Lo scrittore e la spada – Biografia di un romanzo: I Promessi sposi
- Vent’anni di scrittura vissuti come un’avventura di cui lo stesso Manzoni non conosceva il finale: un romanzo composto come un giallo, fatto di indizi ed enigmi.
- Nato durante la Restaurazione, tra censura, amici imprigionati e il rischio concreto dell’arresto, come atto di resistenza affidato alla scrittura.
- Racconta due romanzi in uno: il diritto di ogni essere umano a una vita migliore, e la prova a cui uno scrittore sottopone il senso stesso del proprio lavoro.
- Firmato da Luca Toschi, pioniere delle Digital Humanities in Italia, tra UCLA, Firenze e Harvard.
- a chi ama I Promessi sposi e vuole scoprirne la genesi nascosta;
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La composizione dei Promessi sposi fu un’avventura di vent’anni. Una storia che lo stesso Manzoni non sapeva come sarebbe finita. Un libro che è stato scritto come un giallo, fatto di indizi, di enigmi e di scoperta finale.
Manzoni iniziò a scrivere mentre il mondo gli franava addosso. In Europa e in Lombardia, la Restaurazione soffocava ogni speranza di rinnovamento: libertà negate, amici e conoscenti in prigione, censura totale.
Non era affatto escluso che anche lui potesse essere arrestato. Eppure, non rinunciò a usare la creatività per difendere il diritto a raccontare una società diversa, rivoluzionaria rispetto al passato.
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Iniziò così a scrivere senza sapere se avrebbe avuto conferma del valore della sua idea: raccontare quello che le Storie ufficiali avevano occultato. Del passato come del presente. Capire, insomma, se il lavoro di scrittore fosse un privilegio di pochi per pochi, tollerato dal Potere, o uno strumento fenomenale per contribuire a cambiare il mondo.
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Questo libro racconta come I Promessi sposi siano due romanzi in uno: quello del diritto di ogni essere umano a una vita migliore e quello di uno scrittore che, con la propria opera, mette alla prova il valore personale e sociale del suo lavoro.
La posta era altissima: il senso stesso della vita, religioso per Manzoni, laico per altri. I grandi autori, a mano a mano che il testo mentale si fa parole e le idee si fanno cose, non temono il confronto con le realtà da loro create.
Cercano, anzi, proprio in quel confronto quotidiano, la fonte più generosa per la propria creatività. Per trovare la storia che intuiscono, ma che ancora non conoscono. Ma cercano anche di capire un’altra cosa: serve scrivere? Per chi? Per che cosa? E questo fu il confronto più duro per Manzoni, il cui romanzo conserva un’attualità sconcertante per comprendere i tempi che, con confusione, stiamo vivendo.
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Luca Toschi è uno dei pionieri delle Digital Humanities in Italia. Ha iniziato la sua carriera accademica alla University of California, Los Angeles, per proseguirla all’Università di Firenze e presso università straniere, tra cui Harvard University.
Già Professore Ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi, è Presidente del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS e Direttore del GC Lab (Fondazione PIN – Università di Firenze). Consulente di istituzioni, tra cui MIUR, INDIRE, AICS e Regione Toscana, fondazioni (IBM, Menarini, CR Firenze, Memorie Cooperative, Fondazione Don Lorenzo Milani), imprese, gruppi editoriali e ONG come Amnesty International, lavora da sempre con e sul modello della Comunicazione Generativa. www.sau-centroricerche.org
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