Hokusai secondo Edmond de Goncourt
23 Set, 2021

 

Onda

 

Una bella introduzione presa dalla rivista Arti d’Oriente (edita da Luni Editrice dal 1999 al 2006) del volume → Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante. In questo articolo potrete leggere una summa breve della vita del vecchio maestro “pazzo per il disegno”, e genio indiscusso del mondo fluttuante, Katsushika Hokusai.

 

Ivana Gaio

Articolo tratto da: Arti d’Oriente settembre 1999 (qui il PDF)

 

*

 

La Vita di Hokusai

 

1. Sunro, 1760 – 1794. Infanzia e formazione alla scuola Katsukawa 

2. Sori Hokusai, 1795 – 1804. Il riconoscimento del mondo dei poeti

3. Katsushika Hokusai, 1805 – 1814. Ritorno a un pubblico più vasto

4. Katsushita Taito. 1814 – 1819. Hokusai definisce il proprio stile

5. Il periodo Iitsu, 1820 – 1834. Lo sviluppo della stampa con motivi paesaggistici

6. Gakyorojin Marni 1834 – 1849. L’ultimo periodo di Hokusai 

 

Conclusioni

 

 


 

 

N ei due emisferi l’ingiustizia nei confronti di qualsiasi talento indipendente del passato è dunque la stessa! 

Ecco il maestro che ha vittoriosamente sottratto la pittura del suo paese alle influenze persiane e cinesi e che, attraverso uno studio per così dire religioso della natura, l’ha ringiovanita, l’ha rinnovata, l’ha resa tutta giapponese:

ecco il maestro universale che, servendosi di un disegno ricchissimo di vita, ha raffigurato l’uomo, la donna, gli uccelli, i pesci, gli alberi, i fiori, i fili d’erba; ecco il maestro che ha eseguito, a quanto pare, 30.000 fra disegni e pitture;

ecco il maestro che è il vero creatore dell’ukiyoe, il fondatore della “Scuola Volgare”, l’uomo cioè che non accontentandosi, sulla falsariga dei pittori accademici della scuola di Tosa, di rappresentare, con un preziosismo convenzionale, i fasti della corte, la vita ufficiale degli alti dignitari, le artificiosità pompose delle esistenze aristocratiche,

ha fatto entrare nella propria opera tutta quanta l’umanità del suo paese, con una realtà che nulla ha a che vedere con le raffinatissime esigenze della pittura in auge; ecco infine l’uomo appassionato, invaghito della propria arte, che firma le sue opere con una confessione: pazzo per il disegno… 

 

*

 

Ebbene questo pittore – a prescindere dalla devozione che gli riservavano i suoi allievi – è stato considerato dai suoi contemporanei nient’altro che un manutengolo della canaglia, un artista di scarto, dalle produzioni indegne di essere poste sotto gli occhi delle persone serie e di buon gusto dell’Impero del Sol Levante».

 

*

 

 


 

Sunro, 1760- 1794

Infanzia e formazione alla scuola Katsukawa

 

«Ancora ragazzino, Hokusai entrava come commesso di libreria presso un grande libraio di Edo, dove, tutto preso dalla contemplazione di libri illustrati, svolgeva così pigramente e sprezzantemente il suo mestiere di commesso da essere messo alla porta.

Il tempo passato a sfogliare libri illustrati nella bottega del libraio, quella vita tutta immersa per lunghi mesi tra le immagini avevano fatto nascere nel giovanotto il gusto, la passione, per il disegno e lo troviamo infatti, intorno agli anni 1773 – 1774, occupato a lavorare presso un incisore su legno e nel 1775 impegnato a incidere, sotto il nuovo nome di Tetsuzo, le sue ultime tavole di un romanzo di Sancho. Eccolo quindi incisone fino all’età di 18 anni».

 

*

 

«Sissignore, in questi primi anni spesso Hokusai è contemporaneamente l’illustratore e lo scrittore del romanzo ch’egli pubblica e la sua produzione letteraria è apprezzata, grazie ad alcune osservazioni di carattere intimo sulla vita giapponese, al punto di essere in qualche caso attribuita, come abbiamo visto per il suo primo romanzo, ad autori della reputazione di un Kyoden. 

Secondo Hayashi, la letteratura del pittore Hokusai ha un altro merito: il suo spirito beffardo lo avrebbe spinto a far la parodia della produzione libraria dei suoi contemporanei, del loro stile, dei loro modi di esibirsi e soprattutto dell’accozzamento di avventure e della confusione in cui affogavano tutte quelle mezze tacche quando venivano alle prese con personaggi del XII e XIV secolo».

 

 

«Nel 1789, infatti, si era verificata una circostanza particolare che lo aveva indotto ad abbandonare la bottega di Katsukawa.

