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Il diritto del bambino al rispetto

11,00 10,45

Prefazione di Giuliana Limiti
Traduzione di Giovanni Frova
 pp. 96
ISBN 9788879843249
COD: 3001 Categoria: Tag: ,
Il diritto del bambino al rispetto
“Ci chiediamo con ansia: “Chi diventerà, cosa farà nella vita?”. Vogliamo che i nostri bambini siano meglio di quello che siamo noi. I nostri sogni sono popolati dal futuro uomo perfetto. Rispetto per i minuti del presente. Come saprà sbrigarsela domani se gli impediamo di vivere oggi una vita responsabile? Non calpestare, non umiliare, non fare del bambino uno schiavo di domani; lasciar vivere senza scoraggiare nè strapazzare nè far fretta.
Rispetto per ogni minuto che passa, perchè morirà e non tornerà più; un minuto ferito comincerà a sanguinare, un minuto assassinato tornerà a ossessionare le vostre notti. Lasciamo che il bambino si abbeveri fiducioso nell’allegria del mattino. E’ quello che vuole. Un racconto, una conversazione con il cane, una partita a pallone, non sono per lui tempo perduto; quando guarda un’immagine o ricopia una lettera, non si affretta. Fa tutto con un’incantevole semplicità. Ha ragione lui”.
Bastano queste poche righe per darci l’idea della densità e della ricchezza di questo piccolo libro tanto prezioso. Volentieri il lettore si lascerà trasportare dalle parole di Janusz Korczak, in un mondo che sente ormai lontano, forse irraggiungibile: il mondo del bambino. Korczak è uno dei rari adulti che sa penetrarlo dall’interno, come comunemente avviene. Egli vede con gli occhi del bambino, e per questo risulta così facile riconoscersi in ciò che dice con tanta chiarezza. Parlando al conscio e all’inconsio del lettore, Korczak gli offre la grande opportunità di ritrovare in sè quel piccolo bambino che è stato e che ancora è. Le sue parole sono semplici, sincere, veritiere; parole cariche di una compassione per gli esseri viventi che solo i grandi uomini sanno provare.
Janusz Korczak (Varsavia 1878 – Treblinka 1942), libero pensatore, poeta e medico, fu, secondo Bruno Bettelheim «uno dei più grandi educatori di tutti i tempi». Consacrò ai bambini l’intera esistenza. Per loro, per i loro diritti, e per il rispetto della loro integrità e unicità, si batté con tutte le forze e tutti i mezzi, fino all’ultimo. Credendo fermamente nelle potenzialità della natura umana, lavorò senza risparmiarsi per realizzare il sogno che lo aveva sempre accompagnato: il sogno di un mondo più vero, più a misura d’uomo, più giusto. Ebreo, morì nel campo di sterminio nazista di Treblinka, insieme a duecento bambini e agli educatori della «Casa dell’Orfano», da lui fondata e diretta per trent’anni a Varsavia.

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