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Fortunato Depero. Il pubblico e l’artista

25,65

Fortunato Depero
Introduzione e cura di Maurizio Scudiero
pp. 88
formato / illustrazioni: completamente illustrato a colori
ISBN: 978887984791-9
prezzo: 27,00
COD: 13004 Categoria: Tag: ,

Il pubblico e l’artista. Conversazioni e dibattiti. Manoscritto inedito di Fortunato Depero

Dall’autunno del 1928 a quello del 1930 Depero, durante il primo viaggio negli USA, visse a New York una stagione irripetibile, dove verificò e sperimentò quello che i futuristi in Italia avevano solo vagheggiato: traffico automobilistico già incredibile, grattacieli, treni sotterranei e anche sopraelevati in un agglomerato urbano fuori scala rispetto alla situazione italiana.

 

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Perciò, quando tornò in Italia, in un’Italia indietro di quaranta, cinquant’anni rispetto agli Stati Uniti, si rese conto che non aveva più nulla da immaginare, non vi era più una “visione futura” nella sua mente, perché lui il Futuro lo aveva già vissuto a New York.
Per questo motivo un po’ alla volta si distaccò dal Futurismo.
Depero durante il periodo bellico lavora incessantemente, e scrive, scrive sempre.
Nell’inedito qui pubblicato utilizza l’escamotage del dibattito, perché gli forniva la possibilità di spiegare la sua arte in un modo non pedante, quasi in forma teatrale, quindi con una scrittura più scoppiettante.

 

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I temi che affronta sono i più riservati e profondi tra tutti quelli che può presentare un artista: in un passaggio dal manoscritto si lancia in una sorta di “retro marcia” dal presente al passato, innescata sul concetto di arte antica, un passo dalle venature quasi surrealiste. «I nostri grandi maestri del passato – scrive – sono imponenti e persuasivi. (…) Ma sono antichi!
Sono di cinquecento anni fa. Debbo io da mane a sera camminare sempre indietro di secoli? (…) Indietreggiare nei libri, nelle scuole, sui giornali, nelle mostre, nelle orazioni e nei discorsi (…). Lasciatemi almeno mezz’ora giornaliera per vedere, guardare, per rivolgere il pensiero, la mente alle cose nostre, alla nostra realtà (…) alla nostra arte (…) alle nostre ideologie che ci riempiono l’animo di ardore, di emozione, di orgoglio e di meraviglia…».
E continua: «Amo invece i cultori della Modernità perché essi mi sono più vicini. Sono del mio Tempo e respirano le nostre idee. Amano i colori limpidi – i dipinti freschi – pregni di aria – di luce – e di azzardi pittorici. Pregni (…) dei nostri lirici tormenti, liberi finalmente dalle classiche catene, dagli scrupoli atavici e preoccupazioni convenzionali…».

 

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Come scrive il curatore del volume Maurizio Scudiero:
«È un Depero a tutto campo quello che transita in questo manoscritto, un Depero che ci restituisce la storia del Futurismo e dell’arte vista attraverso la lente di chi la storia dell’arte della prima metà del XX secolo l’ha vissuta in prima persona, ricavandone tanta soddisfazione».

 

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Fortunato Depero (Fondo 1892 – Rovereto 1960) si avvicina giovanissimo al Futurismo e nel 1915 sottoscrive, insieme a Giacomo Balla, il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo. Insieme a Gilbert Clavel realizza lo spettacolo Balli plastici a Roma nel 1918. Tornato a Rovereto organizza la Casa d’Arte Futurista alla quale collabora la moglie Rosetta per il settore degli arazzi. Inizia a esporre in importanti sedi italiane e straniere le sue opere e nel 1927 pubblica per le edizioni Dinamo Azari di Milano, uno dei più rivoluzionari libri d’artista mai inventati, il Depero futurista, un libro oggetto rilegato con due bulloni, noto come il “libro imbullonato”.
Il suo impegno nell’ambito pubblicitario è notevole in tutti gli anni Venti e Trenta (ricordiamo la famosissima pubblicità per la Campari ancora oggi in uso). Nel 1928 parte per New York e vi rimane per due anni. In questi anni espone e lavora incessantemente e nel 1940 pubblica la monumentale autobiografia Fortunato Depero nelle opere e nella vita.
Durante il periodo bellico si ritira in montagna e al termine della guerra ritorna in America e vi rimane per due anni. È in questo periodo che scrive il manoscritto inedito qui pubblicato per la prima volta Il pubblico e l’artista. Conversazioni e dibattiti. Al termine della sua vita crea il primo museo futurista al mondo, nel 1959, con la donazione di 3000 sue opere alla città di Rovereto.

 

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