `Arabî stesso mise costantemente in guardia.
Nelle Rivelazioni Meccane egli ci spiega: «L’ittihâd è il divenire una sola essenza da parte di due, quella del servo e quella del Signore; ora, non può darsi ittihâd che nell’ambito della quantità e della materia; e non si tratta che di uno stato precario e transitorio». Ovvero: l’uomo è sì tenuto a mettersi in viaggio, ma non verso una illusoria unità di Creatore e creatura basata su di un “indiamento” in cui le essenze si confondano, bensì verso la consapevolezza dell’Unità dell’Essere (tawhîd). E in altro passo definitivamente precisa: «L’unità appartiene a Dio solo, mentre il suo servo non può realizzare che l’unione. Non potendo costui concepirsi in sé, ma solamente in relazione all’Altro, giammai sarà in grado di aspirare l’aroma dell’unità». Insomma: l’unificazione è logicamente impossibile, e oltretutto inutile, dal momento che l’essenza di tutti gli esseri è unica, ed è precisamente quella dell’Essere Puro. Basta prenderne atto perché tutte le vane preoccupazioni cadano, e si verifichi l’immediata estinzione di ciò che è superfluo, nella permanenza di quanto è necessario e immutabile.
Un testo straordinario per la sua profondità, scritto dal “Dottore Sommo”, reso finalmente fruibile per il lettore italiano nella sua freschezza e tesi dottrinali.
 
L’Autore
Abu Bakr Mu¡ammad Ibn `Ali, più noto con il nome di Ibn `Arabi nacque a Murcia, in Andalusia nel 1165. A vent’anni, dopo una malattia che lo ridusse in punto di morte e l’incontro con il filosofo aristotelico Averroè, che ne rimase ammirato e stupefatto, entrò nella vita mistica facendo professione di sufismo.
Dal momento della sua conversione imboccò un cammino difficile e tormentato, che lo portò a continue peregrinazioni, non solo per entrare in contatto con altri maestri e mistici, ma anche per trovare ambienti favorevoli alla sua ricerca e alle sue pratiche spirituali; da allora fu quasi sempre in viaggio tra la Spagna e il Nord Africa, per poi volgersi decisamente a Oriente, sempre studiando, insegnando, disputando e scrivendo le centinaia di opere che gli sono attribuite. Morì a Damasco nel 1240.

 

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