I 9 Samurai più famosi di sempre
15 Apr, 2021

I 9 Samurai più famosi di sempre

 

V i presentiamo alcuni dei più famosi Samurai, la casta dei mitici guerrieri che hanno contribuito a rendere grande la storia del Giappone medievale. Ne abbiamo scelti 9 tra i tantissimi a esemplificare l’intera “casta” dei guerrieri-servitori che essi rappresentavano, accompagnandoli con delle letture della nostra casa editrice!

Buona lettura!


 

  1. Oda Nobunaga
  2. Toyotomi Hideyoshi
  3. Tokugawa Ieyasu
  4. Sanada Yukimura
  5. Musashi Miyamoto
  6. Tomoe Gozen
  7. Yagyu Munemori
  8. Yamamoto Tsunemoto
  9. Yamaoka Tesshu

 

CONCLUSIONI

 

 


 

 

1.Oda Nobunaga (1534-1582) il Re Demone

Primo tra tutti, Oda Nobunaga nacque in un periodo noto come “Sengoku Jidai”, un’epoca in cui il Giappone era diviso in piccoli territori, lo shogunato era crollato e tutti i daimyo erano indipendenti, ma nessuno riusciva a stabilire una significativa superiorità sugli altri.

Nobunaga il Re demone anche detto “l’Unificatore del Giappone”, diventò il signore del castello di Nagoya succedendo al padre.

Coraggioso e imprevedibile, estese presto il proprio dominio sui daimyo rivali e confinanti. Per assumere la guida del clan Oda, prima uccise suo zio e poi suo fratello minore. In un’azione che ha dell’incredibile attaccò e vinse un esercito di 25.000 uomini del clan Imagawa con soli 3.000 uomini.

 

*

 

Si dimostrò molto interessato alla cultura europea, tanto che collezionò opere d’arte, armi e armature occidentali; sostenne i missionari gesuiti in Giappone come mossa politica contro i monaci buddhisti e sotto il suo governo, il 15 agosto 1576, fu costruita la prima chiesa cristiana in Giappone.

Nel 1578, Oda Nobunaga fece erigere il Castello Azuchi, il più grande dell’epocaSistemò lo spinoso problema dei clan ninja, che si erano insediati nella regione di Iga, nel Giappone centrale, circondando la regione e massacrandone migliaia.

Nel 1582 in massa le sue stesse truppe diedero alle fiamme il Tempio di Honnoji dove risiedeva in quel momento, ma prima di essere catturato fece seppuku, il suicidio rituale dei samurai.

 

akira kurosawa

Il libro: → Akira Kurosawa. Un’autobiografia o quasi

 

Alla sua morte il Giappone era lontano dall’essere completamente unificato.

Nella cultura moderna Nobunaga compare frequentemente nella narrativa e continua a essere descritto in molti film, anime, manga, e videogiochi.

Generalmente viene descritto come di natura malvagia o anche demoniaca, sebbene alcune opere lo ritraggano positivamente, come nel film di Akira Kurosawa Kagemusha – L’ombra del guerriero. 

 

 


 

 

2.Toyotomi Hideyoshi (1537-1598) il Grande Unificatore

 

Successore di Oda Nobunaga, orfano e figlio di un contadino, si unì giovanissimo al clan Imagawa come servitore di un sovrano locale.

Nel 1558, passò al clan Oda, guidato da Oda Nobunaga e con il tempo gli si avvicinò molto, in particolar modo aiutandolo con la conquista del castello di Inabayama nel 1567.

Venne nominato daimyō di tre distretti e alla morte di Nobunaga divenne il suo effettivo successore.

Riuscì ad avverare il sogno del predecessore unificando il Giappone per la prima volta in 100 anni.

Hideyoshi riformò la società giapponese in molti modi. Dopo aver preso il controllo decretò che tutti i contadini fossero completamente disarmati e che i samurai lasciassero la terra per stabilirsi nelle città, cosa che rafforzò il sistema giapponese e le classi sociali per i successivi 300 anni.

Hideyoshi apportò cambiamenti significativi all’estetica della cerimonia del tè definendone definitivamente il rito.

Per un motivo che ancora oggi non conosciamo, Hideyoshi ordinò a Sen no Rikyu, riformatore della cerimonia del tè (nella forma wabi-cha) e suo intimo amico, di fare seppuku. (Leggi l’articolo che abbiamo scritto su Wabi-Sabi, qui).

