Film di Yakuza che dovresti vedere
5 Ago, 2021

 

R iuscire a illustrare gli yakuza eiga (lett. “film di yakuza”) o ninkyō eiga (lett. “film di ‘cavalleria’”) in 10 opere sarebbe un’impresa di arte della sintesi perché, pur essendo un genere molto settoriale, è stato prolifico – nel periodo di maggiore popolarità riuscivano a girare un lungometraggio in una settimana – e grandi registi si sono succeduti dietro la macchina da presa.

E questo senza prendere in considerazione i film-maker che si sono avvicinati all’argomento trasferendolo in altri contesti. All’ampiezza del tema si aggiunge, per il pubblico italiano, la difficoltà di poter accedere alla visione di queste opere, soprattutto se datate, per la scarsa disponibilità sul mercato nazionale. 

Questo ‘decalogo’ sarà, quindi, da intendere più come un sentiero di indizi per stimolare la curiosità anziché un percorso, a prescindere dalla logica sottesa allo svolgersi dell’elenco. Ma cominciamo dall’inizio…

 


 

– Zatōichi

Una pellicola della serie cinematografica di Zatōichi, il massaggiatore cieco che cela una seconda vita da bakuto (i giocatori d’azzardo, uno dei due gruppi criminali cui si ascrive la paternità della yakuza), impersonato dall’attore Katsu Shintarō e girati principalmente tra il 1962 e il 1973 (25 film su 26 per l’esattezza, tra questi e il 26° recitò in una serie televisiva di 100 episodi sempre brandendo la katana di Zatōichi); solo vedendo uno di questi film si possono cogliere gli ammiccamenti dello Zatōichi di Kitano Takeshi.

 

 

L’eroico personaggio, letale spadaccino a dispetto dell’assenza di vista, è indebitato con i jidai geki, gli acrobatici film di cappa e spada giapponesi. Per inciso, non a caso la pronuncia del termine “jidai” ricorda quella di “jedi” in inglese (!).

 

 


Otoko wa tsurai yo 

Una pellicola della serie cinematografica Otoko wa tsurai yo (lett. “È duro [doloroso] essere un uomo!”) dedicata al personaggio di Torasan, un moderno tekiya (i venditori ambulanti, ritenuti la seconda componente della yakuza ‘tradizionale’), generoso e romantico; le storie narrate sono velate dalla malinconia per il mondo del passato, quello di Zatōichi per intenderci, forse aspro, ma ritenuto più sincero.

 

 

La favorevole accoglienza da parte del pubblico è testimoniata dai 48 film prodotti in 26 anni e tutti, compreso il serial televisivo che li anticipò, con l’attore Atsumi Kiyoshi nei panni del protagonista.

 


Hibotan bakuto

Una pellicola della serie di Hibotan bakuto (lett. “La giocatrice [d’azzardo dalla] peonia scarlatta”) in riferimento al tatuaggio che le ornava la spalla destra dell’eroina interpretata da Fuji Junko.

 

 

Figura di fantasia – le donne non hanno un ruolo ufficiale negli organigrammi delle bande, sebbene ritengo abbiano una funzione significativa nella gestione delle ‘famiglie’ – che merita menzione per il carisma infuso dall’attrice nel personaggio, caratteristica che ritroviamo, virata in negativo, nella Ishii Ōren di Kill Bill.

 


Takakura Ken – in – Abashiri Bangaichi

Una pellicola con l’attore Takakura Ken, ripetutamente nei panni dello yakuza stoico e pronto a immolarsi per una giusta causa. Fu al fianco di Fuji Junko nel primo Hibotan Bakuto, conobbe il più famoso degli storici boss del passato – Taoka Kazuo della Yamaguchigumi – e lo interpretò in una pellicola nel 1973

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ma soprattutto fu protagonista delle 18 puntate della serie cinematografica Abashiri Bangaichi (lett. “Abashiri senza indirizzo”, una prigione sperduta nel gelido Hokkaidō) dal 1965 al 1972. Molto amato dal pubblico giapponese, non ha solo interpretato delinquenti ed è riuscito a conquistare Hollywood.

 


 

Jingi naki tatakai

Jingi naki tatakai (lett. “Battaglie senza codice d’onore”) di Fukasaku Kinji, regista di numerosi yakuza eiga, perché tratto da una storia vera e rappresentativo di una visione meno romantica del crimine organizzato giapponese nonché per l’interprete principale, Sugawara Bunta, che conobbe e studiò il comportamento di veri yakuza infondendo cinismo e violenza nelle sue interpretazioni.

 

 


 

Minbō no onna

Minbō no onna (lett. “La donna contro il racket dell’estorsione”) di Itami Jūzō. La protagonista è un’avvocatessa che fornisce – con estremo successo – aiuto alle aziende taglieggiate dalla yakuza; il ridicolo nel quale getta i criminali nel film costò un’aggressione e uno sfregio al regista da parte di una banda ritenutasi offesa.

 

 


 

Yakuza

Yakuza (“The Yakuza”) del 1974 diretto da Sydney Pollack e interpretato da Robert Mitchum e Takakura Ken, a mio parere ancora oggi il miglior yakuza eiga tratteggiato da una mano occidentale. Soprattutto fu scritto, tra gli altri sceneggiatori, da Paul Schrader che nello stesso anno compilò un approfondito articolo su questo genere di film giapponesi nel quale ne analizzava temi ed elementi narrativi ricorrenti.

 

 


La trilogia Outrage

La trilogia Outrage di Kitano Takeshi per le complesse trame di alleanze e tradimenti non distanti dai reali tortuosi rapporti diplomatici delle bande giapponesi.

 

 


 

Young Yakuza

Young Yakuza del 2007 di Jean-Pierre Limosin perché è un documentario girato all’interno di una vera kumi (lett. “gruppo”) – con qualche limite imposto dal boss alle riprese – che segue le fasi di reclutamento di un giovane nei suoi ranghi.

 

young yakuza

 


Graveyard of Honor

Graveyard of Honor (“La tomba dell’onore”) del 1975 perché diretto da Fukasaku Kinji (del quale ha prodotto un remake nel 2002 Miike Takashi – altro regista che ha ritratto la yakuza sotto luci inconsuete), tratto dai racconti di un ex yakuza votatosi alla scrittura e un altro ex yakuza – protagonista di un caso sensazionale – compare tra gli attori. Serve altro per un cortocircuito tra finzione e realtà?

 

 


 

FUORI CONCORSO:

 

La via del grembiule – Lo yakuza casalingo

La versione anime del manga La via del grembiule – Lo yakuza casalingo, una serie d’animazione che, in vena ilare, suggerisce un’interpretazione del comportamento yakuza come inestricabilmente connesso a un modo di pensare e di interpretare la realtà, non solo dettato dalla brama di denaro.

 

 

 

Giorgio Arduini

 

 


 

CONCLUSIONI

 

Quanti film di Yakuza hai già visto? Speriamo che questa lista di “film fondamentali” possa aiutarti a coltivare l’interesse per questo argomento, che – spesso e volentieri – viene nascosto dai media. Lascia un commento e facci sapere se aggiungeresti qualche film alla lista!

 

Se vuoi approfondire e non ti basta guardare i film – Giorgio Arduini – l’autore dell’articolo, che è anche l’autore del libro da noi pubblicato – “Yakuza. Un’altra mafia” analizza le origini, il codice, i simboli, le cerimonie, i tatuaggi legati alla “mafia giapponese”.

Yakuza un'altra mafia

 


 

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