Introduzione al Kyudo – L’universo in un gesto

 

Sin dai tempi antichi l’abile arciere era tenuto in Giappone in grande considerazione, e il kyujutsu, l’arte dell’arco, era uno degli argomenti più importanti nel curriculum marziale dei guerrieri classici. L’abilità di scagliare con precisione una freccia, sia da cavallo che appiedati, era diligentemente coltivata dai bushi. Prima del periodo Edo (1600-1867) l’arco era un’arma usata in guerra, ma l’introduzione delle armi da fuoco, attorno alla metà del XVI secolo, cambiò la situazione facendo diventare il kyujutsu una disciplina spirituale.

 

Articolo tratto da: Arti d’Oriente luglio 1998

 

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Un buon arciere non è conosciuto per le sue frecce, ma per il suo nome” (Thomas Fuller)

Morikawa Kozan (diciassettesimo secolo) di Yama- to-ryu (conosciuta per i meriti dell’arco e del jujutsu) sistematizzò il kyujutsu e riformò l’insegnamento ortodosso della sua scuola. Egli fece dello studio dell’arco e della freccia una disciplina spirituale ed è tradizionalmente riconosciuto come il primo ad usare la parola “kyudo” (letteralmente ‘via dell’arco’) nel 1664 per descrivere la natura di questa disciplina. Morikawa chiese agli esponenti del suo stile di seguire uno studio sistematico.

 

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Divise il suo programma in sei parti:

(1) kyu-ri (logica), (2) kyu-rei (cerimoniale), (3) kyu-ho (tecnica), (4) kyu-ko (costruire e riparare l’arco), (5) kyu-ki (analisi meccanica), e (6) shi-mei (le quattro virtù che contri- buiscono allo sviluppo della mente e dello spirito) di cui l’analisi meccanica rappresentava lo studio centrale, Conferenze, dimostrazioni e pratica accompagnavano lo studio di ognuno dei punti del programma.

 

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Le istruzioni per tirare (tecnica) poggiavano su una totale padronanza dei fondamentali, che veniva realizzata attraverso la pratica ripetitiva. In questo modo Morikawa legò il metodo psicologico ortodosso (yomei-gaku), o metodo sperimentale di apprendimento nel quale domina la percezione intuitiva (kan), con il metodo logico di apprendimento nel quale prevale l’analisi razionale.

L’idea di convertire il kyujutsu in kyudo non era popolare tra i guerrieri e le critiche furono molte. La gran parte delle scuole che si distinguevano per l’uso dell’arco continuarono a chiamare il loro metodo ‘kyujutsu’.

La maggior parte degli arcieri del periodo Edo aderirono ai valori ortodossi del kyujutsu e fecero del tekichu shugi, o ‘colpire il bersaglio’, il principale argomento di studio; il loro interesse era ristretto ai limiti pratici in cui l’arco poteva essere usato come arma.

 

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Ma altre scuole cominciarono a rivolgere più attenzione al rei-ho, o cerimoniale, nell’allenamento del samurai; e alcune affermarono che, come suggerito da Morikawa, lo sviluppo di seishin (spirito, mente e anima) era l’oggetto dell’allenamento.

Con l’avanzare del periodo Edo, l’arco inteso come arma da guerra divenne obsoleto e conseguentemente molte scuole dichiararono l’obiettivo spirituale per il loro kyujutsu. Durante la metà del diciannovesimo secolo ci fu la tendenza tra i comuni cittadini che erano attratti dall’arte del tiro con l’arco di apprezzarlo principalmente come sport o gioco.

 

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“La pratica è il migliore tra tutti gli istruttori” (Publilius Syrus)
Durante l’era Meiji (1867-1912) o Taisho (1912- ’26) non esisteva un accordo tra gli esperti riguardo agli aspetti tecnici dell’arco e della freccia.
Malgrado che la creazione di uno standard nazionale fosse aspirazione di molti, lo stato di anarchia favori l’intervento dell’autorità del Butokukai (Ass. per le Virtù Marziali di antichissima tradizione, ricreata alla fine del Secolo sotto la presidenza di un membro della Famiglia Imperiale per organizzare la gioventù dell’epoca moderna; n.d.t.) per portare ordine tra gli arceri. Nel 1933 fu istituito un comitato tecnico con il compito di creare un kei, o forma, nazionale per il kyudo. L’aspetto sha-rei, o cerimoniale, non rappresentò un grande problema, ma quello sha-ho, il reale metodo di tiro, fu molto combattuto. 

