Oscar Wilde – Ritratto intimo di un genio
Oscar Wilde. Ritratto intimo di un genio, che André Gide volle dedicare a uno degli scrittori che lo influenzarono maggiormente, è uno dei documenti più intensi della prima ricezione europea di Wilde e al tempo stesso è anche qualcosa di più:
un classico della critica come forma narrativa, dove la memoria personale diventa lettura, e l’osservazione e il ricordo evolvono in ritratto.
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Gide non costruisce una agiografia di Wilde dove la maschera mondana possa prevalere, ma ci presenta un uomo ferito e lucidissimo conosciuto al culmine della fama e in seguito dopo l’umiliazione e il dolore della prigione: un uomo che “era” letteratura, uno scrittore che ha fatto della forma una disciplina spirituale, e al tempo stesso un uomo esposto, vulnerabile, travolto da una società pronta a celebrare il genio e a punirne la differenza;
Wilde è restituito alla sua complessità: non martire, non semplice dandy, non puro genio della battuta, ma scrittore che ha portato fino alle estreme conseguenze una concezione dell’arte come stile dell’esistenza.
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La conversazione di Wilde, la sua sovrana intelligenza, l’arte dell’aforisma, la disciplina della maschera, la lucidità talvolta crudele del paradosso vengono ricondotte a un’idea più profonda della forma, intesa non come ornamento, ma come necessità spirituale. E tuttavia, proprio in questa forma così perfetta, Gide intravede una fragilità: il rischio di una vita esposta interamente allo sguardo altrui, e perciò consegnata alla violenza del giudizio sociale.
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La forza di queste pagine sta nello sguardo di Gide: partecipe, ma mai indulgente; ammirato, ma mai accecato.
Il suo interesse non è il colore di un’epoca, né il repertorio dello scandalo, bensì il nodo essenziale dell’opera e della persona: il rapporto fra stile e destino. Gide non intende “difendere” Wilde, piuttosto comprenderlo nella sua interezza, restituendone la complessità umana e letteraria. Per questo il libro è, insieme, testimonianza e critica: un testo che illumina non solo Wilde, ma anche il clima culturale europeo tra fine Ottocento e inizio Novecento; perché Gide, senza assolvere né accusare, riesce là dove più spesso si fallisce: a comprendere.
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André Gide (Parigi 1869 – 1951) è una delle voci centrali della letteratura francese del Novecento. Romanziere, saggista, diarista e critico, fu autore di opere decisive come L’immoralista, La porta stretta, La sinfonia pastorale e I sotterranei del Vaticano.
Con una prosa limpida e inquieta, esplorò i conflitti tra morale, desiderio, libertà e responsabilità individuale, mettendo costantemente alla prova le convenzioni del suo tempo. Fondatore della «Nouvelle Revue Française», fu anche un critico influente e un grande lettore di autori “difficili”. Nel 1947 ricevette il Premio Nobel per la letteratura. La sua opera, insieme rigorosa e inquieta, resta una delle più vive della modernità europea. La sua lezione unisce rigore formale e coraggio intellettuale, lucidità e inquietudine.
Di Gide Luni Editrice ha pubblicato Consigli a un giovane scrittore e I sotterranei del Vaticano.
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