MEMORIE


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Autore: Cardinale di Retz
Traduzione: Serafino Balduzzi
Collana: Grandi Pensatori d’Oriente e Occidente – n. 43
Formato: 15 x 23
Pag: 856
ISBN: 9788879843126
 
 
Paul de Gondi (1613-1679) trascorse la sua esistenza dentro il cantiere che stava edificando, in Francia, la Grandeur e l’Ancien Regime. Remò instancabilmente contro corrente. Altri lo fecero a tutela degl’interessi dell’alta nobiltà; lui invece con propensioni popolari, e animato da una forte ambizione personale, come sem­pre in questi casi.
Da ragazzo, ai tempi di Richelieu, s’immischiò in alcune delle congiure antigovernative che andavano di moda al­lora. La sua stagione eroica l’ebbe ai tempi di Mazzarino e della reggenza di Anna d’Austria per il figlio fanciullo Luigi XIV. Fu l’anima nera della Fronda del Parlamen­to, un partito che insieme alla Fronda dei Prìncipi osteg­giò strenuamente il nuovo cardinale-ministro. Peraltro le due Fronde si combattevano fra loro (François de la Rochefoucauld, l’autore delle Massime, che parteggiava per i prìncipi, cercò più volte di ammazzare Retz senza tanti complimenti). Trovò il suo tornaconto nel diven­tare cardinale a sua volta, fra quelli che il papa nominava su designazione dei governi europei. Tuttavia finì impri­gionato, e dal carcere riuscì con l’astuzia a raccogliere la successione dello zio arcivescovo di Parigi, morto nel frattempo. Una fuga rocambolesca dal castello di Nan­tes lo portò in un’isola al largo dell’estuario della Loira e da là, vestito da straccione dentro una barca di sardine, sulla costa atlantica della Spagna. Raggiunse Roma, in tempo per assistere alla morte del papa Innocenzo X, che gli voleva bene in odio a Mazzarino, e per parteci­pare al conclave che, con il suo contributo, elesse il papa Alessandro VII.
Dapprima il nuovo papa lo protesse, ma le pressioni ostili del governo francese non tardarono a renderlo scomodo. Allora fuggì anche da Roma, e vagò per parecchi anni fra i Paesi Bassi spagnoli, l’Olanda, la Germania e l’Inghilter­ra, alimentando quella che fu chiamata la Fronda ecclesia­stica, cioè la sua guerra personale contro Mazzarino, che si mescolava alla resistenza dei giansenisti contro i gesuiti e il papa.
L’ultima preoccupazione di Mazzarino sul letto di mor­te fu di farsi promettere da Luigi XIV che non avrebbe lasciato rientrare in Francia quel sacripante, se prima non avesse rinunciato all’arcivescovado di Parigi. E Retz, se volle rivedere la sua amata Parigi, si dovette pie­gare. Negli ultimi anni della sua vita, possiamo seguirlo attraverso le lettere di Madame de Sévigné.
La sua incontenibile vitalità parigina di ascendenza fio­rentina (i Gondi erano e sono una famiglia di Firenze), e la circostanza cruciale che le sue grandi capacità si ap­plicarono soprattutto a cause perse, fecero sempre di lui una pietra dello scandalo, in vita e in morte.
Le Memorie di Retz sono un monumento, uno dei libri che “fanno” il Grand Siècle: quella ventina d’anni, fra il 1660 e il 1680, in cui la letteratura francese salì alle stelle. L’opera si colloca al vertice del canone della memorialistica france­se, in compagnia di Saint-Simon (o prima di lui).
«Fra i tre grandi stili della prosa del XVII secolo – Pascal, Retz, Saint-Simon – Pascal è lo stile del pensiero, Saint-Simon quello del pittore e il cardinale quello dell’azione» è stato detto.
In Francia, a metà del Seicento, l’autore combatté a spada tratta il proprio re, appoggiandosi a moti di piazza, a col­lusioni con gli spagnoli e alle parrocchie parigine. Si fece beffa del potere dominante con un’indomita fantasia e un impeccabile uso del tempo. Ebbe nemiche la propria sfor­tuna e l’inconsistenza degli alleati. Fu il lupo cattivo per Luigi XIV fanciullo.
Il racconto si arresta alle soglie della fuga da Roma, quando inizia per l’autore la stagione più deprimente della sua vita. In questa edizione esso è accompagnato da un’appendice di vari materiali, per circostanziarlo meglio (libello sul duca di Beaufort, lettere di Retz a Roma per ottenere la nomina a cardinale), per gettare qualche luce sul dopo (attività diplo­matica di Retz), per illustrare il contorno (Massime di La Rochefoucauld), e per documentare gli ultimi anni (lettere di Madame de Sévigné).
Retz era un oriundo italiano, eppure solo dopo trecento anni viene pubblicato integralmente in Italia. Nel frattempo ha avuto pessima stampa: lo si è tacciato di bugiardo (si fidava della propria memoria e gli accadeva di sbagliare le date), di diffamatore (non tributò la dovuta deferenza ad alcuni busti e mezzibusti storici, perché li aveva conosciuti di persona anziché sui libri), di immorale (aveva propen­sioni sessuali scandalosamente normali e pacifiche), troppo libero per un cardinale…
Questo è il libro di memorie più brillante e avventuroso che sia mai stato scritto.
La presente edizione è la prima traduzione integrale in lin­gua italiana.

 

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