Racconti
- Una raccolta di quattro racconti di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja, figlia di Fëdor, qui tradotti per la prima volta in italiano dal russo.
- Da “Due dolori”, apparso nel 1900, ai tre racconti riuniti nel 1911 sotto il titolo “Fanciulle malate”: pagine che attingono direttamente alla vita dell’autrice.
- Una scrittura di rara capacità descrittiva, capace di restituire il dolore e la fatica di trovare il proprio posto nel mondo.
- Un’edizione che arriva nel centenario della morte di Ljubov’, a cura di Marina Mascher e con il contributo dell’Associazione Culturale Rus’ di Bolzano.
- a chi ama la letteratura russa e le voci meno note dietro i grandi nomi;
- a chi è incuriosito dal rapporto, intenso e mai scontato, tra Ljubov’ e il padre Fëdor;
- a chi cerca racconti brevi capaci di indagare il dolore, la malattia e la ricerca di sé;
- a lettrici e lettori interessati alla condizione femminile nella Russia di inizio Novecento.
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Questo volume di Racconti di Ljubov’ Fedorovna Dostoevskaja, raccoglie quattro testi tradotti per la prima volta in italiano. Il primo, “Due dolori” (Два горя, Dva gorja) apparve nel 1900 sulla rivista Novoe vremja, mentre gli altri tre, “Incanto” (Чары, Čary), “Compassione” (Жалость, Žalost’) e “Il vampiro” (Вампир, Vampir), uscirono nel 1911 in un unico volume intitolato Fanciulle malate (Больные девушки, Bol’nye devuški).
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Molte pagine attingono dalla sua storia personale, certo adattandola alle esigenze narrative. In primis i rapporti tra l’autrice e i suoi genitori. Intenso, appassionato, intriso di nostalgico ricordo quello con il padre, il celebre scrittore Fëdor Dostoevskij, troppo presto perduto; complesso e difficile quello con la madre.
I Racconti sono caratterizzati da una scrittura con una capacità descrittiva e di osservazione potente, una voce altamente personale, che trasmette il dolore, la fatica di trovare il proprio posto nel mondo che non è soltanto dei personaggi ma anche della stessa autrice.
Il desiderio di darsi per gli altri che diviene ora causa di sofferenza, ora l’unica alternativa possibile al lasciarsi sprofondare: l’ombra della morte e della follia che incombe, talvolta è scacciata da un’improvvisa e intensa luce di speranza, altre volte è più forte di ogni tentativo di sfuggirle.
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In tutto questo, la lucida consapevolezza che nei tempi in cui la Dostoevskaja scriveva, “a causa dell’anomala posizione delle donne nella società, il numero di fanciulle malate aumenta di anno in anno”, nell’indifferenza di gran parte delle persone, traspare con estremo nitore dai suoi racconti.
I Racconti qui presentati è sono tradotti per la prima volta dal russo in italiano, in occasione del centenario della morte di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja (Bolzano, 10 novembre 1926).
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Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja (Dresda 1869 – Bolzano Gries 1926), figlia del grande scrittore Fëdor Michajlovič Dostoevskij e della sua seconda moglie Anna Grigor’evna, visse un’esistenza cosmopolita e tormentata.
Il padre che desiderava moltissimo avere una bambina la chiamò appunto Ljubov’, che in russo significa “amore”, o nella versione francesizzata Aimée. Iniziò giovanissima a scrivere occupandosi inoltre dell’edizione delle opere paterne, affiancando la madre. Nel 1897, verosimilmente con lo scopo primario di sottoporre a giudizio la propria produzione letteraria, aprì nella sua casa un salotto letterario. Dopo aver perso l’intero patrimonio in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, alla ricerca di un luogo che potesse influire positivamente sui suoi molti mali, tormentata dalla sua “terribile condizione di profuga”, arrivò in Italia, per trascorrervi i suoi due ultimi anni di vita e a Bolzano, morì in solitudine appena cinquantasettenne, nel 1926.
Tutte le opere di Ljubov’ Fëdorovna Dostoevskaja sono pubblicate da Luni Editrice: Vita di Dostoevskij narrata da sua figlia (tradotto dall’originale francese); L’emigrante, Racconti e L’avvocata sono tutti tradotti dall’originale russo.
Con il contributo della Associazione Culturale Rus’, Bolzano
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