Nel 1583, Hideyoshi fece costruire il più grande castello del Giappone dell’epoca: il castello di Osaka.

Portò avanti il sogno di Oda Nobunaga di conquistare la Cina, attaccando la dinastia Ming, passando attraverso la Corea, ma la Cina continentale non fu mai raggiunta.

 

*

 

Il governo Tokugawa decretò, in pratica, l’isolamento del Giappone dal resto del mondo, proibendo ulteriori spedizioni militari nella terraferma asiatica, e chiudendo i confini e l’ingresso sull’isola a quasi tutti gli stranieri per più di 250 anni.

Nel 1931 l’esercito giapponese attaccò la Cina seguendo la stessa rotta utilizzata dalle forze di Hideyoshi.

Prima di morire Istituì un Consiglio dei Cinque Anziani (go-tairō), composto dai cinque daimyō più potenti.

Dopo la sua morte, gli altri membri del Consiglio dei cinque reggenti non furono in grado di tenere sotto controllo le ambizioni di Tokugawa Ieyasu, che prese immediatamente il potere.

 

Il libro: → La spada del destino

 

 


 

3.Tokugawa Ieyasu (1543-1616) il grande Shōgun

 

 

Il suo nome alla nascita era Matsudaira Takechiyo, ma il suo nome fu per sempre legato alla famosa “pax Tokugawa” perché riuscì a gettare le basi per mantenere la pace in Giappone per secoli; fu il fondatore e patriarca dello shogunato Tokugawa e uno dei tre “Grandi Unificatori” del Giappone.

Figlio di un daimyo minore della provincia di Mikawa, a 6 anni rimase orfano quando suo padre venne assassinato dai suoi stessi vassalli che erano stati corrotti dal clan Oda. Visse in ostaggio durante la sua infanzia con il Clan Imagawa per poi cambiare corrente e unirsi con gli Oda una volta che Imagawa Yoshimoto fu ucciso.

 

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Servendo come vassallo e generale sotto Oda Nobunaga, fu per breve tempo rivale del compagno subordinato Toyotomi Hideyoshi, prima di dichiarargli fedeltà e combattere per suo conto.

In seguito al suo trasferimento nelle terre di Edo divenne il daimyo più potente e l’ufficiale più anziano sotto il regime di Toyotomi.

 

*

 

Alleatosi con il famoso Takeda Shingen  – per sottomettere la provincia di Suruga, condusse innumerevoli battaglie. Uno dei vassalli più famosi di Ieyasu fu il ninja Hattori Hanzo (mitica figura sempre messa in discussione dagli storici del periodo).

Quando Hideyoshi morì nel 1598, Ieyasu era uno del Consiglio dei Cinque Anziani selezionati per amministrare il paese appena unificato. Iniziò subito a stringere alleanze con i daimyo insoddisfatti del precedente governo e nel 1600 le sue forze si scontrarono con quelle di Ishida Mitsunari nella celebre battaglia di Sekigahara, nell’attuale Prefettura di Gifu.

 

Bushidō

Il libro: → Bushido. L’anima del Giappone

 

Con oltre 160.000 uomini impegnati nel conflitto, la vittoria di Sekigahara rafforzò il suo controllo sulla nazione e gli fece ottenere, due anni più tardi nel 1603, all’età di 60 anni, il titolo di Shogun dall’imperatore Go-Yozei.

Edificò la sua capitale nelle terre che aveva sottratto agli Hojo, nel villaggio di pescatori di Edo (ora Tokyo), dando così inizio al Periodo Edo (1603-1868).

Usò i restanti anni per consolidare lo shogunato Tokugawa e morì nel 1616, all’età di 73 anni. Fu deificato con il nome Tōshō Daigongen (  大權 ), il “Grande Gongen, Luce d’Oriente”.

Lo shogunato Tokugawa durò oltre 250 anni, terminando solo con la Restaurazione Meiji nel 1868.

Nel romanzo storico Shōgun di James Clavell, Tokugawa fornisce lo spunto base per il personaggio di “Toranaga”, che è stato anche interpretato da Toshiro Mifune nell’adattamento della mini-serie TV del 1980.

