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Ibn ‘Arabì – Trattato dell’amore

23,75

Ibn ‘Arabì

Traduzione e cura: Anna Maria Martelli

pp. 240

ISBN: 9788879847803

COD: 2039 Categoria: Tag: , GTIN: 9788879847803

Trattato dell’amore

Quante facce, quanti aspetti ha l’amore? L’autore, come altri maestri del Sufismo, ritiene che l’amore non sia definibile ma che ciascuno porti in sé le possibilità
dell’amore. Questo amore viene esplorato a diversi livelli: divino, spirituale, naturale o fisico.

 

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L’amore naturale è quell’attrazione che spinge gli esseri umani a riconoscersi l’uno nell’altro e ad arrivare a un’unione che superi le differenze di ciascuno.
È il caso dell’amore materno, di quello coniugale e della carità. Da questo amore concreto si arriva a quello più elevato per Dio stesso, origine, vita intima e finalità dell’amore universale al quale nessuno può sfuggire.

 

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L’aspetto caritatevole dell’amore è raccomandato dal Libro sacro dell’Islam, il Corano, che insiste sulla compassione e il reciproco affetto fra i membri della comunità, non solamente umana, ma di tutti gli esseri creati da Dio.

La Bellezza è il fine più alto dell’Amore universale, Dio essendo bello e amando la Bellezza, dice il Profeta.
Bellezza che si rivela in ogni cosa da Lui creata.
La creatura plasmata da Dio non fa che riportare verso il suo Creatore questo amore che è stato deposto potenzialmente in lei, e i germi che in essa sono contenuti devono essere sviluppati solo verso Dio, l’Amato vero e supremo. Ibn ‘Arabì associa sempre i diversi generi d’amore di cui è capace l’essere umano il quale, composto di un corpo, di un’anima e dello Spirito, non può far altro che partecipare ai tre modi principali con i quali l’amore si impone: fisico, spirituale e divino, per poterli realizzare in un equilibrio armonioso di tutto l’essere, arrivando a padroneggiare ciascuno di essi.

 

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Nel Trattato dell’amore l’autore include poesie, aneddoti di sante e santi musulmani, descrivendo i diversi attributi degli amanti veritieri. Riporta inoltre le diverse prospettive sull’amore che sono state presentate prima di lui da altri maestri e poeti.

 

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Muhammad Ibn ‘Arabì, universalmente conosciuto come il “Sommo Maestro”, nacque in Andalusia, a Murcia, nel 1165.
Trasferitosi a Siviglia intraprese, a scopo di studio, una serie di viaggi in Algeria, Tunisia, Marocco e infine in Egitto e alla Mecca, durante i quali conobbe i più rinomati maestri del Sufismo. Staccatosi per sempre dalla Spagna, dopo altre lunghe peregrinazioni fissò la sua sede a Damasco, dove morì nel 1240.
Moltissimi sono gli scritti nei quali presentò sia le dottrine sia le sue esperienze mistiche. Uno dei principali testi è le Rivelazioni Meccane, la sua più grande
opera, suddivisa in 560 capitoli, nella quale presenta le sue speculazioni su tutta la materia mistica.
È riconosciuto come uno dei più grandi mistici, stupendo con la sua immensa dottrina anche i non credenti, tanto che il grande studioso orientalista francese Henry Corbin lo definiva “uno dei più grandi teosofi visionari di tutti i tempi”.

 

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