La narrativa di dèi e demoni, nota come “Shenmo“ rappresenta un sottogenere della narrativa fantastica cinese, incentrato su divinità, immortali, demoni e mostri appartenenti alla mitologia cinese.
Il termine shenmo xiaoshuo, coniato agli inizi del XX secolo dallo scrittore e storico letterario Lu Xun, significa letteralmente “romanzo di dèi e demoni”.
Opere emblematiche di questo genere includono i celebri romanzi Viaggio in Occidente (Xiyouji) e Investitura degli dèi (Fengshen Yanyi)
Questi testi, con il loro intreccio tra dimensioni divine e terrene, rappresentano una vivida fusione di immaginazione narrativa e tradizione mitologica, lasciando un’impronta indelebile nel panorama letterario e spirituale della Cina.
Lo Shenmo fece la sua prima comparsa durante la dinastia Ming come genere di narrativa vernacolare, uno stile di scrittura basato sul cinese parlato anziché sul cinese classico.
Le radici di questo genere affondano nei racconti popolari e nelle leggende tradizionali. Elementi della trama, come l’uso della magia e dell’alchimia, derivano dalla mitologia e dalla religione cinese, in particolare dal Taoismo e dal Buddhismo, che godevano di grande popolarità tra gli intellettuali dell’epoca Ming.
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L’Investitura degli Dei è un romanzo shenmo in 100 capitoli che racconta l’epico scontro tra la dinastia Shang (circa 1600–1046 a.C.), ormai in declino, e la dinastia Zhou (circa 1046–256 a.C.), in piena ascesa.
La vicenda prende avvio quando il re Zhou della dinastia Shang, in un atto di empietà, offende la dea primordiale Nuwa componendo un poema osceno all’interno del suo tempio sacro. Indignata, la dea evoca tre spiriti – una volpe, un fagiano e un liuto – con il compito di orchestrare la rovina della dinastia Shang. Lo spirito della volpe assume l’identità della concubina reale, Daji, e, per quasi trent’anni, trascina il sovrano in una spirale di negligenza, decadenza e crudeltà, accelerando il declino della dinastia. Questo deterioramento morale e politico spinge duchi, marchesi e generali a sollevarsi contro il regno, unendo le proprie forze a quelle di re Wu della dinastia Zhou, destinato, secondo il mandato celeste, a governare la Cina.
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Gran parte della narrazione è dedicata alle epiche battaglie tra gli eserciti degli Shang e dei Zhou. I Zhou sono sostenuti dagli immortali della setta Chan (闡), ispirata al Daoismo Quanzhen, che enfatizza la coltivazione spirituale. Gli Shang, al contrario, ricevono l’aiuto degli immortali della setta Jie (截), legata allo Zhengyi, promotore dell’uso di talismani e incantesimi. Ogni immortale brandisce armi straordinarie – spade, ventagli, bastoni, alabarde, martelli, anelli, e persino zucche incantate – dotate di poteri devastanti, capaci non solo di sterminare eserciti interi, ma anche di immobilizzare o distruggere altri immortali.
La guerra si intensifica al punto che persino figure supreme come Laozi e il Buddha intervengono, unendo le loro forze per distruggere una trappola concepita per sterminare 10.000 immortali.
Uno dei temi cardine del romanzo è il destino di Jiang Ziya, un abile stratega militare e adepto daoista dell’esercito Zhou. Jiang ha il compito di divinizzare le anime di uomini e immortali caduti in battaglia, attraverso il “Registro delle Divinità” (Fengshen bang, 封神榜), un elenco di nomi predestinati stabilito all’origine dei tempi dai capi delle Tre Religioni. Questo registro è custodito nella mistica “Terrazza della Divinizzazione” (Fengshen tai, 封神臺), un luogo simbolico dove le anime attendono la loro ascesa al pantheon celeste.
Al termine del conflitto, dopo la sconfitta definitiva degli Shang, Jiang Ziya consacra 365 grandi dèi e migliaia di divinità minori, assegnando loro il dominio su montagne sacre, fenomeni atmosferici, pestilenze, costellazioni, cicli temporali e i cinque elementi.
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Sebbene il racconto si collochi cronologicamente circa un millennio prima dell’avvento del Buddhismo in Cina, il romanzo affronta la presenza della religione buddista in modo particolare. In alcuni momenti, una divinità buddhista interviene per salvare un immortale o un demone destinato a convertirsi al Buddhismo. Durante la battaglia finale, il Buddha stesso si manifesta per cercare discepoli disposti ad aiutarlo nella diffusione della sua dottrina in Oriente. Figure come Guanyin e Manjusri, inizialmente presentate come immortali della setta Chan, finiscono per diventare ardenti seguaci del Buddhismo, a testimonianza dell’incontro e dell’integrazione tra le tradizioni spirituali cinesi e il Buddhismo.
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Il libro:
→ Il libro: L’Investitura degli Dei
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