Il tutto era nato dal cartellone ch’egli aveva dipinto per un mercante di stampe e del quale costui era rimasto così soddisfatto e ne andava talmente fiero che lo aveva fatto sontuosamente inquadrare per esporlo davanti al suo negozio. Quand’ecco che un giorno si trova a passare lì davanti un suo compagno di bottega, con un’anzianità scolastica maggiore della sua, il quale giudica brutto il cartellone e lo fa a pezzi per salvare l’onore della bottega Shunsho.

 

*

 

Da qui una disputa tra il vecchio e il nuovo allievo, a seguito della quale Hokusai abbandona la bottega, prendendo al tempo stesso la decisione di non più ispirarsi se non a se stesso e di diventare un pittore indipendente da tutte le scuole che lo hanno preceduto».

 

 

 


 

Sori Hokusai, 1795 – 1804

Il riconoscimento nel mondo dei poeti

 

«Sempre lo stesso anno (1797) esce un volume di poesie, Sunkyojo (Distrazione di primavera)… 

si tratta di una raccolta di immagini dalle sfumature dolci, smorzate… Di particolare eleganza è la tavola a colori nella quale Hokusai ha rappresentato una merenda in campagna, con figure di donne che giocano a far galleggiare sull’acqua delle coppe di sake, mentre l’uomo verso cui la corrente le spinge è obbligato a improvvisare una frase poetica, sotto pena, se non riuscirà a improvvisarla, di bere tre delle stesse coppe».

«I surimono, con le loro impressioni morbide, nelle quali il colore e il disegno sembrano teneramente assorbiti dalla seta della carta giapponese, con le loro figure dalla tonalità cosi delicatamente addolcita, così elegantemente svanita, così dilavata,

e le colorazioni simili alle nuvole appena tinte che si ottengono facendo diguazzare un pennello pieno di colore nell’acqua di un bicchiere, con le loro immagini che, per la finezza serica della carta, per la qualità dei colori, per l’accuratezza della stampa e delle lumeggiature d’oro e d’argento, e ancora per quel tocco complementare che è rappresentato dalla goffratura –

ottenuta, chi lo crederebbe mediante l’appoggio del gomito nudo dell’operaio sulla carta – non hanno nulla di similare nell’arte dell’Incisione di nessun popolo della terra, sono proprio questi surimono a costituire gran parte dell’opera di Hokusai.

 

*

 

Queste impressioni, il cui nome viene da sumi (impronta presa per strofinio) e mono (cosa) non sono assolutamente fatte per il commercio. Sono cartoline di Capodanno da offrire a un piccolo numero di amici, sono programmi di concerti, sono biglietti commemorativi di una festa in onore di quel tale letterato, di quel tal artista, morti o vivi che siano».

«L’anno 1799 è l’anno in cui ritorna la pecora nello zodiaco giapponese e in cui perciò numerosi surimono rappresentano, in questo o in quell’angolo della composizione, la figura del suddetto animale… 

I Giapponesi di una volta, mi diceva il dottor Michaut, stupiti di vedere gli Olandesi percorrere con le loro navi il Giappone da un capo all’altro senza avere con sé alcuna donna, si erano convinti che le pecore che essi tenevano a bordo servissero per fame le veci; anzi ne erano talmente convinti che anche oggigiorno i Giapponesi che trafficano con gli stranieri sono chiamati pecore dai loro compatrioti (val la pena di citare a questo proposito che esiste anche un surimono di Hokusai sul quale è rappresentato un Olandese che regge fra le braccia una pecora)».

 

 


 

Katsushika Hokusai, 1805 -1814

Ritorno a un pubblico più vasto

 

«Occorre a questo punto enumerare la serie di Tokaido, la principale strada che collega Edo a Kyoto e che attraversa le città che fungono da stazioni. Da qui il nome delle 53 stazioni che, aggiungendo quelle di Edo e di Kyoto, formano una serie di 55 tavole».

«Ed ecco, intorno al 1802, delle immagini componibili per bambini, fatte di due tavole, ritagliando le quali i bambini possono ricomporre la veduta di una casa con tutte le persone che stanno all’interno o all’esterno. 

Solo un piccolo dettaglio; la casa che i bambini devono ricomporre è una ‘Casa Verde’. Più complicata è la costruzione di uno stabilimento balneare, per ricomporre il quale occorre ritagliare ben cinque tavole; il risultato però è degno della fatica: l’impianto è visto in tutti i particolari, compresi gli omini e le donnine, nei due rispettivi settori, che fanno le loro abluzioni come usanze e comodità comandano: completamente nudi».

