Lettere della nobildonna Silvia Belegno alla nobildonzella Laura Gussoni – 1780
Le Lettere della nobildonna Silvia Belegno alla nobildonzella Laura Gussoni sono un adattamento di Giacomo Casanova delle Lettres de Milady Juliette Catesby à Milady Henriette Campley, son amie di Marie-Jeanne de Laboras (1713-1792), più nota come Madame Riccoboni. Il romanzo francese fu pubblicato nel 1759 e ottenne grande successo, strappando gli elogi fra l’altro di Denis Diderot.
Pubblicate a Venezia nel 1780 negli «Opuscoli miscellanei», una rivista interamente ideata e redatta da Casanova, che in quel tempo cercava di risollevare le proprie condizioni economiche e di ricostruirsi un’immagine che lo rendesse benemerito di fronte a quello stesso governo che nel 1755 lo aveva rinchiuso nei Piombi.
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Oltre a tradurre il testo, il nostro veneziano ambienta il moderno racconto della Riccoboni dall’Inghilterra all’Italia, e colloca la vicenda nel 1452, descritta al tempo dei Foscari, uno dei periodi fra i più delicati della Serenissima, perché gli interessava soprattutto ammonire la nobiltà veneziana presente e commemorare l’antica.
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Però Casanova mescola le carte, e narra di aver dedotto la data non dal manoscritto originale, che non la recava, bensì «dal nome degli attori, e più dai fatti motivati in alcune lettere», insistendo nel gioco ambiguo senza decidere quale dei due sia l’originale, lasciando il lettore nel dubbio.
Nonostante gli interventi di Casanova, la struttura delle epistole, gli scambi di confidenze fra donne – gli uomini «sono schiavi de’ loro sensi» – l’affrontare i sentimenti dell’anima in modo così esaustivo, il muoversi più per stati d’animo che per avvenimenti, sono segni inconfondibili di una mano femminile che rimane preponderante e permette al lettore di entrare in contatto con un mondo di salotti, intrighi e passioni che intrecciano vita privata e dinamiche pubbliche della nobiltà lagunare.
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Lorenzo Da Ponte, caro amico di Casanova, dieci anni dopo la pubblicazione, nel 1790, scrisse per Mozart il libretto Così fan tutte, ossia la scola degli amanti, nel quale i versi della cameriera Despina, in un’aria del primo atto, hanno lo stesso significato dispregiativo verso il sesso maschile delle parole di Silvia Belegno.
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Giacomo Casanova (Venezia 1725 – Duchcov 1798) nacque in una famiglia di attori teatrali, ma si ritiene che fosse un figlio illegittimo del patrizio Michele Grimani.
Dopo gli studi di diritto a Padova, viaggiò per qualche anno in varie città italiane e tornò a Venezia, dove nel 1746 conobbe il patrizio Matteo Bragadin, che per tutta la vita lo protesse e lo sostenne economicamente. Nel 1750 partì per Parigi, poi visse a Praga e Vienna. Nel 1753 ritornò a Venezia, dove nel 1755 fu arrestato per motivi tuttora non completamente chiariti. Riuscito a fuggire nel novembre 1756, all’inizio del 1757 raggiunse Parigi e da allora viaggiò continuamente in tutta Europa fino al 1770, quando tornò ancora una volta in Italia. Nel 1774 finalmente la repubblica di Venezia gli concesse la grazia e Casanova poté ritornare in patria, ma nel 1783 l’abbandonò definitivamente, diretto a Vienna. Qui accettò l’incarico di bibliotecario del conte Waldstein a Dux, in Boemia (oggi Duchcov), dove morì nel 1798.
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Di Giacomo Casanova Luni ha pubblicato:
Storia della mia vita – edizione integrale tradotta sul manoscritto originale – 10 volumi
I. L’abatino – II. Henriette – III. Da Parigi ai Piombi – IV. Alla ventura – V. Le donne, Voltaire – VI. Un uomo in fuga – VII. Carnevale a Milano – VIII. Anni difficili – IX. Mezza età – X. Verso Venezia
Icosameron
Lana Caprina
Istoria delle turbolenze della Polonia
Il duello
Né amori né donne
Storia della mia fuga dai Piombi
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