Un viaggio audace tra Cina e fumetto italiano
Nel vasto universo della letteratura classica cinese, pochi romanzi custodiscono un fascino tanto ambiguo e irresistibile quanto il Jin Ping Mei (金瓶梅). Romanzo di ignoto autore (forse persino autrice, secondo alcune autorevoli ipotesi), pubblicato per la prima volta nel 1610 sotto lo pseudonimo enigmatico di Xiaoxiao Sheng, ovvero “Lo studioso ridente”, quest’opera straordinaria rappresenta l’apice di una Cina in decadenza morale e politica, travolta dalla propria bramosia e incapace di arginare una crisi destinata a esplodere con la fine della dinastia Ming.

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Il romanzo, il cui titolo allude simbolicamente alle tre principali figure femminili (Jin, Ping e Mei), racconta la storia del ricco mercante Ximen Qing, uomo guidato da una sete insaziabile di piaceri carnali e materiali. Nel suo intricato susseguirsi di scene e intrighi, fra bordelli e palazzi, feste sontuose e drammi familiari, il testo offre una narrazione lucidamente femminile: sorprendentemente, il punto di vista prevalente è proprio quello delle donne, protagoniste autentiche di un affresco sociale mai banale.
L’opera riflette così non solo l’edonismo estremo dell’epoca Song, ma anche la complessità emotiva e la sensibilità femminile che permeano ogni pagina, confermando una sottile, affascinante ambiguità sul sesso di chi lo scrisse.
La forza straordinaria di questo romanzo, la sua audacia scandalosa e insieme profondamente umana, fecero sì che venisse censurato e proibito ripetutamente, confinandolo a lungo nel regno oscuro del desiderio proibito e clandestino. Tuttavia, proprio questa clandestinità conferì al Jin Ping Mei un’aura mitica, trasformandolo in uno dei testi più ambìti e discussi della letteratura mondiale.
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Ma se il romanzo ha avuto in Occidente alterne fortune editoriali, culminate finalmente in una recente traduzione italiana integrale derivata da un testo francese che restituisce fedelmente la sua natura scandalosa e complessa, a portarne una versione originale e spiazzante nel panorama culturale italiano è stato il geniale fumettista bolognese Magnus, con la sua graphic novel Le 110 Pillole.

Roberto Raviola, in arte Magnus, artista dalla formazione classica e dall’inquieto spirito sperimentatore, ha sempre nutrito un amore profondo per l’Oriente, per le sue tradizioni letterarie e per il segno raffinato che questo universo culturale richiede.
Con la sua opera, pubblicata per la prima volta sulla rivista Totem Magazine, Magnus non solo traduce in immagini la trama centrale del Jin Ping Mei, ma ne esalta soprattutto la tensione estetica e simbolica, restituendo una Cina non folkloristica o banalmente esotica, bensì un luogo metaforico di passioni estreme, declino e umanità senza filtri.
In sole 46 tavole, Magnus riesce a condensare la parabola tragica di Hsi-Men Ching (versione traslitterata del protagonista Ximen Qing), il mercante che, travolto dalla propria brama sessuale, ignora le istruzioni di un misterioso monaco indiano, abusando delle cento e dieci pillole afrodisiache ricevute, e precipitando in una spirale auto-distruttiva che lo consuma inesorabilmente.

Quella di Magnus non è però semplicemente una trasposizione erotica del romanzo cinese:
è un’operazione artistica di altissimo livello, che supera brillantemente il confine tra erotismo e pornografia, regalandoci una riflazione filosofica profonda e al tempo stesso un raffinato esercizio stilistico. Il disegno è impeccabile, elegante, mai volgare, anche nelle scene più esplicite. Ogni vignetta, ogni tratto del suo pennino, parla di un amore assoluto per il dettaglio, per il fascino delle atmosfere orientali e soprattutto per l’essenza più segreta della narazione originale, che Magnus è riuscito a cogliere in modo magistrale: eros e thanatos intrecciati nella più umana delle tragedie.
Per chiunque nutra interesse per la Cina e la sua letteratura classica, l’incontro con l’opera di Magnus diventa così quasi obbligato:
il fumetto diventa un ponte di straordinaria efficacia, che lega Oriente e Occidente attraverso una sensibilità comune, quella della ricerca del piacere estetico, dell’equilibrio impossibile tra desiderio e autodistruzione, e della meditazione sull’umana caducità. Magnus non tradisce mai lo spirito originario del romanzo, bensì ne accentua la modernità intrinseca e la dimensione universale, conferendo nuova linfa a un testo antico, e restituendo al lettore italiano una nuova modalità di avvicinamento a un classico che, grazie a lui, assume sfumature ancora più potenti e immediate.
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Il talento del disegnatore bolognese risiede proprio in questo: aver osato proporre una rilettura audace, in grado di avvicinare al pubblico italiano una pietra miliare della letteratura cinese, facendo del fumetto una sofisticata porta d’accesso a mondi lontani e complessi. È così che, nel coraggio e nella raffinatezza artistica di Magnus, Oriente e Occidente si fondono finalmente in un dialogo affascinante, ricco di stimoli e mai scontato.
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Le 110 Pillole non sono dunque soltanto il capolavoro erotico di un grande artista, ma anche una delle più riuscite e intelligenti operazioni culturali mai realizzate in Italia.
E il Jin Ping Mei, tornato finalmente alla sua integrità grazie anche a traduzioni come quella proposta dalla nostra casa editrice, non può che trarre nuova forza e nuovo fascino dall’opera audace e straordinaria di un artista italiano che, in punta di pennino, ha saputo attraversare oceani di cultura per restituirci, in forma del tutto originale, l’essenza eterna e irriducibile del grande romanzo proibito della Cina classica.
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Il libro → Jin Ping Mei
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È dunque con orgoglio e senso di responsabilità filologica che la nostra casa editrice, ormai da molti anni, ha riportato alla luce Jin Ping Mei nella sua forma più autentica e completa. Per la prima volta in Italia, il lettore ha potuto accedere a una versione integrale, fedele a una delle rarissime copie sopravvissute più vicine al manoscritto originale. Un gesto editoriale coraggioso, che ha voluto restituire all’opera non solo il suo valore letterario e storico, ma anche la sua voce originaria, densa di sensualità, ironia e consapevolezza tragica.
Contro secoli di fraintendimenti, censure e tagli, il Jin Ping Mei torna finalmente a vivere con la stessa intensità e complessità con cui fu concepito.
Ed è proprio in questo contesto di riscoperta e di fedeltà culturale che l’opera di Magnus, con Le 110 Pillole, trova oggi un nuovo senso: non un tradimento popolare dell’opera, ma un omaggio visivo e artistico che dialoga con la versione integrale del testo, e con la grande tradizione letteraria della Cina classica, che continua a parlarci — attraverso le parole, le immagini e le passioni che ci accomunano.
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La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.
Magnus e Jin Ping Mei – Magnus e Jin Ping Mei






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