 

 


 

4. Sanada Yukimura (1567- 1615), l’ultimo eroe Sengoku

 

 

Sanada Yukimura, meglio conosciuto come Nobushige o “Il demone cremisi della guerra” per l’armatura rossa che indossava, fu il samurai più celebre del clan Sanada, e considerato “l’ultimo eroe Sengoku”.

Negli eventi precedenti la battaglia di Sekigahara, Yukimura e suo padre decisero di schierarsi con Ishida Mitsunari contro Tokugawa Ieyasu, separandosi dal fratello Nobuyuki. Dopo la bataglia, Nobushige e suo padre furono privati del loro dominio del castello di Ueda e furono esiliati sul santo monte Koya.

Quattordici anni dopo Nobushige partecipò all’assedio del castello di Osaka nel 1614 (Campagna invernale) e 1615 (Campagna estiva), e difese con successo il castello con solo 6.000 uomini, attaccato da 30.000 truppe Tokugawa.

 

*

 

Durante l’assedio estivo di Osaka, Sanada Nobushige che comandava il fianco destro delle forze di Toyotomi e i suoi uomini (nella leggenda – i 10 coraggiosi di Sanada) tornati al Castello di Osaka furono sopraffatti da 150.000 uomini Tokugawa che si preparavano a fare un ultimo assalto.

Fu ucciso a 47 anni presso al Santuario Yasui accanto al tempio Tennoji di Osaka, nel terreno del santuario, oggi vi è una statua che lo ricorda.

La sua mitica armatura con corna di cervo – tradizionalmente messaggeri degli dei -, il colore rosso purificatore e le 6 monete sull’elmo per ricordare la prontezza alla morte, (dopo la morte i nostri spiriti dovrebbero pagare 6 monete al diavolo che aspetta vicino al fiume), sono i simboli che ci rimangono di questo grandioso personaggio, che

fu riconosciuto dai suoi contemporanei come “il più grande guerriero del Giappone”.

 

 


 

5. Musashi Miyamoto (1584~1645) il più famoso samurai del Giappone.

 

 

La sua vita è diventata leggenda ma le sue gesta sono veramente accadute e sono il registro della grandezza di un uomo che grazie al suo indefesso coraggio, alla sua straordinaria abilità nell’uso della katana, più di tutti gli altri ha corteggiato per tutta la vita la morte nei suoi innumerevoli combattimenti.

 

*

 

Musashi ha unito in sé tutte le principali arti tradizionali portandole alla perfezione: maestro di spada, pittore, scultore, calligrafo, come scrittore ci ha lasciato una sola opera di tale rilevanza e profondità da rappresentare la vetta culturale e spirituale per l’etica del guerriero giapponese: il “Libro dei 5 elementi” – Gorin-no-sho, nel quale egli analizza e approfondisce gli elementi Acqua, Terra, Aria, Fuoco e il più insondabile di tutti, il Vuoto.

Nato nel villaggio Miyamoto, a 13 anni ebbe il suo primo duello mortale, a 16 anni, nel 1600, partecipò e si batté per la fazione sconfitta, nell’epica battaglia di Sekigahara tra le fila dei seguaci della famiglia Toyotomi.

 

*

 

Sopravvissuto al massacro di migliaia di guerrieri, iniziò un vagabondaggio come ronin alla ricerca di avventure e persevererò tutta la vita nella ricerca dell’arte della spada. Visse diversi anni in totale eremitaggio nelle foreste dedicandosi esclusivamente all’affinamento e la ricerca della Via. Al suo sviluppo spirituale contribuì il mitico monaco zen Takuan Soho amico di Yagyu Munemori, famoso maestro di spada.

Grazie alle sue grandi abilità uscì indenne da 6 battaglie e fu vincitore in 63 duelli. I dati biografici sono incerti, ma tradizionalmente si ritiene che Musashi non abbia mai perso un incontro, nonostante contrapponesse spesso un bokken alla katana dell’avversario.

Il suo duello più celebre fu quello combattuto contro Kojiro Sasaki detto Ganryu, nel 1612, sull’isola di Funa-jima.

 

*

 

Fondò una scuola di arti marziali, la Hyoho Niten Ichi Ryu attiva ancora oggi, nella quale si insegna il combattimento con due spade: una lunga (katana) e una corta (wakizashi ).

Per Musashi più che per qualunque altro Maestro di arti marziali, l’«opera» è la vita intera, e la morte, lungi dall’esserne la sventurata interruzione, ne è il cuore e il culmine.

