I Quattro Romanzi Classici della letteratura cinese
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V i presentiamo i Quattro grandi romanzi classici (四大名著) della letteratura classica cinese, pubblicati durante la dinastia Ming (1368-1644); sono comunemente ritenuti dagli studiosi i capisaldi della lingua parlata in Cina e quelli che hanno avuto la maggiore influenza sul romanzo tradizionale cinese.

I quattro grandi “romanzi straordinari” sono: Il romanzo dei tre regni, In Riva all’Acqua, Il viaggio in Occidente e Jin Ping Mei.

 

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I quattro grandi romanzi classici possono essere considerati il punto più alto del romanzo classico cinese, la loro grandezza e potenza risiede anche nell’influenza che hanno avuto non solo sull’immaginario letterario.

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I Romanzi straordinari

 

 

 


 

 

4 romanzi classici letteratura cinese

 

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I quattro grandi romanzi classici sono:

  • Il romanzo dei tre regni (三国演义, Sānguó yǎnyì“Senso esteso della storia dei Tre Regni”;) di Luo Guanzhong (罗贯中, Luō Guànzhōng), 1361
  • In Riva all’Acqua (水浒传, Shuǐhǔ zhuàn) conosciuto anche come I Briganti, I ribelli di Liang shanLa storia delle spiaggeStoria in riva all’acquaStoria della PaludeSul bordo dell’acqua, di Shi Nai’an (施耐庵, Shī nài’ān) e Luo Guanzhong (罗贯中, Luō Guànzhōng), 1368
  • Il viaggio in Occidente (西游记, Xīyóu Jì) conosciuto anche come Il re scimmiaScimmiotto, di Wu Cheng’en (吴承恩, Wú Chéng’ēn), 1590
  • Jin Ping Mei (金瓶梅) A causa delle sue descrizioni sessuali esplicite, il romanzo del XVI secolo La prugna nel vaso d’oro o Chin P’ing Mei è stato bandito per la maggior parte della sua esistenza.

 

 

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Narrativa cinese in lingua volgare

 

Secondo la critica letteraria tradizionale cinese, la vera e propria narrativa nasce solo in epoca relativamente tarda, nonostante che fin dai tempi più antichi, la prosa della Cina fosse ricca di opere che contengono narrazioni di grande valore letterario. Tuttavia, per lungo tempo, si è trattato sempre di componimenti in lingua classica, scritti da raffinati letterati che si rivolgevano a un pubblico colto, alla ristretta élite dei letterati e funzionari di stato. Erano, il più delle volte, “racconti meravigliosi”, fatti soprannaturali, storie d’amore e di avventure. Non erano ovviamente leggibili da tutti, data la scelta degli autori di scrivere in lingua aulica per un pubblico ristretto di studiosi e mandarini.

I Quattro Romanzi Classici della letteratura cinese Costituirono però il modello – per soggetto e per sviluppo della trama – sul quale fin dall’VIII-IX secolo i cantastorie girovaghi costruivano le loro narrazioni illustrate.

Da questo patrimonio di racconti “orali” si è sviluppata in epoca Song (960-1279) una novellistica che fa uso non più della lingua letteraria, ma del volgare effettivamente parlato all’epoca. L’uso di questa lingua comprensibile da tutti e lo sviluppo della stampa consentirono una straordinaria diffusione di questi componimenti, complice il fatto che la società cinese del tempo aveva raggiungo un considerevole livello di benessere, con conseguente diffusione dell’istruzione, grazie allo sviluppo dei commerci e al consolidarsi di una borghesia urbana e di una classe di possidenti terrieri, entrambe saldamente facoltose.

Durante la dominazione mongola (dinastia Yuan, 1279-1368) i commerci lungo la Via della Seta conoscono un incremento esponenziale, determinando la definitiva affermazione della borghesia mercantile e il conseguente straordinario ampliamento del numero dei potenziali fruitori della narrativa in lingua volgare.

La successiva dinastia Ming (1368-1644) vedrà l’affermarsi definitivo e la massima fioritura di questa “letteratura alla portata di tutti” nelle forme sia del romanzo, sia della novella, sia dei racconti fantastici.

