Perché studiare i grandi illustratori come i mostri sacri della storia dell’arte
2 Set, 2022

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L’illustrazione è l’estensione significante del testo 

Intervista a Paola Pallottino di Erik Balzaretti 

 

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Articolo tratto da: L’Indice agosto 2022  (qui il link)

 di Erik Balzaretti

 

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P aola Pallottino è un’importante storica dell’ arte e la principale esperta di storia dell’illustrazione in Italia, con al suo attivo numerose pubblicazioni e collaborazioni a livello nazionale e internazionale. Ha riversato il suo talento in ambiti diversi: ha fondato e diretto il Museo dell’illustrazione di Ferrara, è stata autrice di racconti per la rivista di fantascienza “Galassia” di cui ha anche realizzato alcune copertine e ha scritto testi per vari artisti, tra i quali Lucio Dalla e Angelo Branduardi. 

 

maestri dell'illustrazione

 

– Quando ha cominciato a essere attratta dalle illustrazioni? 

Paola Pallottino –  Da bambina ho sempre amato i libri illustrati, specialmente quelli di inizio secolo a casa dei nonni. Ricordo il sottile piacere dell’attesa di un’illustrazione particolarmente amata. Per me le figure erano così vere che, quando a otto anni vidi Pinocchio animato di Disney, non potei non chiedermi chi fosse quella bellissima attrice che interpretava la fatina! 

 

– Chi erano all’inizio gli illustratori a cui guardava con maggiore interesse? 

PP – Oltre agli illustratori ottocenteschi dei Voyages extraordinaires di Verne come George Roux, Alphonse de Neuville ed Henri Theophile Hildibrand (ma allora non conoscevo i loro nomi), ero affascinata dalle inquietanti tavole litografiche del giornale ottocentesco satirico e anticlericale “Don Pirloncino”; ho molto amato Duilio Cambellotti e Aleardo Terzi della collana “Biblioteca dei ragazzi” dell’Istituto editoriale italiano e ho adorato gli illustratori francesi, come Maurice Berty, pubblicati in Italia nella “Biblioteca dei miei ragazzi” di Salani, tanto che, in uno dei miei epici sogni di libri, trovavo su una bancarella tutti i volumi che mi mancavano, con copertine che non conoscevo, ma in perfetto stile. 

 

– Quando e come è diventata studiosa e storica dell’illustrazione? 

PP – Mi sono trovata nell’improvvisa necessità di studiare tutto il materiale di mio suocero Mario Pompei, ereditato quando sposai suo figlio Stefano. Forte dei miei studi in storia dell’arte, decisi così di affrontare un’indagine che mi avrebbe portata ad aprire porte magiche, scoprendo anche gli altri illustratori.

 

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– Chi sono stati in quest’ambito, allora poco studiato, i suoi primi punti di riferimento? 

PP – Ho cominciato con gli studi sulla storia della caricatura, in particolare quelli del giornalista-disegnatore Enrico Gianeri, in arte Gec, che avrei conosciuto in occasione di una mostra che aveva allestito a Tolentino su Mario Pompei e che sarebbe diventato più che una guida un vero e proprio angelo custode: affrontò il disagio di spedirmi intere annate di riviste presenti nel suo favoloso archivio, consentendomi di schedarle. In seguito, fu prezioso anche l’incontro con Antonio Faeti che stava scrivendo Guardare le figure (Einaudi, 1972) e ci cercò per avere notizie su Pompei. Questo mi confermò l’importanza di studiare gli illustratori. Mi ha aiutato, inoltre, l’accresciuto interesse per il fumetto e, soprattutto, la nascita di case editrici che stavano sviluppando un’inedita attenzione per l’illustrazione: prima fra tutte la Emme Edizioni di Rosellina Archinto, fondata nel 1965, che avrebbe fatto conoscere in Italia il gotha dell’illustrazione internazionale. 

 

– È possibile secondo lei dare una definizione di illustrazione? 

PP – L’illustrazione è una disciplina artistica che nasce con il libro, ma poi si sviluppa attraverso vari media. A partire dunque dall’imprescindibile legame con il testo, al di là degli aspetti tecnico-realizzativi e della settorializzazione del suo utilizzo, forse potremmo parlare di “narrazione iconica”. 

 

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– Lei è stata la prima studiosa italiana a occuparsi anche della promozione culturale dell’arte dell’illustrazione: dalla Fiera del libro di Bologna alla nascita del primo museo dedicato all’illustrazione, dalla cura di mostre tematiche e personali sino alla docenza universitaria. Ci racconta qualcosa di come si è sviluppata questa parte del suo lavoro di divulgazione? 

PP – Oddio, facendo di necessità virtù! La presenza di una tavola del grande illustratore fiorentino Ugo Fontana alla Fiera del libro di Bologna mi indusse a proporre l’esposizione di altre tavole e disegni, che diede poi vita alla mostra degli illustratori. Il museo, invece, nacque in seguito all’idea balzana di lanciare un appello nel corso della trasmissione televisiva Portobello: volevo chiedere a tutti gli eredi di illustratori di mandarmi le opere in loro possesso per catalogarle, conservarle e studiarle. Una vera follia che, per fortuna, non ebbe seguito a causa della tragedia accaduta al conduttore Enzo Tortora. Ma l’idea di un centro di studio e raccolta di questo patrimonio artistico e culturale rimase viva in me e diversi anni dopo si tradusse nel progetto più istituzionale di un museo, invano proposto alla città di Bologna e, infine, realizzato a Ferrara nel 1992. 

