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Calvino in Topolino

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Franca Mora

pp. 48

Inserto a colori/BN

ISBN: 978887984790-2

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Esaurito

Calvino in Topolino. Storie di scrittori, di libri e di editori

Casa editrice, editore, consulenti, scrittori, poeti, traduttori, commerciali… Verrebbe da chiedersi: chi sono costoro?

 

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Chi ha un poco di conoscenza del mondo editoriale di oggi sa che ognuna di queste competenze è perfettamente segmentata, frammentata in ulteriori piccole sottocategorie separate e indipendenti l’una dall’altra.
Giulio Einaudi aveva fatto in modo che questo confine tra una categoria e l’altra, non esistesse: tutti erano parte di un grande progetto unitario volto a creare una dimensione culturale del Paese Italia.
L’autrice riporta le parole di Beppe Oreffice: «La nostra principale attività era la ricerca: cercavamo la cultura, cercavamo l’utopia, cercavamo la vita, cercavamo per cercare. Eravamo interessati a tutto, anche ai piccoli fatti: sembrava di essere al crocevia del mondo e che tutto ciò che succedeva ci vedesse in qualche modo partecipi o coinvolti. Eravamo disponibili a viaggi ai limiti dell’umano, in quell’Italia fatta a pezzi dalla guerra, per vendere, il più delle volte, tre o quattro libri. Avevo però l’impressione di non dover vendere libri, ma idee e cultura. Avevo imparato che la filosofia della casa editrice poteva essere riassunta in tre verbi: esserci dovunque potessero esserci dei lettori, far conoscere un messaggio e le idee, spingere alla lettura e al piacere del contatto con il mondo dei libri e con i suoi attori».

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E continua: «Se una metafora devo scegliere per sintetizzare tutto quello che fu e che continua a essere per me quel periodo, sceglierei quei viaggi fatti con Calvino e con la Topolino che Einaudi ci prestava di settimana in settimana per andare per l’Italia a tenere le “settimane”.

Erano viaggi kafkiani, vuoi per il personaggio che accompagnavo, contraddittorio e complesso (si poteva ascoltarlo su vari piani, come poi avremmo potuto leggere nelle sue opere), vuoi per l’assurda inesistenza del tragitto: non c’erano strade, non c’erano paesi, non c’era l’Italia».
Raramente la “visione” del lavoro in una casa editrice è stata così ben descritta nella sua essenza profonda, quella che tocca le corde del cuore per schizzare dritta al cervello e dare atto alla creazione e alla risoluzione dei problemi. Ma, a un certo punto, veniamo inchiodati da una frase buttata lì, uscita dal fluire dei ricordi, da quelle emozioni forti; un pensiero che esemplifica lo “stile Einaudi”, che spiega perché così tante persone si sono identificate non con l’editore ma con la casa editrice, madre di buona parte del sapere italiano della seconda metà del Novecento; quasi un aforisma, che ingloba tutto e tutti coloro che hanno amato e avuto in mano un libro di “quella” Einaudi: «Io sono fatto anche di costoro».
Forse, tutti noi lettori, siamo fatti “di costoro”.

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Franca Mora è nata in Valsesia e da molti anni vive a Roma. È psicologa e psicoterapeuta sistemica ed è stata docente a contratto nell’ambito universitario romano. Ha progettato e realizzato reti di welfare per il sostegno delle famiglie indebitate, collaborando con le fondazioni antiusura. Ha scritto articoli e volumi su queste esperienze tra i quali Le uova dell’angelo – Una guida a far progetti in tempi di crisi (Guerini e Associati, 2012). La sua passione per i libri e la scrittura di storie l’ha portata a scrivere anche testi di poesia e narrativa.

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