 

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I Quattro Romanzi Classici della letteratura cinese

 

La dinastia Ming (1368-1644) consolidò l’impero cinese portandolo a un livello forse mai raggiunto in precedenza di potenza politica e di prosperità economica, creando le condizioni migliori per una fioritura artistica e letteraria mai vista prima.

Mentre le più raffinate élite culturali confuciane continuano a sviluppare e raffinare sempre più la cultura tradizionale, con la produzione di letteratura in prosa e poesia in lingua classica, la sempre più numerosa e facoltosa classe della borghesia mercantile e dei latifondisti, costituì un nuovo e sempre più ampio mercato richiedendo produzioni letterarie più facilmente accessibili, apprezzando in particolare novelle e racconti fantastici in lingua parlata. La lettura da quel momento cessò di essere esclusivamente un’attività elitaria di studio o professionale, ma fu concepita come un semplice strumento di svago e di piacere.

La richiesta di narrativa si fece talmente sostenuta da indurre la fioritura – accanto all’editoria semiufficiale patrocinata dai funzionari locali – di case editrici private.

L’arte della stampa ormai sviluppatissima (in Cina si è iniziato a stampare libri nel VII-VIII secolo, durante la dinastia Tang) facilitò enormemente la produzione di pubblicazioni di ogni genere con elevata tiratura. A questo fenomeno fornì un consistente sostegno il buddhismo – subito emulato dal taoismo – che produsse a ciclo continuo pubblicazioni devozionali con apologhi e racconti edificanti. In questo contesto generale così favorevole alla lettura e all’editoria, prese forma un nuovo genere letterario, il romanzo, che trae spunto sia dalla novellistica, sia dai canovacci dei cantastorie che dal teatro

La produzione di romanzi in epoca Ming e durante la successiva dinastia Qing (1644-1911) è vastissima e tutta di grande successo in Cina, ancora oggi.

 

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Il Romanzo dei Tre Regni 

 

Il primo in ordine di cronologico è il Romanzo dei Tre Regni, attribuito nella stesura finale a Luo Guanzhong (1330-1400 circa). Il San Guo Zhi Yanyi è un “romanzo storico” ad episodi che narra, in forma romanzata, fatti del periodo che segue la caduta della dinastia Han e gli eventi accaduti negli anni tra il 184 al 280 d.C., ambientato nel periodo di divisioni e disordini e l’inizio dell’epoca nota come “Il Periodo dei Tre Regni”, in lotta tra loro per la riunificazione della Cina.

Quando, i famosi regni di Wu, 蜀汉 Shu Han e Wei lottarono tra di loro per la conquista della Cina. Descrive uno dei momenti più difficili della storia della Cina, che prima finisce nel caos, poi si divide e quindi si riunisce.

Si ispira all’antica Cronaca dei tre Regni, testo storico ufficiale relativo a quel periodo; il romanzo è però arricchito di tradizioni e racconti di cantastorie che la narrazione di numerosi episodi e vicende collaterali. I protagonisti sono sovrani, generali, statisti, personaggi storici realmente vissuti, come Cao Cao (155-220), Liu Bei e il suo stratega Zhuge Liang, il traditore Sun Quan.

 

 

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Il libro →

 

La convinzione nella natura ciclica della storia è espressa in modo succinto nell’apertura del romanzo:

«Il mondo sotto il Cielo, dopo un lungo periodo di divisione, tende a unirsi; dopo un lungo periodo di unione, tende a dividersi. Così è stato sin dall’antichità».

Il romanzo descrive numerose battaglie militari con alcune strategie straordinarie che guadagnarono grandi elogi da parte della critica. Il romanzo copre la politica, la diplomazia, l’ideologia e la morale in ampi dettagli. Spesso fa riflettere i lettori con profondi pensieri quando un eroe deve prendere una decisione, spesso tragica, tra le virtù della lealtà e risultati politici. “Il Romanzo dei Tre Regni” non solo ha un importante valore letterario, ma è anche un’opera enciclopedica sulla società feudale, che descrive sotto vari aspetti.

