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L’ideogramma cinese come mezzo di poesia

11,40

Ernest Fenollosa
Traduzione: Silvia Galimberti
pp. 64
ISBN: 9788879844123
COD: 9023 Categoria: Tag: , ,

L’ideogramma cinese come mezzo di poesia

L’ideogramma cinese come mezzo di poesia. Il tratto, il carattere, la forza nel tratteggiare l’ideo-gramma, lo spazio tra una linea e l’altra: ogni cosa è verbo, ogni cosa è respiro. Tutta la poesia cinese è una poesia che respira; questi segni ci insegnano a osservare: quello che vediamo non è ciò che è.
L’ideogramma è esso stesso poesia: il «mezzo», il veicolo attraverso il quale la poesia si esprime, grazie al quale il pensiero ancora non si è materializzato, è ancora idea: anche se messo nero su bianco ci racconta la sua storia, il suo percorso, non è ancora diventato «significato», è posto a metà tra l’idea racchiusa nell’attimo della creazione artistica e l’atto materiale di divenire espressione. È questo il punto fondamentale da comprendere.
L’ideogramma non è un «significato», ancorché si possa attribuire a una parola un significato univoco decontestualizzandola dal “momento”: è un divenire del pensiero. Se a ciò uniamo il respiro del movimento che ha portato il pennello a tracciare con più o meno forza, più o meno colore, il segno sul foglio, ci rendiamo ben conto che ancora prima di essere letta e compresa la calligrafia cinese esprime la sua «poiein», il suo atto creativo.
L’ideogramma cinese può essere inteso come una «nebbia» che sta a metà tra il pensiero che la elabora nella mente del poeta, e l’atto fisico di materializzazione sulla carta tramite il pennello e l’inchiostro. È un qualche cosa di ineffabile, imprendibile, incomprensibile, e pertanto unico e non spaziale, fuori del tempo. Si pone a metà tra due universi: l’universo della pura creatività, dell’invenzione poetica, e l’universo del creato; un anelito tra i due mondi, una profonda visione, un abisso di interpretazioni.
Ernest Fenollosa entra nel cuore del significato antico del «verbo» e ci presenta per la prima volta una visione straordinariamente nuova per poter interpretare due «poesie» così distanti tra loro, quella occidentale e quella cinese antica.
Ernest Fenollosa (1853 – 1908) è stato uno storico americano di arte giapponese, professore di filosofia ed economia politica all’Università Imperiale di Tokyo. Laureatosi in filosofia e sociologia a Harvard, nel 1878 si recò in Giappone per insegnare presso l’Università Imperiale di Tokyo. Convertitosi al buddhismo, si dedicò al primo inventario dei tesori nazionali del Giappone scoprendo antiche pergamene e salvando molti manufatti buddhisti antichi. Per questi suoi risultati l’Imperatore lo decorò con l’Ordine del Sol Levante e l’Ordine dei Sacri Tesori. Ebbe un ruolo importante di educatore durante la restaurazione del Giappone, e fu un entusiasta orientalista della cultura giapponese e cinese e dell’arte di questi due popoli, che collezionò e contribuì a far conoscere in Occidente.
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