 

– È stato difficile lottare affinché all’illustrazione fosse resa la dignità artistica che le compete? 

PP – Molto, soprattutto per la miopia provinciale dei miei colleghi storici dell’arte. E tuttora inconcepibile che l’illustrazione sia percepita dal mondo accademico tutt’al più come aspetto decorativo del libro e non come un vivo commento visivo, un’estensione significante del testo.

 

– Come è nata l’idea di scrivere la Storia dell’illustrazione italiana (Zanichelli, 1988), definita “estremamente istruttiva” da Ernst Gombrich? 

PP – Dall’esigenza, prima di tutto per me, di avere una lettura cronologica degli eventi. Il linguaggio della storia non è destinato ai miei colleghi storici dell’arte addetti ai lavori, ma a una più vasta platea di lettori. È stata un’avventura indimenticabile per la quale sono ancora grata al mio redattore Miro Dogliotti della Zanichelli. 

 

cambellotti

 

– L’editore Luni sta riproponendo una riedizione rivista e aggiornata di “Cent’anni di Illustratori”, la prima e ancora unica collana monografica dedicata agli illustratori italiani che lei ha pubblicato dall’editore Cappelli di Bologna alla fine degli anni settanta con il primo volume dedicato a Duilio Cambellotti. Che valore e significato ha un’impresa di questo genere nel 2022? 

PP – Premesso che sono molto grata all’editore Matteo Luteriani di Luni per aver dato nuova vita a questo progetto “I maestri dell’illustrazione” tornando a far circolare meravigliose illustrazioni, credo che il merito della collana sia stato quello di trattare grandi illustratori poco conosciuti presso il grande pubblico con lo stesso rigore scientifico attribuito ai mostri sacri della storia dell’arte, indagandone la storia, ricercandone le opere e dotandoli, per la prima volta, di specifici apparati bibliografici. Un approccio nuovo che voleva e vuole essere la base per studi futuri.

Gli artisti previsti, che coincidono con quelli dei nove volumi della serie apparsa per Cappelli sono:

Sergio Tofano, con Introduzione di Paolo Poli; Mario Pompei con Introduzione di Ennio Zedda; Antonio Rubino con Introduzione di Federico Fellini e Bernardino Zapponi; Carlo Chiostri con Introduzione di Antonio Faeti; Enrico Sacchetti con Introduzione di Gec. Golia (Eugenio Colmo) con Introduzione di Alfredo Barberis. Piero Bemardini con Introduzione di Mario Luzi, Primo Sinopico (Raoul de Chareun) con Introduzione mia, ai quali vorrei aggiungere la monografia di una donna, l’amatissima Brunetta (Bruna Mateldi Moretti), con possibile introduzione dell’altrettanto amata Natalia Aspesi. 

 

– Chiudiamo con un cenno al suo ultimo libro Le figure per dirlo. Storia delle illustratrici italiane, edita da Treccani nel 2019 (cfr. “l’Indice” 2020, n. 2). Anche nella negletta illustrazione esistono le ultime tra gli ultimi? 

PP – Sì, purtroppo, anche se è quasi sempre un banale problema di ignoranza. Poi certo la condizione della donna è tristemente nota, ancor più se artista. Ecco perché è così importante la raccolta e la divulgazione di immagini e informazioni.

 

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Un gigante sconosciuto

Non è sicuramente un caso che la collana “I Maestri dell’Illustrazione“, che riporta alla memoria le popolarissime collane della Fabbri “I Maestri del Colore” o “I Classici dell’Arte” di Rizzoli, si apra con l’analisi di un autore tra i più eclettici e straordinari della prima parte del Novecento italiano.

Autodidatta e poco incline ai sodalizi artistici e alle avanguardie, Cambellotti è stato un artista visivo che ha spaziato in moltissimi ambiti dell’arte. Il libro si concentra sulla sua attività di illustratore, presentando il meglio della sua produzione editoriale in senso lato. 

Socialista, vicino alle idee dell’Art and Craft morrisiana e della secessione viennese, Cambellotti incanta nella sua capacità di trasformare il simbolismo in naturalismo e viceversa, passando attraverso le tecniche più svariate, tra colori sfavillanti e disegni al tratto di rara espressività. Il suo percorso tra liberty, deco, espressionismo e novecentismo è un viaggio affascinante sempre ispirato a un’idea diffusa del simbolico.

Paola Pallottino e Argan ci guidano attraverso l’avventura artistica di questo gigante dell’arte italiana, ancora troppo poco conosciuto.

Il ricchissimo e selezionato apparato iconografico del volume non si limita solo a essere una splendida suite di immagini, tra storia e memoria, ma testimonia una rinnovata vitalità artistica utile alla contemporaneità. 

 

 

 

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Il libro: → Dulio Cambellotti

 

 

 


 

logo

La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.

 


Paola Pallottino – Paola Pallottino – Paola Pallottino – Paola Pallottino

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