 

 

ll fulcro della storia è l’ascesa e la caduta degli stati combattenti basati sul talento, la saggezza, la fortuna e la lealtà (o mancanza di lealtà) dei suoi principali statisti e generali.

 

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Il romanzo, è diviso per (hui) “episodi”, corrispondenti più o meno ai nostri capitoli, preceduti ciascuno da un titolo riassuntivo in due frasi parallele e concluso con un richiamo al capitolo che segue. L’opera, supera le 2.000 pagine di lunghezza (più di 800.000 parole).

Ci sono arrivate diverse edizioni di questo romanzo; la più diffusa però è quella in 120 capitoli riveduta da Mao Zonggang alla fine del XVII secolo, tuttavia, si dice che il probabile autore, Luo Guangzhong (1330-1400), l’abbia scritto tra la fine della dinastia Yuan (1257-1367) e l’inizio della dinastia Ming (1368-1644).

Il Romanzo dei Tre Regni rimane estremamente popolare in Cina e ha avuto una profonda influenza sull’identità nazionale, poiché drammatizza uno dei miti fondamentali della nazione; quello della sua disintegrazione e unificazione.

 

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La trama e i personaggi principali

 

Con la disgregazione del potere centrale con la caduta della dinastia Han, si formarono i tre (guo) “regni” di Wu, Shu Han e Wei, in lotta tra di loro per il predominio della Cina. È su questo sfondo – concentrato in un periodo di cent’anni, dal 184 al 280 circa – che si svolge tutta la trama estremamente complessa, ricchissimo di personalità di grande spessore e di personaggi gretti e di minor spessore. Tutti i personaggi godono di una vasta popolarità in Cina e sono entrati nell’immaginario storico comune.

 

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I personaggi principali per Regno:

Regno di Wei: 曹操 Cao Cao, primo generale del regno di Wei, intrigante e sospettoso, abile negli stratagemmi;

Regno di Shu Han: 诸葛亮 Zhuge Liang, lo straordinario stratega e consigliere militare di Liu Bei del regno di Shu;

Regno di Wu:  孙权 Sun Quan, fondatore del regno di Wu; 周瑜 Zhou Yu, generale del regno di Wu;

 

 

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In riva all’acqua 

 

Quasi contemporanea al Romanzo dei Tre Regni, risale al XV secolo, precisamente al 1368, la pubblicazione di In Riva all’acqua, attribuito a Shi Nai’an (施耐庵) (1296- 1372) e allo stesso Luo Guanzhong (罗贯中) autore de “Il Romanzo dei Tre Regni”; tuttavia l’attribuzione di questo romanzo rimane controversa.

In Riva all’acqua, spesso conosciuto anche come “I Briganti” è un romanzo cavalleresco di carattere storico, ambientato durante la dinastia Song (960-1279).

Tra l’eroico e il picaresco – narra le avventure di una banda di ribelli: 108 uomini d’arme invincibili in campo aperto, astuti nella guerriglia, temerari e spietati nella vendetta. Non sono soltanto guerrieri e briganti, ma anche e soprattutto cavalieri fedeli a un semplice e generoso ideale, che accorrono là dove l’ingiustizia opprime i deboli e ovunque ci sia la corruzione.

 

Kuniyoshi e il tatuaggio

Scopri l’articolo I briganti di Kuniyoshi e il tatuaggio →

 

Se il romanzo dei Tre Regni è pieno di personaggi molto popolari in Asia, In Riva all’acqua non è assolutamente da meno: le figure dei briganti sono usate, adesso come in passato, per decorare le tessere del mah jong e i mazzi di carte.

L’intero romanzo è composto dalle storie di vita dei 108 banditi (di cui soltanto tre donne) che si riuniscono in un rifugio (che poi diventa una sorta di piccola città industriosa) in riva alle paludi dei Monti Liang, con l’obiettivo di formare un proprio esercito per difendersi dalle forze imperiali che li perseguitano, in un momento in cui la Cina si trovava governata da funzionari e burocrati incapaci, avidi e corrotti, per cui la popolazione non poteva farci affidamento.

