I due problemi fondamentali dell’etica
Quando Arthur Schopenhauer pubblica nel 1841 in un unico volume I due problemi fondamentali dell’etica, riunisce i due scritti precedenti apparsi rispettivamente nel 1839 con il titolo Sulla libertà del volere umano (1839) e Sul fondamento della morale (1840).
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Le sue pagine non si perdono nella discussione di futili argomenti e ci consentono di riflettere su ciò che di noi è libero, sul perché ogni nostra azione è il prodotto del carattere e della motivazione, su che cosa desideriamo quando vogliamo qualcosa.
Dice Sossio Giametta che ha tradotto il testo, scritto l’introduzione e curato la presente edizione: «Il sistema di Schopenhauer può vantarsi di essere la stele di Rosetta che permette di decifrare il linguaggio misterioso iscritto nella natura, come nessun sistema aveva fatto prima. Solo che, nel caso del mondo intelligibile, Schopenhauer invece oltrepassa, insieme col suo maestro Kant, il suddetto limite».
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Meglio ancora possono aiutarci le osservazioni del grande pensatore tedesco quando, esaminando la legge morale, individua nell’egoismo il vero problema con cui fare i conti, e ricerca gli impulsi capaci di vincerlo. Il suo magistrale risultato è che l’unico antidoto contro l’egoismo è la compassione. È questa che neutralizza l’istinto a servirsi degli altri come mezzo per il raggiungimento dei propri fini, e ci fa rispecchiare negli altri.
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Arthur Schopenhauer (Danzica 1788 – Francoforte 1860), filosofo e orientalista, è uno dei maggiori pensatori del XIX secolo. Figlio di un ricco mercante si trasferì a Weimar dove conobbe Goethe.
Intrapresi gli studi di filosofia a Berlino, frequentò anche corsi di medicina, fisica, matematica. Nel 1813 scrive Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, lo invia all’università di Jena che gli concede in absentia la laurea in filosofia. Sul finire del 1818 pubblica il suo capolavoro Il mondo come volontà e rappresentazione che ricevette scarsissima attenzione. Nel 1841 pubblica I due problemi fondamentali dell’etica. La grande affermazione avvenne solo nel 1851 alla pubblicazione di Parerga e paralipomena che era stato pensato come complemento al Mondo ma che fu accolto come opera a sé stante.
Misogino, celibe per convinzione, dal carattere difficilissimo e grande misantropo, accolse a sé una ristrettissima cerchia di “apostoli”, come li chiamava, tra i quali va ricordato Richard Wagner.
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