 

→ Il Libro dei Cinque Elementi e altri scritti

 

Questo è forse il motivo per cui per scrivere la sua opera fondamentale – il Gorin-no-sho – attese la prossimità della morte: non quella che aveva sfidato e sgominato tante volte nel corso della sua vita, la morte del guerriero, ma quella «via da fare da soli»: Dokkodo è infatti il titolo del suo ultimissimo breve scritto. composto una settimana prima di morire.

Musashi usa la via della spada per delineare un atteggiamento spirituale globale nei confronti dell’esistenza e delinea un pensiero che procede quasi in modo enigmatico, per “iniziati”, nel quale l’essenza del combattimento viene spiegata seguendo gli elementi naturali. Nella sua essenza → Il libro dei cinque elementi non è un trattato sull’arte della spada, ma è un testo sulla Via della strategia (hyoho).

La leggendaria figura di Miyamoto Musashi si è talmente radicata nell’immaginario della cultura giapponese da avere ispirato decine fra film e prodotti per la televisioni, videogame, libri, anime, manga, libri. Luni Editrice ha pubblicato in traduzione integrale, il bellissimo romanzo a lui dedicato scritto da Eiji Yoshikawa.

 

Il libro: → Musashi

 

*

 

6. Tomoe Gozen (c.1157-1247), la donna-samurai 

 

 

La figura della donna-guerriero è molto rara in tutte le civiltà del passato, dal momento che era un compito che veniva prestato solamente dagli uomini.

Tomoe Gozen era una onna-bugeisha o donna samurai, ammirata per la sua abilità con la spada, il coraggio e la forza, oltre alla sua straordinaria bellezza.

Tra il XII e il XIX secolo, le donne della classe dei samurai furono addestrate all’uso della spada, dell’arco e della freccia. Il ruolo di queste donne guerriere era principalmente di natura difensiva, poiché potessero proteggersi in caso di un attacco nemico; ciò che distingueva Tomoe era la sua capacità offensiva.

 

*

 

Tomoe compare nell’epopea giapponese Heike Monogatari, che racconta le gesta dei protagonisti della Guerra Genpei che portò alla formazione dello shogunato di Kamakura.

Combattè nella Guerra Genpei (1180–1185) tra i clan Taira e Minamoto, che vide questi ultimi vittoriosi, al fianco di Minamoto no Yoshinaka, del quale era probabilmente moglie o amante.

 

Il libro: → Racconti d’amore dei Samurai

 

A parte quest’opera letteraria, non si conoscono altri documenti scritti della vita di Tomoe e non si hanno informazioni certe sulla sua vita.

Di Tomoe si persero completamente le tracce dopo la Battaglia di Awazu, nella quale la fazione di Yoshinaka fu sconfitta.

I racconti e le leggende nati dopo la battaglia ci dicono che morì a fianco del suo Generale o che fece seppuku (suicidio rituale) insieme a lui. Secondo alcune fonti essa scomparve nella foresta fuggendo per ordine di Yoshinaka. Altri documenti affermano che divenne, alla fine della vita, monaca. Ciò che è certo è che Tomoe vive ancora nei miti e nei racconti dei valorosi samurai.

 

*

 

Nel corso dei secoli, Tomoe è diventata una vera icona leggendaria e fa la sua comparsa in un’opera teatrale Noh del XV secolo intitolata “Tomoe”, così come in un’opera kabuki del XVIII secolo, “Onna Shibaraku”.

Sono anche state prodotte stampe xilografiche di Tomoe e delle sue imprese sul campo di battaglia.

 

 


 

7. Yagyu Munenori (1571-1646), l’eminenza grigia

 

Munenori iniziò la sua carriera in giovane età al servizio di Tokugawa Ieyasu, nella sua amministrazione, e solo in seguito divenne un istruttore di spada per il figlio di Ieyasu, Hidetada.

Durante una dimostrazione di spada davanti al futuro shogun Tokugawa, l’anziano maestro Yagyu Muneyoshi (1526-1606) sconfisse ogni avversario che gli si presentò dinanzi, per poi disarmare e battere lo stesso Tokugawa, che aveva chiesto di misurarsi direttamente con lui, e a cui chiese al termine dell’incontro di entrare al suo servizio come maestro d’armi.