 

In riva all'acqua

Il libro →

 

Questi furfanti e filibustieri non sono soltanto criminali, ma veri e propri cavalieri erranti molto devoti a un semplice e disinteressato ideale, accorrendo dove l’ingiustizia opprime i deboli, gli inermi e gli indifesi, e ovunque ci sia la corruzione; sempre disposti, tra una battaglia e l’altra a concedersi bevute e divertimento.

Altro motivo per cui l’opera venne giudicata negativamente da parte dei funzionari di più stretta osservanza confuciana, fu la sua propensione a un sincretismo religioso che fondeva liberamente elementi taoisti, buddhisti e confuciani, e l’esaltazione degli ideali dei cavalieri erranti la cui etica era fatta d’individualismo, di egualitarismo e soprattutto di prossimità alle masse contadine.

Nonostante i tentativi di rigida censura, per la sua vena polemica nei confronti delle élite al potere, il romanzo continuò a godere del favore del pubblico, favore che non ha accennato a diminuire nel corso del tempo.

 

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La trama e i personaggi principali

 

In riva all’acqua racconta le gesta del bandito e impavido ribelle Song Jiang (宋江) e della sua banda di briganti composta da 108 fra eroi ed eroine, fra cui si distinguono 36 capi celesti (天罡星, Tiangangxing) e 72 personaggi secondari, i cosiddetti spiriti malvagi della terra (地煞, Di Sha), ciascuno di loro con con la propria e unica storia personale.

Il romanzo si apre con la scoperta di una pietra nascosta in un tempio taoista sopra una montagna; ad un certo punto la pietra salì alta nel cielo, si frantumò e 108 raggi d’oro si sparsero in ogni direzione: erano i 108 dragoni, i 108 briganti, i 108 eroi del mondo visto dal basso.

Sebbene le origini dei 108 briganti sono le più diverse (artigiani, negozianti, osti, funzionari di basso rango, semplici lavoratori, emarginati, decaduti da famiglie nobili, pescatori), hanno tutti in comune il sentimento della lealtà fraterna, nonché l’aver subito dei torti o delle persecuzioni da parte delle autorità; sono quasi tutti cultori delle arti marziali e amano mangiare e bere in abbondanza.

Nessuno di loro è in grado di sopportare le ingiustizie, il che li conduce ad adottare una propria giustizia personale; nessuno di loro è in grado di controllare le proprie passioni, per cui tutte le loro azioni si rivelano eccessivamente violente. Nonostante i loro difetti, i 108 briganti sono veri e propri eroi leggendari, “raddrizzatori di torti subiti”.

Nonostante la voluminosità, il romanzo è bellissimo e lo si legge tutto d’un fiato e ha offerto a ogni giovane generazione il brivido indiretto della ribellione e della sfida all’autorità.

 

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Il Viaggio in Occidente 

 

Il Viaggio in Occidente è uno dei capolavori della letteratura cinese classica nonché testo fondamentale della narrativa orientale. È un romanzo di argomento fantastico-sovrannaturale apparso a Nanjing 南京 nel 1592. Pur essendo stato pubblicato anonimamente, la paternità dell’opera è tradizionalmente attribuita al letterato Wu Cheng’en 吴承恩.

È sicuramente il più famoso dei romanzi cinesi, diffusissimo in tutto l’Oriente, fonte di ispirazione per innumerevoli altre opere letterarie, teatrali, cinematografiche (e non solo cinesi) in tutte le epoche successive, fino ad arrivare agli anime giapponesi più recenti. La fama di Son Goku, nato dal pennino di Akira Toriyama, nell’anime e manga di Dragon Ball, trovò ispirazione proprio nella figura di Scimmiotto, nel Viaggio in Occidente.

Anche Viaggio in Occidente, come gli altri grandi romanzi, ha una storia testuale complessa e dibattuta dagli studiosi. Le radici sono sicuramente nei canovacci dei cantastorie, come si è detto arricchiti e integrati da leggende buddhiste e taoiste.

