LA LIBERAZIONE DALL’ERRORE


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LA LIBERAZIONE DALL’ERRORE

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Autore: Abù Hàmid al-Ghazàlì
Traduzione di Anna Maria Martelli
Collana: Le Tradizioni – n.25
Pagine: 80
Formato: 15x23 cm
ISBN: 9788879845861
 
Questo libro fu scritto da al-Ghazàli nel periodo del suo secondo insegnamento a Nìshàpùr, fra il 1106 e il 1109. In esso l’autore narra delle sue crisi religiose: di carattere più intellettuale la prima poiché, rifiutando di sottomettersi al conformismo dei dotti, si mise alla ricerca delle prove della fede allo scopo di acquisire la certezza di essere nel vero; di carattere morale la seconda, che lo indusse ad abbandonare una vita ricca di soddisfazioni e di agi, per accettare anni di solitudine e ritiro spirituale onde scoprire se i mezzi idonei per arrivare al possesso pieno della Verità erano quelli seguiti dai Sùfi. Così, dopo un’intensa ricerca, giunse infine a dichiarare che erano i Sùfi a seguire la via di Dio. L’importanza di quest’opera non è solo nelle pagine che descrivono il tormento spirituale di al-Ghazàlì: è anche nel suo essere una trattazione spirituale con intenti didattici e apologetici. Le critiche che egli muove ai dotti amanti del lusso e corrotti miravano a un risanamento morale di quanti venivano meno ai loro doveri.

Ghazàlì nacque a Tùs nel 1058-9 e ivi morì nel 1111. Fu un grande teologo, moralista e mistico, controversista, polemista, logico, giurista e autore assai prolifico: ricordiamo il suo monumentale Ravvivamento delle scienze religiose.
È stato giudicato il più grande musulmano dopo Muhammad. Egli fu una di quelle personalità che imprimono nuovi orientamenti ai processi spirituali, lasciando nella storia del pensiero e di conseguenza anche negli eventi umani, un’orma duratura. Ghazàlì, conseguita un’intensa vita religiosa tramite le pratiche dei sùfi, si propose di farne partecipi tutti i musulmani. Per salvaguardare l’ortodossia, egli da un lato consigliò le pratiche del sufismo che potevano rinvigorire l’Islàm, dall’altro inferse un grave colpo alla filosofia e all’eterodossia. La sua azione portò a una conciliazione fra spiritualità sùfi e struttura legale musulmana da cui l’Islàm trasse vantaggio perché la fede, consolidata e arricchita, conobbe una nuova fioritura.
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