 

*

 

A causa dell’età avanzata Muneyoshi declinò l’offerta proponendo suo figlio ventiduenne, Yagyu Munenori (柳生 宗矩), il quale divenne consigliere di fiducia di Ieyasu, oltre che sua guardia del corpo, e fu fondatore della scuola di spada Yagyu Shinkage ryu.

Viene considerato una delle figure politiche più importanti dell’epoca, guida e consigliere politico di ben 3 shogun: fu un’eminenza grigia che ebbe il controllo totale dello Stato per quasi trent’anni, con una formidabile polizia segreta da lui stesso creata.

Intorno al 1632, Munenori completò Heihô Kadenshô, un trattato sulla pratica di spada e su come questa potesse essere applicata alla vita e alla politica. Tradotto in italiano come → La spada che dà la vita è un’avvincente biografia di Munenori e quella che si può definire «la seconda anima», o l’altra faccia della medaglia, della Via della spada giapponese.

 

Il libro: → La spada che dà la vita

 

In questo libro Munenori vi condensò le linee principali delle sue dottrine con un dialogo a distanza con Takuan Sohô, celeberrima figura dello Zen, che a Munenori aveva dedicato il libro → La mente immutabile.

LHeihô Kadenshô è intriso di continui rimandi all’insegnamento dello Zen, per lui uno strumento imprescindibile di superamento interiore, probabilmente proprio per l’influenza diretta di Takuan Soho.

 

*

 

A differenza della vita di Musashi, che è quella di un ricercatore solitario, di un samurai senza padrone che forgia la propria arte in una serie di duelli e di scontri sanguinosi per giungere all’Illuminazione alla maniera di uno yama­bushi (i famosi monaci guerrieri), attraverso uno forzo fisico e ascetico incredibile rivolto totalmente allo spirito (cosa peraltro di cui si accorse nella seconda parte della vita, quando prese coscienza del proprio “sé”),

il testo di Muneno­ri ha l’aspetto più tradizionale di un manuale con tecniche codificate, in cui lo stato della mente costituisce sempre il punto di vista fondamentale per giudicare la qualità e la “giustezza” della tecnica.

 

Il libro: → La mente immutabile

 

La via di Munenori è quella, più regolare, di un samurai di nobile casata che, grazie alle pro­prie doti, ma soprattutto alla propria intelligenza e accor­tezza, diventa uomo di corte e insostituibile consigliere di tre Shogun.

I due grandi maestri in comune hanno l’impegno incessante di tutta una vita nella ricerca della perfezione e del superamento della pau­ra della morte, ma differiscono in tutto il resto, e i loro rispettivi scritti lo testimoniano fedelmente.

 

 


 

 

8. Yamamoto Tsunetomo (1659- 1719) Hagakure: “Nascosto dalle foglie”

 

Gli insegnamenti e le memorie di Yamamoto Tsunetomo, monaco ma ancor prima samurai, guidano da più di trecento anni chi volesse intraprendere questo lungo e difficile cammino.

Il codice segreto dei Samurai, Hagakure (“all’ombre delle foglie”),  è il più importante tra i testi dedicati alla pratica e all’etica della via del guerriero, del Bushido, in Giappone.

 

 

L’ Hagakure, metafora del vivere secondo rettitudine, indica dei modi per aiutare il praticante a superare l’attaccamento al proprio ego, che è il limite umano più difficile da vincere, e ci accompagna verso la ricerca della gioia della vita, non disgiunta, però, da una meditazione costante sulla morte.

La Via del guerriero si trova nel morire.”

Il codice segreto dei Samurai è un testo di grande profondità e di fascino inconsueto che attraverso le sue parole ha trasformato il comportamento di molte generazioni di uomini: vivere senza farlo sapere, essere prima ancora di apparire, condurre un’esistenza normale e allo stesso tempo raggiungere le vette della sapienza seguendo e servendo la via, è una prospettiva che ciascuno può adottare e adattare nell’azione di tutti i giorni.

Sono passati quasi 150 anni da quando l’uso delle spade, uno degli ultimi simboli del potere dei samurai, è stato bandito con un editto del governo Meiji, segnando la dissoluzione della casta guerriera.