Il romanzo prende spunto da un fatto realmente avvenuto tra il 600 e il 604 d.C. : il pellegrinaggio in India del monaco buddista Xuanzang 玄奘 (602-664) chiamato anche Tripitaka (traduzione in sanscrito) con lo scopo di recuperare dei sutra buddhisti.

Questo perché fino ad allora, infatti, circolavano delle traduzioni imprecise e lacunose di questi testi, perché realizzate da mercanti, che all’epoca erano coloro che più praticavano le lingue straniere.

 

 

Il fatto storico dell’introduzione del Buddhismo in Cina, fin dall’inizio aveva dato origine a un proliferare di leggende, apologhi, racconti del soprannaturale che univano e integravano la tradizione buddhista e quella taoista, con personaggi fantastici, talvolta attinti ad altre antiche tradizioni, primo fra tutti il protagonista, Scimmiotto, probabilmente connesso con l’epica indiana del Ramayana, arrivata in Cina insieme agli apologhi buddhisti.

Ne Il Viaggio in Occidente Tripitaka monaco della dinastia Tang compie lo stesso viaggio, ma sarà in compagnia di tre personaggi dai poteri sovrannaturali, i quali lo proteggeranno combattendo i mostri e i demoni che incontreranno lungo il viaggio.

Il romanzo è unico nel suo complesso di bellezza e illogicità, spessore intellettuale ma al contempo insensatezza. C’è un po’ di tutto: folklore, religione, storia, satira antiburocratica, poesia, allegoria. Sebbene la ricerca dei viaggiatori/cercatori sia apparentemente spirituale, il libro brilla di irriverenza nei confronti dell’autorità religiosa e morale.

 

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Popolato da dei, demoni, imperatori, burocrati, monaci, animali, boscaioli, banditi e contadini, il romanzo presenta una visione epica della Cina imperiale: cattura, con splendidi dettagli inventivi, la complessa trama della società, della politica e delle credenze religiose cinesi, in un quadro di avventura comica che è profondamente sovversivo di molte percezioni popolari occidentali della cultura cinese.

La straordinaria fortuna del Viaggio in Occidente è legata non solo alle mirabolanti vicende che paiono piovere addosso a Scimmiotto e Porcellino senza sosta, ma alla spensierata concretezza, spontaneità e vivacità delle azioni, al sonoro prendere in giro non l’autorità, ma tutte le autorità, da quella temporale a quella religiosa. Nel corso dei secoli non si contano le rappresentazioni popolari e teatrali, le riduzioni in forma di testo semplificato o gli studi filologici più approfonditi, ma il filo rosso di tutte le storie è sempre lui, Scimmiotto.

 

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La trama e i personaggi principali

 

Il romanzo consta di 100 capitoli e può essere diviso in quattro parti. La prima parte, che va dal 1° al 7°  capitolo, è un’introduzione alla storia principale. Narra la storia dello Scimmiotto di pietra, nato da una roccia, che si distingue per il suo coraggio portando il popolo delle scimmie nella Caverna del Sipario d’Acqua della Montagna dei Fiori e dei Frutti, diventandone così il re.

Questi imparerà l’arte del Dao, le 72 trasformazioni, imparerà a combattere e apprenderà i segreti dell’immortalità. Tanta era la sua potenza che decise di coniare per sé il nome di 齐天大圣 (Qitian dasheng) “Il Grande Saggio che Tende al Cielo”. Il suo potere crebbe a tal punto che decise di sfidare gli dei daoisti ma alla fine venne sconfitto e punito.

Per questo motivo, per riscattarsi, risvegliato da sotto una montagna lo Scimmiotto dovrà aiutare il monaco Tripitaka nel suo viaggio verso l’India alla ricerca dei sutrapercorrendo le insidiose terre selvagge della Via della Seta attraverso lo Xinjiang, il Tibet, il Nepal.

 

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In questo viaggio, come già detto, che risulta essere un’Odissea orientale, verrà aiutato e protetto, da Scimmiotto , Porcellino e Sabbioso, entrambi in cerca di redenzione da buddhisti assassini, perfidi taoisti e mostri di ogni forma e dimensione,

 

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I tre personaggi si trovano ad accompagnare il monaco Tripitaka – e a proteggerlo dalle insidie e dai pericoli del viaggio – per espiare i peccati commessi.

