Vita di Maria Wuz – Il maestrino contento di Auenthal
Che cosa può fare un uomo quando non ha denaro per comprare libri, ma non riesce a vivere senza di essi?
Maria Wuz, maestro di scuola in un minuscolo villaggio, trova una soluzione tanto bizzarra quanto geniale: si costruisce una biblioteca tutta sua.
Dalle vetrine dei librai prende in prestito i titoli, li porta a casa e scrive lui stesso i volumi che vorrebbe leggere: compendi, “storie”, trattati immaginari, enciclopedie private. Così, tra registri scolastici e orticello, inventa una ricchezza che nessuno può pignorare.
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Con la grazia ironica e partecipe che lo ha reso uno dei prosatori più originali d’Europa, Jean Paul trasforma questa piccola vicenda in una favola sulla felicità possibile: non quella rumorosa del successo, ma quella tenace di chi sa cavare un mondo intero da ciò che ha a portata di mano. Sotto l’umorismo affiora una domanda seria: che cosa significa davvero “possedere” cultura? E quanto di ciò che chiamiamo sapere nasce, in realtà, da desiderio, immaginazione, libertà interiore?
In poche pagine si incontrano la satira del feticismo editoriale, l’elogio dell’ozio creativo e una commovente attenzione per i gesti minimi: la scuola, la cucina, le chiacchiere del paese, le stagioni. Wuz non fugge dal reale: lo rilegge, lo riscrive, lo rende abitabile.
E proprio qui sta il miracolo di Jean Paul, maestro di digressioni e lampi poetici, capace di far ridere senza mai umiliare.
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L’introduzione di Ambrogio Borsani accompagna il lettore dentro la bottega di Jean Paul, chiarendo la genesi del testo e i suoi legami con la stagione tra Illuminismo e Romanticismo, e offrendo le chiavi per gustarne allusioni e ritmo.
Un classico breve, sorprendente, capace di parlare al presente: perché la più moderna delle ricchezze, forse, è ancora l’arte di inventarsi una vita.
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Jean Paul (pseudonimo di Johann Paul Friedrich Richter, Wunsiedel 1763 – Bayreuth 1825) è tra i maggiori prosatori tedeschi fra Illuminismo e primo Romanticismo.
Maestro di digressione e di “umorismo” nel senso più alto, con invenzione narrativa e riflessione morale trasformò il quotidiano in “visione”, il tutto con un’arte del divagare fatta di immagini, aforismi e improvvise accelerazioni liriche. Nei romanzi e racconti – fra cui Vita di Maria Wuz – la vita quotidiana convive con la riflessione morale e con un’attenzione quasi musicale alle emozioni. Teorico dell’estetica, influenzò generazioni di lettori e scrittori per la sua capacità di trasformare il piccolo in universale e il comico in pietà, ponendo al centro dei suoi scritti l’individuo e la fantasia.
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