De Bovelles – Quanta emozione quando si cerca il nulla

 

di Armando Torno

Articolo tratto da: Il Sole 24Ore – giugno 2024

 

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Ernst Cassirer nel primo volume della sua Storia della filosofia moderna, opera dedicata al problema della conoscenza, si sofferma su Charles de Bovelles, pensatore francese attivo nella prima metà del XVI secolo.

 

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Scrive Cassirer: «Poiché il pensiero non può fermarsi sul “nulla” come su qualche cosa di particolare, ma può coglierlo soltanto nella sua separazione e distinzione da qualche cosa, è spinto continuamente a nuove posizioni e attirato in un movimento perpetuo» (il passo è citato dall’edizione Einaudi, 1952). Parole di un’opera (in quattro volumi) che tornano alla mente. Perché? Per un motivo: Piercarlo Necchi ha ripubblicato, dopo trent’anni, la sua traduzione introdotta deliziosamente, ben annotata, con notevole postfazione – di un testo vergato in latino da de Bovelles, Il piccolo libro del nulla (Libellus de nihilo).

 

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Terminò di scriverlo nel novembre 1509; è un’operina che sa suscitare rare emozioni. Ovvero quelle che invitano a riflettere sulla nostra sorte, giacché l’uomo non ha la certezza se dopo la morte lo attende il nulla o una vita eterna. La prima domanda che si pone de Bovelles è cosa sia il nulla. Nella risposta si legge: «… del nulla non possiamo dire nulla, ripetendo che, in sé stesso, esso è nulla». E dopo aver asserito che il nulla va a finire nel nulla, un capitolo ricorda che «il nulla è coeterno a Dio o increato». Non soltanto.

Senza seguire tutti i suoi percorsi, le tante deduzioni (era un buon conoscitore della geometria), o le riflessioni che si concede sul tempo, è bene soffermarsi sul capitolo che tratta «la solitudine di Dio».

La quale «non ebbe mai un inizio», ma «in un dato momento egli vi pose fine». Non manca la parte sulla creazione di Dio dal nulla, né le considerazioni sul rapporto tra l’ente supremo e la realtà: «Rispetto a Dio tutte le cose sono nulla». Le troverete in quella parte che affronta anche questioni sull’infinito: consentono all’autore, tra l’altro, di concludere che la «sostanza divina è infinita in atto». Più in là de Bovelles parla di teologia negativa, che ha saputo utilizzare il nulla; inoltre – si avverte l’influenza di Cusano giunge a porre in evidenza il fatto che «la somma e vera teologia è la non conoscenza di Dio, che si chiama dotta ignoranza».

 

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Si potrebbe continuare sino a stancarsi con tale argomento, che de Bovelles ha meditato partendo dai testi greci, dai primi filosofi a Dionigi l’Areopagita.

Basterà infine ricordare che su di esso si sarebbero potute riempire biblioteche già nei primi secoli della nostra era, quando gli aristocratici pensatori neoplatonici indentificarono la materia informe con il nulla. Schifiltosi ed eleganti com’erano, potevano permetterselo.

 

 

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Charles de Bovelles - Il piccolo libro del nulla

Il libro Il Piccolo libro del nulla

 

 

 


 

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