Medioevo fantastico. Il fiore inverso

 

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Tra sante visioni e grasse risate

 

Articolo tratto da: Sole 24 Ore marzo 2022  (qui il link)

 di Franco Cardini

 

*

 

Medioevo fantastico

 

«C  he sollievo, che sollievo! Siamo fuor dal Medioevo!».

 

*

 

Quando i ragazzini del ginnasio diventavano abbastanza grandi da capire certe battute di spirito di una qualche sottigliezza, per farli ridere si usava raccontar loro la “favola ucronica” del 1492:

l’anno nel quale era caduta Granada, ultima roccaforte dei mori in Europa, oltre a esser morto a Firenze il Magnifico Lorenzo sigillando con la sua scomparsa la fine di un’era e mentre l’ammiraglio Colombo sbarcava nel Nuovo Mondo inaugurando anche l’età moderna.

 

*

 

Ma era poi davvero finito, il Medioevo?

I philosophes del Settecento sostenevano di no, che c’era un buio e lungo Medioevo che allungava la sua ombra lugubre anche nei recessi delle violenze e nelle superstizioni moderne; e ai nostri tempi un grande medievista come Jacques Le Goff era d’accordo.

Eppure, quei lontani “secoli bui” erano e sono restati fonte inesauribile d’ispirazione estetica e perfino scientifica; e anche di svago, nelle innumerevoli parodie fino a Monty Python e all’Armata Brancaleone.

 

*

 

D’altronde, è ormai abbastanza noto che a differenza, ad esempio, dell’età vittoriana l’età medievale in genere non era poi né granché austera, né granché castigata.

Del resto, ai bei tempi del liceo, siamo andati tutti a caccia di novelle scollacciate nel Decameron. Del resto, c’era ben altro. Massimo Bonafin, austero filologo dell’Atene genovese, non solo è tornato sul problema del ridere medievale che tanto piaceva a Umberto Eco,

ma ha scandagliato non solo il genere comico e la parodistica bensì anche l’epica e perfino i viaggi nell’Aldilà per scoprire pagine esilaranti nelle quali il divertente e l’osceno s’intrecciano di continuo in un inaspettato caleidoscopio:

del resto, già l’onnipresente Alessandro Barbero ci ha sorpreso mesi fa con un libretto nel quale s’indaga sul membro maschile medievale con infinite variabili.

 

*

 

Ci aspetteremmo un ritorno al Medioevo “alto” e “profondo”, quello dei mistici o della vita acavalleresca che profumava di sangue e di rose, se ci rifugiassimo nella poesia trobadorica.

Ma qui un finissimo indagatore dei sensi occulti e misteriosi delle cose, Francesco Zambon (sua una nota ricerca sul Graal) c’invita a rileggere nel suo il fiore inverso i poeti del trobar clus, del gai saber: e qui ci troviamo immersi in un gorgo mistico di allusioni, di doppi sensi, di dotte polemiche le quali sfociano sull’eretico e sull’erotico.

 

*

 

Ci siamo appena rimessi dalla sorpresa che Massimo Miglio, nientemeno che presidente dell’Istituto Storico italiano per il Medioevo, scende dall’Olimpo dell’Accademia dei Lincei nel quale abitualmente soggiorna e ci presenta Il fumetto nel Medioevo.

Attenzione, non un «Medioevo a fumetti», roba di cui è piena la nostra età moderna:

ma proprio i «fumetti», le parole sospese per aria e cinte o meno da nuvoletta che costituiscono un noto espediente per far parlare le immagini disegnate o dipinte.

E noi scopriamo lunghe, spesso elaborate teorie d’immagini medievali dipinte, affrescate, scolpite, dalle bocche delle quali escono parole e frasi da far invidia a Tex Willer.

 

*

 

La casistica è immensa e, sovente, più seria e profonda di quanto c’immagineremmo.

Alla fine del libro, un denso saggio di Tommaso di Carpegna Falconieri (cognomi feudali di autentica gran razza marchigiana…) dal titolo E Medioevo nel fumetto mette ordine a un materiale che ha davvero, a tratti, dello sbalorditivo. E apprendiamo fra l’altro che uno studioso di qualità come il compianto Renato Bordone compose un fumetto, Martino di Loreto, nel quale la problematica erudita si traduce di continuo nel gioco dell’affabulazione.

Che sollievo, che sollievo! Siam tornati al Medioevo!

 

 

Il Fiore inverso Francesco Zambon

Il libro: → Il fiore inverso. I poeti del trobar clus

 

 

 


 

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