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In particolare, uchi-okoshi, l’atto di sollevare e tendere l’arco, fu causa di lunghi e animati dibattiti.
Quando si era lontani dall’accordo, il presidente del comitato tecnico prevaleva sugli altri membri e imponeva una forma di compro- messo che includesse gli elementi dei vari stili maggiori. Nel 1934 il Butokukai pubblicò il kyudo-yosoku, o principi, nel suo Dai Nippon Kyudo Kyohan (Grande Manuale di Kyudo del Giappone), ma la revisione dei contenuti tecnici del manuale ne resero necessaria la ristampa con il titolo Dai Nippon Kyudo Kihan (Grande Modello di Kyudo del Giappone). Questo rivelò ulteriormente che la mancanza di accordo che ancora esisteva tra gli esperti era profonda e non poteva essere facilmente superata. I principi del kyudo risultanti dal lavoro compiuto dal Butokukai furono adottati dall’autorità.
Nel 1936 il Kyudo entrò come disciplina educativa nelle scuole medie e superiori del Giappone (come il judo e il kendo). Il governo, prevalente- mente composto da militari, lo incoraggio come mezzo per preparare i giovani alla guerra; il kyudo scolastico aveva l’obiettivo di yoshin-rentan, disciplina mentale e allenamento al coraggio.
Ma questa interpretazione rivelo dei difetti tecnici e portò a nuove discussioni prammatiche. Nel 1937 il Butokukai impose la sua forma come modello per ottenere il grado e la licenza di insegnante. Ci furono pochi arcieri che non lo criticarono e non aderirono a questa imposizione per guadagnarsi il grado e l’autorizzazione ad insegnare kyudo.

 

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“E rinfoderarono le loro spade per mancanza di argomenti” (Shakespeare)

 

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Il dibattito tecnico continua ancora oggi. Gli arcieri della famosa scuola Ogasawara e della scuola Takeda, preferiscono l’ortodossia della parola kyu- jutsu per denominare la loro arte. Ma la forma stabilita e imposta dalla Zen Nihon Kyudo Rem- mei (Federazione Giapponese di Kyudo), fondata nel 1948, rappresenta il modello nazionale. Nel- l’ambito della federazione, il kyudo rappresenta un sistema di autodisciplina volto allo sviluppo di benefici fisici e spirituali.

II kyudo moderno è caratterizzato da una miscela di valori spirituali e sportivi, ed è questo tipo di kyudo che ora raggiunge moltissimi cittadini giapponesi entusiasti dei programmi di allenamento proposti dalle scuole, industrie, e organizzazioni private di tutto il Paese.
Benché l’enfasi sportiva del kyudo moderno sia accettata dai giovani (maschi e femmine quasi in egual numero), molti dei praticanti che giungono a maturazione tecnica preferiscono avvicinarsi al kyudo classico, facendone il mezzo per sviluppare la padronanza (unità) di mente, corpo e arco. Gli esperti di kyudo moderno ritengono che gli ele- menti coinvolti nel tiro, da kai ‘incoccare’ a hanare ‘lasciare’, influiscano sullo sviluppo di uno stato mentale nel quale l’arciere impara ad accettare quello che accade nella vita con calma e padronanza imperturbabile. È al raggiungimento di que- sto fine che essi si dedicano all’allenamento. 

 

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Qualche termine del grande arco L’arco giapponese (yumi) ha origini mitiche e sacrali – Introduzione al Kyudo

Donato dagli Dei agli uomini come mezzo di purificazione (gyo), fu strumento magico degli eroi e dei nobili. Poi venne usato per la caccia e la guerra. Superati questi scopi, una delle sue inter- pretazioni moderne è quella di “zen in movimento”.
Il luogo (dojo) dove si pratica è uno spazio privilegiato dove si tende al superamento di sè. Abbandonate le calzature (zori) ci si libera dell’ego per il saluto (rei) e, ancor più profondamente, salutare il Maestro. Sull’arco troppo ci sarebbe da dire, ma ancora oggi è un capolavoro di esperienza nella lavorazione del bambù, nel pieno rispetto della biodina- mica umana. Un bambù di tre anni, tagliato al solstizio d’autunno, fornisce l’asta della freccia. Due frecce per ogni tiro: la prima (haya) è destrogira e la seconda (otoya) levogira per il differente impennaggio elicoidale. Il guanto (yumi-gake) in pelle di daino, copre il dorso della mano e il pollice destro. Splendida realizzazione artigianale di esso si usa dire “un guanto, una vita”. Il bersaglio (mato), di 36 cm. di diametro, postro a 28 metri, risuona come un tamburo permettendo di percepire il risultato del tiro. Ma la forma del gesto è allenata mirando a 3 metri di distanza un grosso cilindro di paglia (makiwara).

 

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Cerimonia, arma o meditazione?

Le diverse concezioni (scuole o stili) che animano il kyujutsu o kyudo di questo secolo nascono nel passato.
Ogasawara-ryu nasce nel XIII secolo dal Gran Cerimoniere della Casa Imperiale. Questa tecnica riprende il tiro da cavallo, ma sottolinea l’importanza del portamento e del significato simbolico del gesto. Heki-ryu è del XV secolo e mira a colpire in centro e forte, secondo la visione guerriera. Honda-ryu appartiene alla metà del secolo scorso e vuole fondere tecniche e modi delle due scuole precedenti. Tuttavia negli anni ’20 la personalità di Kenzo Awa (il Maestro di Eugen Herrigel ne’ Lo zen e il tiro con l’arco) integra nei canoni di insegnamento l’esperienza Zen.

 

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Lo spirito del Kyudo

Il libro: Inagaki Genshiro – Lo spirito del Kyudo

 

 

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Kyudo. La Via del tiro con l’arco

Il libro: Kyudo – La Via del tiro con l’arco

 

 

 

 


 

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