 

 

 

 

*

 

«È nel 1796 che Hokusai impara da Shiba Kokan, che l’aveva a sua volta imparato dagli Olandesi, l’uso della prospettiva, e il tale studio dà il via, quello stesso anno, alla pubblicazione di una sequenza di dodici paesaggi, che sembrano possedere, sotto il pennello del maestro giapponese, una sorta di sentimento olandese, e sui quali Hokusai traccia il proprio nome in orizzontale, come nella grafia europea.

Proveniente da questa serie, che tra l’altro racchiude la prima idea de L’onda, la collezione Manzi possiede una stampa assolutamente straordinaria che ha l’aria di una sequenza di acquarelli impressa su carta straccia».

«Nel 1806, infatti, in seguito allo scalpore suscitato dall’esecuzione estemporanea, in pubblico, avvenuta due anni prima, di un grande dipinto raffigurante un Daruma, allo shogun di Tokugawa era venuta la curiosità di vedere Hokusai al lavoro. 

 

 

grande onda

 

Così, un giorno d’autunno, al ritorno di una battuta di caccia col falcone, lo shogun lo convocava alla sua presenza e si stava divertendo molto a vederlo disegnare, quando, all’improvviso, Hokusai prendeva una gran striscia di carta, ci rovesciava sopra, coprendone una buona metà, una secchiata di tinta indaco, quindi afferrava un gallo, gli inzuppava ben bene le zampe in un recipiente pieno di colore porpora e lo faceva andare avanti e indietro, correndo, sulla striscia; sotto gli occhi del principe sbalordito si schiudeva la visione fantastica del fiume Tatsuta, con le sue rapide che trascinavano a valle, sulle loro acque, un tappeto di foglie di momiji.

 

*

 

Ma la cosa più straordinaria dell’incontro fu un’altra: fino a quel giorno, sotto i Tokugawa, mai un uomo del popolo aveva potuto presentarsi davanti allo shogun».

 

Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante

Il libro: → Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante

 


 

Katsushita Taito 1814- 1819

Hokusai definisce il proprio stile

 

«La lite con Baikin fa sì che nella mente di Hokusai maturi l’idea di pubblicare dei disegni facendo a meno del testo di un letterato e rinunciando in pari tempo alle vendite che potevano essergli garantite da un volume in cui il suo nome fosse associato a quello di un autore tanto famoso.

È in questa disposizione d’animo che, a qualche anno di distanza, nasce il Manga, in circostanze fino a ora assolutamente sconosciute, ma che ci vengono svelate dalle profezie di Hanshu, con cui si apre il primo volume. 

 

 

 

Hokusai, il pittore di un talento così straordinario — è Hanshu che scrive – dopo aver viaggiato nell’Ovest, si è fermato nella nostra città (Nagoya) e qui ha fatto conoscenza col nostro amico Bokusen, si è compiaciuto di discutere di disegno insieme a lui e, durante queste conversazioni, ha disegnato più di 300 opere. 

 

*

 

Ora, noi abbiamo voluto che tali lezioni potessero tornare utili a tutti coloro che imparano il disegno e così è stato deciso di stampare i suddetti schizzi in un volume, e quando abbiamo chiesto a Hokusai che titolo si dovesse dare al volume, lui ha risposto semplicemente Manga, titolo che a nostra volta abbiamo coronato col suo nome, Hokusai Manga, la cui traduzione letterale è man (che vuoi dire ‘come suggerisce l’idea’) e ga (che vuol dire ‘disegno), sicché, a senso, essa potrebbe probabilmente essere questa:”disegni cosi come viene spontaneamente’. 

Il Manga, autentica orgia di immagini, valanga di disegni, gozzoviglia di schizzi, un complesso di quaderni, in cui i bozzetti, sui fogli, si accavallano e si pigiano, come le uova per la covata dei bachi da seta su un foglio di carta, il Manga è un’opera che non ha chi l’eguagli in Occidente, che nessun pittore da noi è mai arrivato neppure a concepire.

Manga vuol dire migliaia di rappresentazioni, create in una sorta di stato febbrile, di ciò che è sulla terra, nel cielo, sotto l’acqua, vuol dire un susseguirsi di istantanee intrise di magia che ritraggono

l’azione, il movimento, la vita inesausta dell’umanità e degli animali…, in altre parole una specie di delirio trasposto su fogli di carta da quell’autentico ‘pazzo per il disegno’ che risponde al nome di Hokusai».

«Come ho detto a suo tempo, nel mio studio dedicato a Utamaro, non c’è pittore giapponese che non abbia la sua opera erotica, i suoi shunga, le sue ‘pitture di primavera’.

