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Epistola dell’Albero e dei Quattro Uccelli

14,25

Ibn ‘Arabi
Traduzione: Roberto Rossi Testa
pp. 64
ISBN: 9788879844369
COD: 2014 Categoria: Tag: , , GTIN: 9788879844369

Epistola dell’Albero e dei Quattro Uccelli

“Epistola della riunione della creatura al proprio essere essenziale, attraverso l’incontro con l’albero umano e con i quattro uccelli spirituali”: ecco come potrebbe tradursi il titolo completo di questo opuscolo, qui per la prima volta in versione italiana.

 

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Titolo che dà immediata contezza dell’argomento e del piano dell’opera, ma che solleva fin dalle prime righe problemi e questioni senza fine.

 

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La parola che si è tradotta con “riunione”, a esempio, è “ittihâd”, che nell’arabo dei mistici designa il movimento di ritorno della creatura verso la propria essenza e origine. Ma su questo occorre chiarezza, onde evitare fraintendimenti ed errori contro i quali Ibn `Arabî stesso mise costantemente in guardia.
Nelle Rivelazioni Meccane egli ci spiega: «L’ittihâd è il divenire una sola essenza da parte di due, quella del servo e quella del Signore; ora, non può darsi ittihâd che nell’ambito della quantità e della materia; e non si tratta che di uno stato precario e transitorio».

 

 

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Ovvero: l’uomo è sì tenuto a mettersi in viaggio, ma non verso una illusoria unità di Creatore e creatura basata su di un “indiamento” in cui le essenze si confondano, bensì verso la consapevolezza dell’Unità dell’Essere (tawhîd). E in altro passo definitivamente precisa: «L’unità appartiene a Dio solo, mentre il suo servo non può realizzare che l’unione. Non potendo costui concepirsi in sé, ma solamente in relazione all’Altro, giammai sarà in grado di aspirare l’aroma dell’unità».

 

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Insomma: l’unificazione è logicamente impossibile, e oltretutto inutile, dal momento che l’essenza di tutti gli esseri è unica, ed è precisamente quella dell’Essere Puro. Basta prenderne atto perché tutte le vane preoccupazioni cadano, e si verifichi l’immediata estinzione di ciò che è superfluo, nella permanenza di quanto è necessario e immutabile.

Un testo straordinario per la sua profondità, scritto dal “Dottore Sommo”, reso finalmente fruibile per il lettore italiano nella sua freschezza e tesi dottrinali.

 

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Abu Bakr Mu¡ammad Ibn `Ali, più noto con il nome di Ibn `Arabi nacque a Murcia, in Andalusia nel 1165. A vent’anni, dopo una malattia che lo ridusse in punto di morte e l’incontro con il filosofo aristotelico Averroè, che ne rimase ammirato e stupefatto, entrò nella vita mistica facendo professione di sufismo.
Dal momento della sua conversione imboccò un cammino difficile e tormentato, che lo portò a continue peregrinazioni, non solo per entrare in contatto con altri maestri e mistici, ma anche per trovare ambienti favorevoli alla sua ricerca e alle sue pratiche spirituali; da allora fu quasi sempre in viaggio tra la Spagna e il Nord Africa, per poi volgersi decisamente a Oriente, sempre studiando, insegnando, disputando e scrivendo le centinaia di opere che gli sono attribuite. Morì a Damasco nel 1240.

 

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