 

*

 

Sebbene i samurai costituissero solo un piccolo segmento della popolazione, il loro ethos da allora è stato saldato all’identità nazionale e l’etica dei samurai, trasfusa nella struttura sociale e nella filosofia nella vita quotidiana giapponese, tuttora persiste.

Si dice che Yamamoto incaricò Tashiro, suo allievo, che scriveva sotto dettatura, di bruciare il manoscritto una volta completato, ma nel corso della dettatura, citò il monaco Ryozan Osho suo maestro, che disse:

“Qualunque cosa scrivi su carta rimarrà nel mondo; e quindi, anche se è solo una lettera, dovresti scrivere con attenzione, immaginando che sarà appesa al muro della casa del destinatario”.

Il codice segreto dei Samurai è un’opera a volte contraddittoria e violenta, che consente al lettore di fuggire nel passato feudale del Giappone per una chiacchierata con un guerriero così che diventa facile immaginare una rustica capanna nel bosco, con i due samurai che dialogano e Yamamoto che dipinge la sua immagine di guerriero ideale e ci spinge a riflettere sulla nostra mortalità per vivere in modo più significativo.

 

*

 

Ammirava tantissimo questo testo lo scrittore Yukio Mishima,( di cui vi consigliamo questa biografia → qui), di cui nel 2020 ricorrono i 50 anni dalla morte, fece seppuku come un Samurai nel 1970.

 

Il libro: → Hagakure. Il codice segreto dei Samurai

La traduzione pubblicata da Luni, è stata condotta direttamente dall’originale giapponese.

 

 


 

9. Yamaoka Tesshu (1836- 1888), L’ultimo samurai

 

Yamaoka Tesshu – maestro di Kendo, l’arte giapponese della spada – è stato una figura di spicco nell’era turbolenta che ha segnato la nascita del Giappone moderno.

Entrò in contatto con tutti gli ambienti del suo periodo, dall’Imperatore al misero contadino; la sua leggendaria figura, pervasa di un enorme fascino, conquistò la stima degli uomini del suo tempo: consigliere personale dell’Imperatore fu suo maestro d’armi; fu anche maestro calligrafo di cui era un raffinatissimo esecutore.

Nato a Tokyo nel 1836, suo padre era dignitario della corte Tokugawa mentre la madre era figlia di un monaco del tempio di Kashima; questo spiega infatti la sua precoce iniziazione allo zen e alla spada.

 

*

 

Nella prima parte della sua vita e della sua ricerca personale Tesshu si dedicò a una pratica intensissima senza tuttavia seguire un metodo preciso, lasciandosi trascinare dai propri impulsi personali dimostrando, comunque, anche quando dava il peggio di sé, di avere  sensibilità e capacità fuori dal comune.

Uno dei famosi incontri di spada di Tesshu fu con il maestro Sasakibara Kenkichi. Dopo circa 40 minuti di attesa, l’uno di fronte all’altro nelle rispettive posizioni di guardia, senza muoversi minimamente entrambi, riposero le armi. Nessuno dei due rivelò chi si potesse considerare vincitore.

Tesshu sviluppò in seguito un suo personale metodo che chiamò Muto ryu (scuola senza spada) tuttora praticato ma da un ristrettissimo nucleo di adepti.

L’obiettivo del Muto ryu è legato al concetto di “nessun nemico”. Fuori dalla mente non c’è spada, che vuole dire non-spada, che corrisponde a non-mente; e non-mente significa una mente che è stabile ovunque.

John Stevens ne → Lo Zen e la spada  racconta la sua storia in una magistrale combi­nazione di introspezione, conoscenza e comprensione della cultura giapponese, fornendo la prima biografia in lingua occi­dentale di quello che viene definito «l’ultimo dei samurai». Il testo è corredato da numerosissime immagini delle calligrafie di Tesshu.

 

Lo zen e la spada

Il libro: → Lo Zen e la spada

 

*

 


 

CONCLUSIONI

 

⭕  Non abbiamo potuto citare tutti i samurai di cui ci sarebbe piaciuto parlare, perché sarebbe stata una lista troppo lunga. Di quale samurai ti sarebbe piaciuto leggere in questo articolo?

Se ti è piaciuto l’articolo lascia un commento e facci sapere che cosa ti affascina dei samurai e del bushido?

 

 

Se vuoi approfondire e scoprire tutti i libri che abbiamo pubblicato sull’affascinante casta guerriera dei Samurai → vai qui!

 


 

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