L’Emigrante – Tipi moderni
L’emigrante. Tempi moderni è un’opera singolare, sospesa tra memoria e letteratura, una riflessione profonda e attuale sulla condizione dell’emigrante, sul senso di appartenenza e sul disorientamento che si prova a vivere tra culture diverse.
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Figlia del celebre scrittore russo Fëdor, Ljubov’ Fëdorovna si trova a vivere la vita lontana dalla Russia, cammina in paesi non “suoi” come una pellegrina laica nel Novecento che cambia volto e, mentre narra se stessa, ci consegna il ritratto smarrito di un’epoca, una meditazione sul destino e sulla decadenza dell’Europa, sullo sradicamento come condizione esistenziale.
Osserva i “tempi moderni” con sguardo ferito ma lucido: qui l’esilio si fa stile, l’erranza diventa pensiero, quasi un destino, l’identità come ricerca continua, la difficoltà di appartenere a un tempo o a un luogo.
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Con una scrittura elegante e profonda, l’autrice descrive città, volti, sensazioni: Firenze, Parigi, Berlino diventano simboli di uno smarrimento interiore. Ma c’è anche un forte elemento critico: guarda ai “tempi moderni” con distacco, talvolta con disillusione e, interrogandosi sul senso dell’evoluzione storica, si confronta con i cambiamenti del tempo moderno – l’industrializzazione, l’emancipazione femminile, la secolarizzazione – mantenendo uno sguardo critico, talvolta conservatore, ma sempre acuto.
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L’emigrante è il canto sommesso di una figlia perduta tra lingue straniere e cieli che non sono più i suoi: Ljubov’ Dostoevskaja, orfana di una patria e di un nome che pesa come un’eredità troppo vasta, scrive questo libro come chi cerca se stesso nel silenzio del mondo. Ogni pagina è un gesto d’ascolto: della memoria, del dolore, della solitudine; è un’opera unica, attuale, scritta con eleganza e profondità, la cui versione inedita in italiano, tradotta dal russo e curata da Marina Mascher, riprende le sfumature, la freschezza e il ritmo stesso della lingua russa donandoci un libro che è letteratura dell’anima.
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Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja (Dresda 1869 – Bolzano Gries 1926), figlia del grande scrittore Fëdor Michajlovič Dostoevskij e della sua seconda moglie Anna Grigor’evna, visse un’esistenza cosmopolita e tormentata. Il padre che desiderava moltissimo avere una bambina la chiamò appunto Ljubov’, che in russo significa “amore”, o nella versione francesizzata Aimée.
Iniziò giovanissima a scrivere occupandosi inoltre dell’edizione delle opere paterne, affiancando la madre. Nel 1897, verosimilmente con lo scopo primario di sottoporre a giudizio la propria produzione letteraria, aprì nella sua casa un salotto letterario. Dopo aver perso l’intero patrimonio in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, alla ricerca di un luogo che potesse influire positivamente sui suoi molti mali, tormentata dalla sua “terribile condizione di profuga”, arrivò in Italia, per trascorrervi i suoi due ultimi anni di vita e a Bolzano, morì in solitudine appena cinquantasettenne, nel 1926.
Tutte le opere di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja sono pubblicate da Luni Editrice: Vita di Dostoevskij narrata da sua figlia (tradotto dall’originale francese); L’emigrante, Racconti e L’avvocata sono tutti tradotti dall’originale russo.
Con il contributo della Associazione Culturale Rus’, Bolzano
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