La missione del bibliotecario
Letto da José Ortega y Gasset il 20 maggio 1935 come discorso inaugurale del II Congresso Internazionale delle Biblioteche tenuto a Madrid, La missione del bibliotecario è uno dei testi più singolari e lungimiranti della sua produzione saggistica.
Il tema professionale vi è assunto entro una cornice filosofica più ampia: il libro, la biblioteca e la tecnica bibliografica diventano qui figure decisive della vita storica europea e strumenti attraverso cui una società organizza, trasmette e governa il proprio sapere.
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Il saggio si articola secondo un movimento rigoroso.
Dalla nozione di “missione” come vocazione e compito, Ortega passa alla definizione della missione professionale, che non nasce dall’arbitrio individuale ma dalla necessità sociale. Segue quindi una rapida genealogia storica della figura del bibliotecario, letta in funzione di ciò che il libro è stato nelle diverse epoche dell’Occidente. Ma il centro teorico del testo è altrove: nella diagnosi della modernità come età dell’eccesso librario, dell’accumulazione indiscriminata e della crescente difficoltà di orientarsi nella massa stampata, che trasforma il problema del libro in un vero dramma della cultura.
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È in questo quadro che Ortega formula la sua tesi più nota e più attuale: il bibliotecario non può più limitarsi all’amministrazione materiale del libro, ma deve regolarne la “funzione vitale”, operare come filtro, guida e principio d’ordine entro la sovrabbondanza editoriale.
La biblioteca diventa così il luogo di una mediazione critica, e la bibliografia una tecnica di selezione, precisione e responsabilità culturale. In filigrana affiora anche un’altra intuizione decisiva: la necessità di una lettura contestuale e storica dei testi, che prepara la successiva riflessione orteguiana sulla filologia. Ne emerge un testo capitale non solo per la storia delle biblioteche, ma per una vera filosofia del libro.
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José Ortega y Gasset (Madrid 1883–1955) è una delle figure centrali del pensiero europeo del Novecento.
Formatosi tra la Spagna e la Germania, fu professore di Metafisica all’Università di Madrid e fondatore, nel 1923, della Revista de Occidente, strumento decisivo per la diffusione della cultura europea nel mondo ispanico. Autore di opere fondamentali come Meditazioni sul Don Chisciotte, La ribellione delle masse e Idea del teatro, elaborò una filosofia della “ragione vitale” e storica, attenta al nesso fra individuo, cultura e circostanza. Alla riflessione filosofica affiancò un costante interesse per il libro, l’università, la tecnica e la trasmissione del sapere, temi che fanno di lui uno degli interpreti più lucidi della modernità.
Dopo il coinvolgimento nella vita pubblica della Seconda Repubblica, l’esilio lo condusse a Parigi, in Argentina e a Lisbona; tornato in Spagna nel dopoguerra, continuò a esercitare un’influenza decisiva fino alla morte.
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José Ortega y Gasset – La missione del bibliotecario







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