L’avvocata. Tipi moderni
- L’ultima opera conosciuta di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, figlia di Fëdor ma con una voce autoriale tutta sua, qui tradotta dal russo per la prima volta in italiano.
- Pubblicato nel 1913, un anno prima che la Grande Guerra la costringesse all’esilio, il romanzo si apre nel Carnevale di Nizza e nella mondanità della Côte d’Azur.
- L’autrice si inserisce tra i suoi stessi personaggi, raccontando la crisi di una coppia e la scelta di una donna di studiare per diventare avvocata.
- Un’edizione che arriva nel centenario della morte di Ljubov’, a cura di Marina Mascher e con il contributo dell’Associazione Culturale Rus’ di Bolzano.
- a chi ama la letteratura russa e le voci meno note dietro i grandi nomi;
- a chi è incuriosito dal rapporto, complesso e mai scontato, tra Ljubov’ e il padre Fëdor;
- a chi cerca romanzi che intrecciano vita mondana e riflessione sul ruolo femminile;
- a lettrici e lettori interessati alla narrativa di inizio Novecento e all’esilio come esperienza letteraria.
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L’avvocata. Tipi moderni è l’ultima opera conosciuta di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, figlia del grande Fëdor ma voce autoriale diversa. Venne pubblicata nella sua Russia nel 1913, un anno prima che lo scoppio della Grande Guerra stravolgesse e spezzasse la sua esistenza, facendo di lei un’esule, separata dal suo Paese e da una società brillante e cosmopolita che le andava stretta ma che conosceva bene e che ha narrato con uno stile personale e acuto.
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Scelta insolita, ma a cui aveva fatto ricorso in precedenza, l’autrice mette se stessa tra i personaggi del suo libro. L’incontro nel sud della Francia con una coppia di conterranei – Aleks, donna affascinante e colta ma dal carattere difficile, e suo marito Tim – le offre i comprimari per il romanzo, che si apre nel rutilante, coloratissimo Carnevale di Nizza, e rimane per i primi capitoli nel mondano mondo della Côte d’Azur.
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Le difficoltà e le lacerazioni del rapporto tra i coniugi, che hanno scelto entrambi la nuova conoscenza come riluttante confidente, arrivano a un punto tale che Ljubov’, messa al corrente dei più intimi segreti, decide di intervenire.
Su suggerimento, quasi su imposizione di Ljubov’, le due donne partono per Parigi, dove Aleks studierà per diventare avvocata: il lavoro e l’impegno diventano l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi. Ma è la visione personale della Dostoevskaja riguardo alla vita e al ruolo femminile, a emergere: come donna e come autrice ha osservato e narrato la difficoltà a trovare una propria collocazione, tra i giudizi e le ipocrisie della società del suo tempo.
L’avvocata qui presentato è tradotto dal russo per la prima volta in italiano, in occasione del centenario della morte di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja (Bolzano, 10 novembre 1926).
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Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja (Dresda 1869 – Bolzano Gries 1926), figlia del grande scrittore Fëdor Michajlovič Dostoevskij e della sua seconda moglie Anna Grigor’evna, visse un’esistenza cosmopolita e tormentata.
Il padre che desiderava moltissimo avere una bambina la chiamò appunto Ljubov’, che in russo significa “amore”, o nella versione francesizzata Aimée. Iniziò giovanissima a scrivere occupandosi inoltre dell’edizione delle opere paterne, affiancando la madre. Nel 1897, verosimilmente con lo scopo primario di sottoporre a giudizio la propria produzione letteraria, aprì nella sua casa un salotto letterario. Dopo aver perso l’intero patrimonio in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, alla ricerca di un luogo che potesse influire positivamente sui suoi molti mali, tormentata dalla sua “terribile condizione di profuga”, arrivò in Italia, per trascorrervi i suoi due ultimi anni di vita e a Bolzano, morì in solitudine appena cinquantasettenne, nel 1926.
Tutte le opere di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja sono pubblicate da Luni Editrice: Vita di Dostoevskij narrata da sua figlia (tradotto dall’originale francese); L’emigrante, Racconti e L’avvocata sono tutti tradotti dall’originale russo.
Con il contributo della Associazione Culturale Rus’, Bolzano
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