– Sun Wukong (孙悟空, Discendente dell’Illuminazione o della Consapevolezza del vuoto o vacuità), chiamato anche “Lo Scimmiotto”). Sun Wukong risulterà essere il vero protagonista dell’opera.

Zhu Bajie (猪八戒 – Maiale degli otto divieti – Porcellino, traduzione italiana) è un demone per metà uomo e metà maiale, pigro e stupido. Nella sua vita passata, invece, era stato Maresciallo della Via Lattea, dopo aver raggiunto grandi poteri attraverso la meditazione taoista. Condannato a reincarnarsi in un essere mostruoso per aver cercato di violentare la Dea della Luna.

– Sha Wujing (沙悟净 – Sabbia consapevole della purezza – Sabbioso nella traduzione italiana) occupava a sua volta un posto di prestigio in una vita passata. Tuttavia, dopo aver rotto un Vaso Celeste, fu condannato a diventare un demone fluviale.

Infine, c’è un quarto personaggio ad accompagnare, il principe drago, figlio del Re Drago del Mare del Sud. La sua mancanza di rispetto nei confronti del padre ha fatto si che divenisse un cavallo. Il suo scopo durante il viaggio sarà quello di essere la cavalcatura di Tripitaka.

Il Viaggio in Occidente è un romanzo bellissimo che merita di essere letto più d’una volta!

 

Il Viaggio in Occidente

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Jing Ping Mei

 

I Quattro Romanzi Classici della letteratura cinese, l’ultimo “pilastro” della storia del romanzo cinese è il celebre Jin Ping Mei, uscito per la prima volta a stampa nel 1610, ma già circolante da molto tempo in versioni manoscritte.

L’autore è ignoto e se ne conosce soltanto lo pseudonimo Xiaoxiao Sheng (“Lo studioso ridente”): alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che si tratti di un’autrice donna. Il titolo è l’insieme dei nomi delle tre protagoniste femminili principali, Jin, Ping e Mei.

 

 

jin ping mei

 

Composto da 100 capitoli e ambientato all’epoca dell’imperatore Song Huizong (r. 1101-1126) – un’epoca di edonismo e di raffinatezza artistica spinti ai massimi livelli – narra la vicenda di un ricco mercante di medicinali, Ximen Qing, alle prese con le relazioni di famiglia – con sei mogli e numerose concubine – e con la vita sociale delle classi più abbienti, tra questioni economiche, intrighi politici e relazioni amorose, tutta dedita a ogni tipo di piacere e vittima dei suoi stessi eccessi.

Fondamentalmente un romanzo di costume, del quale tuttavia prevale nettamente la componente erotica, per le numerose ed esplicite descrizioni di atti sessuali, tanto che è stato considerato “romanzo erotico” fin dalla prima uscita e tanto che ne sono state pubblicate numerose continuazioni, tutte orientate in questa direzione.

Per questo stesso motivo subì a lungo la censura, soprattutto a opera dei primi imperatori della successiva dinastia Qing (1644-1911), molto preoccupati di riaffermare – dopo le turbolenze del cambio dinastico – ordine sociale e stabilità politica, riportando in auge le più ortodosse norme della morale confuciana, improntate a moderazione, disciplina e impegno per il bene comune.

 

Jin Ping Mei

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Conclusioni 

 

Se sei un appassionato di letteratura, non puoi perderti l’occasione di leggere i quattro grandi romanzi classici cinesi. Queste opere rappresentano un patrimonio letterario di inestimabile valore, che ha influenzato la cultura e la letteratura cinese per secoli.

Oltre ad offrire una finestra sulla cultura cinese, questi romanzi affrontano temi universali che sono ancora oggi di grande attualità, rendendoli opere letterarie senza tempo. Leggere questi romanzi non solo ti offrirà un’esperienza di lettura unica, ma ti aprirà a un mondo totalmente nuovo.

 

 

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