Il Sogno delle Nove Nuvole – Romanzo coreano del XVII secolo
Nella Cina dei Tang, nel IX secolo, Sŏngjin è un giovane novizio nel tempio buddhista fondato e diretto dal Maestro Yukkwan. Costui un giorno lo manda in missione, nel corso della quale, però, malgrado i divieti imposti dalla sua condizione monacale, è costretto dalle circostanze a bere del vino e a scambiare qualche parola con le otto ninfe della montagna dove sorge il tempio.
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Tornato alla base, Sŏngjin viene affrontato duramente dal suo Maestro, che prima gli rinfaccia le colpe commesse e poi lo affida a un messaggero degli Inferi.
Comincia così per il novizio un meraviglioso quanto complicato percorso di espiazione che alla fine lo porterà alla piena conoscenza del sé e all’Illuminazione.
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Scritto da Kim Manjung (1636-1692) presumibilmente tra il 1687 e il 1688, Il sogno delle nove nuvole è un capolavoro della letteratura onirica estremo-orientale che precede addirittura il ben più famoso Sogno della camera rossa cinese.
In un contesto narrativo ricco di spunti poetici, doppi sensi e metafore a partire dal titolo (nell’universo buddhista la nuvola mossa dal vento rappresenta l’uomo in balìa del suo karma), l’autore si avventura nei meandri della trama mostrando rara dimestichezza con la fede buddhista e, soprattutto, con quell’elemento femminile che di fatto domina l’intero romanzo, cosa tutt’altro che comune per un uomo nella patriarcale società confuciana della Corea del tardo periodo Chosŏn.
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Anche per questo aspetto (l’elevazione spirituale raggiunta attraverso la fede buddhista e indirettamente attraverso le donne, che del Buddhismo erano le maggiori sostenitrici), Il sogno delle nove nuvole rimane un’opera senza tempo, capace di emozionare e affascinare il lettore di ogni luogo e di ogni epoca.
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Kim Manjung nasce nel 1637 a Seoul, già orfano di padre. Viene educato dalla sola madre, alla quale rimarrà attaccatissimo per tutta la vita. Membro del partito dei sŏin (Uomini dell’Ovest), supera gli esami di Stato e accede a varie cariche istituzionali.
Nel 1687, a seguito di una grave crisi politica, viene inquisito ed esiliato a Sŏnch’ŏn. Liberato l’anno seguente, rimane presto coinvolto nell’episodio del ripudio della regina consorte (da lui fortemente sigmatizzato) e nel 1689 viene di nuovo esiliato nell’isola di Namhae, dove muore nel 1692. Nel 1698, dopo il ritorno a corte della regina e con i sŏin di nuovo al potere, verrà pienamente riabilitato.
La sua produzione letteraria comprende, oltre a varie poesie e scritti eterogenei, i romanzi Il sogno delle nove nuvole e Diario del viaggio a sud della signora Sa.
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Maurizio Riotto è un orientalista particolarmente interessato alla storia, alla letteratura e alla cultura della Corea. Già professore ordinario di Storia della Corea e Culture Comparate alla Anyang University, ha insegnato precedentemente all’Università di Napoli “L’Orientale” ed è stato Research Fellow alla Seoul National University.
Come Visiting Professor ha insegnato nelle Università SungKyunKwan, Sogang e Ewha di Seoul. Come Visiting Scholar ha operato in numerosi altri atenei e istituzioni culturali della Corea e del Giappone. È autore di oltre duecento pubblicazioni sulla Corea, fra le quali Storia della letteratura coreana (Palermo 1996), Storia della Corea (Milano 2018. I ed. 2005) e Samguk yusa: Memorie dei Tre Regni (Roma 2019). Nel 2011 ha ricevuto la medaglia d’onore al merito culturale dal Presidente della Repubblica di Corea.
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