 

*

 

Scrivendo allora della pittura erotica dell’Estremo Oriente parlavo:

“di quelle copule quasi rabbiose, di quelle fregole tutte capriole e capitomboli che mandano a gambe all’aria i paraventi delle stanze, di quei grovigli di corpi fusi insieme, di quelle nervosità voluttuose delle braccia che contemporaneamente invocano e respingono il coito, di quei gorgogli ansimanti di ventri femminili, dall’epilessia di quei piedi dalle dita contorte che battono l’aria, di quegli sbaciucchiamenti tra bocche che sembrano divorarsi l’un l’altra, di quelle donne in deliquio, la testa rovesciata a terra, il pallore dello svenimento sul volto, gli occhi chiusi sotto le palpebre imbellettate, di quella forza infine, di quell’energia del tratto che fa del disegno di un pene qualcosa di perfettamente eguale al disegno della mano del Louvre attribuita a Michelangelo”. 

 

*

 

Queste parole io scrivevo, allora, prendendo spunto da tre album di stampe assolutamente meravigliose (che ora so invece essere Hokusai) riunite sotto il titolo di Kinoe-no-kumatsu (I giovani pini)… 

In uno di questi album si trova la sconvolgente tavola raffigurante un corpo nudo di donna disteso sugli scogli verdeggianti d’erbe marine: in preda al piacere, è in uno stato di deliquio tale – sicut cadaver – che non si riesce a capire se trattasi di un’annegata o di una persona viva; un’immensa piovra, dalle pupille spaventose, simili a neri quarti di luna, le sta suggendo le parti basse del ventre mentre un’altra piovra, più piccola, le divora avidamente la bocca».

 

Spirito dell'arte giapponese

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Il periodo litsu, 1820- 1834

Lo sviluppo della stampa con motivi paesaggistici

 

«Verso la fine del 1824, alcune gravi preoccupazioni turbarono la vita del vecchio pittore; Hokusai aveva dato in moglie sua figlia Omiyo, avuta dalla sua prima moglie, al pittore Yanagawa Shigenobu. 

Da questa unione nacque un ragazzo, un vero mascalzone, le cui scelleratezze furono sempre ripagate, anche finanziariamente, da Hokusai, e questa fu una delle cause delle sue difficoltà economiche gravi degli ultimi anni.

Probabilmente proprio per impedire a questo nipote di finire in prigione, il vecchio Hokusai si sobbarca a degli impegni troppo gravosi, ai quali non riesce a far fede, e, sul finire del 1834, è costretto a lasciare Edo, di nascosto…».

 

 


 

Gakyorojin Marni 1834- 1849

1834- 1849. L’ultimo periodo di Hokusai.

 

«Particolarmente duro fu il 1839, perché particolarmente cattivo era stato il raccolto del riso nei tre anni precedenti… Le vendite di immagini si ridussero praticamente a zero e gli editori, dal canto loro, si rifiutavano di affrontare le spese per la pubblicazione di un libro o di una tavola isolata.

Questa serrata degli editori, tuttavia, non lasciò Hokusai con le mani in mano: facendo leva sulla popolarità del proprio nome, egli ebbe l’idea di comporre degli album e di offrirli come pezzi singoli via via che il suo pennello li produceva. 

In questo modo trovò di che sbarcare alla meno peggio il lunario almeno per quell’anno, anche perché, evidentemente, il prezzo che poteva chiedere o spuntare era sempre tutt’altro che elevato». 

 

*

 

Nel volume Cento vedute del monte Fuji leggiamo una nota autobiografica: 

“Già all’età di sei anni ho cominciato o disegnare ogni sorta di cose. A cinquant’anni avevo già disegnato parecchio, ma niente di tutto quello che ho fatto prima dei miei settant’anni merita veramente che se ne parli. È stato all’età di settant’anni che ho cominciato a capire la vera forma degli animali, degli insetti e dei pesci e la natura delle piante e degli alberi. É evidente perciò che a ottantasei anni avrò fatto via via sempre più progressi e che, a novant’anni, sarò entrato più a fondo nell’essenza dell’arte.

A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso e, a cento-e-dieci anni, ogni punto e ogni linea dei miei disegni avrà una sua propria vita.

 

*

 

Vorrei chiedere a coloro che mi sopravviveranno di prendere atto che non ho parlato senza ragione. Scritto all’età di settantacinque anni da me, un tempo Hokusai, oggi Gakyorojin, il vecchio pazzo per il disegno”».

 

*

 

 

*

Conclusioni

 

Speriamo con questo di averti dato un’idea di quello che è forse stato il più grande pittore del Giappone e con questo articolo, anche la curiosità di approfondire e conoscere meglio la vita di questo artista.

Grazie se sei arrivato/a fino a qui! Se ti è piaciuto l’articolo lascia un commento qua sotto.

 

Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante

Il libro: → Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante

 

 


 

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