Nell’incredibile biografia di Giacomo Casanova, il 31 ottobre 1756 segna un punto di svolta epico, un capitolo leggendario inciso nelle pagine della sua vita. In questa data, nel cuore della notte, l’avventuriero, scrittore e abile donnaiolo orchestrò un’incredibile fuga dal tetto delle temibili prigioni veneziane di Palazzo Ducale, conosciute come i Piombi.
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Tra i molteplici volti di Giacomo Casanova – scrittore, poeta, diplomatico, agente segreto – il celebre libertino fu anche incarcerato più volte.
La sua condanna più celebre avvenne nella sua città natale, Venezia, dove fu rinchiuso nei Piombi, un’antica prigione situata nel sottotetto del Palazzo Ducale (il nome deriva dal materiale col quale era costruito il loro tetto). Condannato a 5 anni per “PUBBLICI OLTRAGGI CONTRO LA SACRA RELIGIONE” dal Consiglio dei Dieci, Casanova iniziò a pianificare un’audace fuga in isolamento, affilando un pezzo di metallo rubato per grattare faticosamente le assi del pavimento e raggiungere la libertà.
Tuttavia, proprio mentre stava per eseguire la fuga, fu trasferito in un’altra cella, dove, dopo un momento di sconforto, ricominciò con l’aiuto di un cospiratore e compagno di prigionia, padre Balbi.

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Gli strumenti della fuga? Astuzia, corde e uno spuntone. Per recapitare lo spuntone al suo complice, Casanova pensò di nasconderlo nel dorso della Bibbia, coprendolo con un piatto di maccheroni.
Casanova aveva calcolato il percorso della luna, che doveva tramontare prima delle sei, e il sorgere del sole previsto per l’una e mezza, lasciando sei ore di perfetta oscurità durante le quali avrebbe potuto agire. Un passo falso sulle lastre di piombo del tetto avrebbe significato una caduta nel canale e la morte certa.
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La prima cosa che vide uscendo dalla reclusione riuscendo a superare gli ostacoli, Casanova, a cavalcioni insieme al monaco sul tetto dei Piombi, fu il chiarore della luna. Come in un romanzo d’avventura, aprì le finestre e calò le corde dei letti verso la libertà. Così, nella notte del 31 ottobre, Casanova fuggì da Venezia, dove solo moltissimi anni dopo poté rientrare.
Casanova fuggì a Parigi.
→ Storia della mia vita. Da Parigi ai Piombi. Edizione integrale, volume III
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La fuga dai Piombi – La fuga dai Piombi






Casanova fugge da Venezia con una gondola; giunge a Mestre e prende alla posta vettura per Treviso. Da qui a piedi marcia per 24 miglia verso il Piave in direzione ti Feltre. Qui per campi passa in direzione di Valdobbiadene che osserva dall’alto. Dopo aver chiesto ad un pastore di chi fossero le varie magioni visibili si decise di andare senza indugio ad una casa rossa “la residenza del “Capitano della Campagna” (il capo degli sbirri). La cui moglie credendo di ricevere il futuro padrino del suo nascituro gli rivela che suo marito e’ partito co molti sbirri alla ricerca di due fuggitivi e sarebbe solo tornato dopo la loro cattura o tra tre gionrni. Quivi avendo ottenuto ospitalita, ristoro e soccorso ferle sue ferite, di buon mattino parte con la massima disinvoltura verso la Val Sugana pasando la frontiera Veneta nel territorio del Vescovo di Trento. Si conosce di quale residenza il Casanova sta parlando in Valdobbiadene (Histoire de ma vie)?