LEONARDO DA VINCI. LE TAVOLE DELL'ULTIMA CENA


LEONARDO DA VINCI. LE TAVOLE DELL'ULTIMA CENA

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Collana: Fuori collana
Pagine: 124
Formato: 21x28,5 cm, Volume interamente a colori stampato su carta patinata opaca, legatura filo refe
ISBN: 9788879846417
 
INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA A VENEZIA
 
Venezia_Today
 
La storia del volume la Collection des Têtes, pubblicato a Parigi nel 1808 è, allo stato attuale degli studi, circondata da mistero.
La sua genesi è totalmente sconosciuta. È plausibile supporre un guizzo dell’Imperatore Napoleone Bonaparte (incoronato Re d’Italia proprio a Milano nel 1805), desideroso di disporre di un volume con le stampe del Cenacolo vinciano. Oppure, ipotizzare che sia frutto di un lampo di genio da parte di André Duterte, l’artista sublime che seppe cogliere con le sue incisioni l’anima del grande Leonardo.
Di questo volume esistono allo stato attuale delle ricerche pochissime copie (ne risultano solo cinque al mondo), e tutte custodite in biblioteche pubbliche di grande prestigio.
Nel corso dei secoli nessuno prima di Dutertre aveva mai dedicato un volume allo studio o alla rappresentazione dell’Ultima Cena. Il primo libro dedicato al Cenacolo fu scritto dal “milanese” Giuseppe Bossi nel 1810 (Del Cenacolo di Leonardo da Vinci: libri quattro), due anni dopo la pubblicazione del volume di Dutertre e, cosa incredibile, in esso non è presente alcuna menzione all’opera del grande incisore francese.
La “Regina d’Olanda” a cui viene dedicato il prezioso volume, è Hortense Eugénie Cécile de Beauharnais, figlia della prima moglie di Napoleone, Joséphine, sposa in seconde nozze del fratello del Bonaparte, Luigi, re d’Olanda e madre del futuro imperatore Napoleone III.
Il contenuto del volume si articola in quattordici tavole, raffiguranti Gesù Cristo, i dodici apostoli e Leonardo da Vinci medesimo, corredate da una biografia del maestro.
Appare sin da subito evidente che le meravigliose illustrazioni del volume delle Têtes di Duterte condividono lo stile che caratterizza l’incisione tra fine Settecento e inizio Ottocento, quando la necessità di ritorno al modello, dettata dal Neoclassicismo, e il metodo di studio dell’arte del passato portano a una riscoperta della tecnica, soprattutto del bulino, risorta nel segno dell’ineccepibilità formale e aderenza fedelissima al prototipo.
Il virtuosismo a cui si spingono spesso gli esiti di questa ricerca viene rappresentato alla perfezione dall’opera di Dutertre. La delicatezza del chiaroscuro, gli effetti pittorici ottenuti grazie al sapiente utilizzo degli strumenti, l’aderenza alla realtà del soggetto, la cura maniacale per i dettagli più minuti, hanno il fine di restituire non già solo l’aspetto formale immediato del Cenacolo di Leonardo, ma le stesse caratteristiche intime, materiche, tangibili, dell’opera, evocando in modo sublime gli effetti di tono, luminosità, resa plastica, e le peculiarità stesse della tecnica ad affresco, in un gioco continuo di evocazioni e suggestioni, ammaliando il lettore come solo chi abbia compreso a fondo la lezione del maestro potrebbe fare.

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