La stampa clandestina russa – Da Pasternak a Solženicyn. La letteratura del samizdat – 1957-1976
C’è una letteratura che nasce senza tipografie, senza librerie, senza copertine: fogli battuti a macchina, copie con la carta carbone, pagine passate di mano in mano come un segreto. Nell’Unione Sovietica della censura questa rete invisibile ha un nome: samizdat.
È qui che prende forma “l’altra” letteratura del Novecento russo, quella che non chiede permesso e non accetta di tacere.
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In questo libro Jurij Mal’cev ricostruisce con ritmo narrativo e precisione critica la geografia clandestina delle idee e delle opere: dagli anni dell’ombra che circondano Boris Pasternak fino all’esplosione morale rappresentata da Aleksandr Solženicyn. Ne emerge un percorso fatto di romanzi, autori conosciuti e meno noti, poesie, memorie e testimonianze: testi che sfidano il monopolio della “verità ufficiale” a rischio della libertà di chi li copia e li diffonde.
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La stampa clandestina russa è un grande studio sistematico di questo importantissimo fenomeno della cultura russa contemporanea che è appunto la letteratura non ufficiale, quella che dal Dottor Živago in poi ha scelto di manifestarsi, eludendo i canali ufficiali, libera dalle pastoie della censura, nell’editoria dattiloscritta o manoscritta del samizdat.
Pagina dopo pagina si vede come la clandestinità diventa circolazione:
un testo che passa di mano in mano e, talvolta, oltre confine, arriva a trasformarsi in patrimonio comune; il samizdat diventa laboratorio di stile e di coscienza, dove l’urgenza etica non spegne l’invenzione, e dove il bisogno di verità genera forme nuove. Malc’ev segue tutti gli sviluppi di questa “seconda letteratura”: la sua analisi è volta a individuare le componenti più generali, estetiche e ideali, l’influsso del romanzo occidentale contemporaneo.
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È un viaggio dentro il “continente sommerso” della letteratura russa contemporanea:
teso, vivo, necessario, perché in quelle pagine clandestine non si conserva soltanto un repertorio di opere: si misura, ancora oggi, il coraggio di dire la verità quando costa tutto – e di restare liberi, almeno sulla pagina, pagando in prima persona il diritto di scrivere “al di fuori” del consentito.
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Jurij Vladimirovič Mal’cev (1932 – 2017) nacque a Rostov sul Don e si formò come italianista a Leningrado, con una tesi sulla terminologia musicale italiana.
Traduttore e consulente editoriale, portò in Unione Sovietica numerosi autori italiani, scontrandosi presto con la censura. Negli anni Sessanta e Settanta maturò una posizione apertamente dissidente: partecipò a iniziative per la difesa dei diritti civili, fu allontanato dall’Università statale di Mosca e conobbe anche la repressione tramite internamento psichiatrico. Nel 1974 ottenne il permesso di espatrio e si stabilì in Italia, dove pubblicò il suo studio sulla letteratura del samizdat e proseguì l’attività di ricerca e insegnamento (tra Parma e Perugia, poi all’Università Cattolica del Sacro Cuore). Nel 1981 ottenne la cittadinanza italiana con decreto firmato da Sandro Pertini. Morì a Berbenno.
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