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Carlo Porta

9,50

Attilio Momigliano
PP.64
ISBN: 9788879847209

Carlo Porta

Carlo Porta (Milano 15 giugno 1775 – 5 gennaio 1821) è considerato il maggior poeta milanese.
Le pagine che Attilio Momigliano dedica alla produzione del poeta analizzano con tratti fulminanti per perspicacia e profondità, al contempo, la poesia e l’uomo che l’ha scritta e coloro a cui era rivolta: ci restituiscono un ritratto “dal vero” del poeta meneghino, che raccolse ed elevò l’anima del bosin, il poeta della strada, in una forma d’arte incomparabilmente superiore alle vecchie tiritere riunendone le tendenze: il buon senso popolare, lo spirito satirico, l’amore della caricatura.
Ma il Porta non poteva rimanere un poeta di contenuto esclusivamente milanese: la sua satira antinobiliare è il capolavoro che chiude una forte tradizione lombarda e italiana, come le sue caricature anticlericali sono l’ultimo e più grande monumento di tutta la letteratura italiana che cominciò prima del Boccaccio a deridere e a riprendere i preti.
Dice Momigliano:
«Un artista non è mai così poliedrico che un suo capolavoro non ricordi tutti gli altri. I saggi di versione dell’«Inferno» divengono anch’essi il racconto d’un popolano milanese. Questa parodia è spesso una seconda creazione: l’ottava del Porta spezza il canto dantesco severamente legato nelle terzine inscindibili, in tanti quadretti a cui l’anacronismo, l’amplificazione, la sostituzione dell’osservazione minuta allo sguardo sintetico, la sonora conclusione della rima baciata tolgono ogni significato religioso ed etico».
Nel dialetto milanese il Porta trovò un ottimo strumento per l’espressione di quel suo riso che, anche dove cela un’intenzione raffinata, tende tuttavia a manifestarsi con le forme non riguardose del popolano. In lui il suono ha sempre un valore non soltanto musicale ma anche espressivo: l’onomatopea nel suo verso è talora un giudizio, talora il nodo d’una situazione comica, talora un quadro.
Dice ancora l’autore: «Il nome del Porta risveglia nella nostra mente un mondo di persone vive, e tutte ci ripassano nella fantasia con un loro gesto, con un loro atteggiamento, nell’ambiente che le ha prodotte e che esse riflettono intero in sé; tutte ci rivivono nel sentimento e nella fantasia come l’individuazione eterna di tendenze indistruttibili, dell’amore ingenuo e disperato, della paura ribelle, della miseria avida, della piccineria spirituale, dell’alterezza inconsistente, sprigionando tutte dalla loro intima natura un riso così spontaneo che pare inseparabile da loro ed estraneo al poeta che l’ha provocato».
Attilio Momigliano (1883–1952) è stato uno dei maggiori critici letterari del primo Novecento. Allievo di Arturo Graf, insegnò storia della letteratura italiana in varie università italiane. Nei suoi saggi si può cogliere un duplice interesse sia per l’analisi psicologica e culturale sia per la struttura poetica. Fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti e per le leggi razziali fu espulso dall’università e si salvò dalla persecuzione grazie all’aiuto di amici. Tra i suoi lavori maggiori oltre al presente volume ricordiamo la Storia della letteratura italiana in tre volumi e il Commento alla Divina Commedia.
• L.Mascheroni, Il Giornale, 8-1-2021: Il sogno di Gutenberg riparte da Carlo Porta
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