Gli antefatti della gloria – Scritti letterari giovanili
La vita pubblica e privata di Napoleone generale, primo console, imperatore, dal suo arrivo a Parigi fino all’ultimo approdo all’isola di Sant’Elena, è universalmente nota, ma scarse sono le notizie capaci di dar conto in modo esaustivo dei suoi primi anni: dalla sua infanzia alla prima gioventù in Corsica, agli anni di preparazione militare passati a Brienne, a Valence e ad Auxonne.
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Come ebbe a formarsi un simile genio, degno delle storie degli Antichi? Come maturò il suo pensiero e i convincimenti che gli saranno guida nella sua carriera fulminea?
Questi interrogativi sembrano destinati a non avere risposta, eppure è proprio grazie alla lungimiranza dello stesso Napoleone, che volle conservare tutto ciò che in gioventù aveva pensato e scritto, e grazie a una straordinaria combinazione di circostanze fortunate che hanno preservato questi preziosi documenti da mille possibilità di distruzione, che notizie di prima mano sugli antefatti della gloria dell’Empereur sono pervenute fino a noi.
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Fu durante i giorni che seguirono la sconfitta di Waterloo che Napoleone, pare, ripose i suoi scritti giovanili in una scatola di cartone, apponendovi la scritta: “Da consegnare al solo cardinale Fesch”. Il porporato zio materno di Bonaparte portò questa scatola a Roma e non ebbe la curiosità di aprirla, così come nessun altro pare abbia mai avuto l’ardire di farlo; in tal modo, i preziosi documenti, che trascorsero indenni i turbolenti anni delle guerre dell’Impero, sopravvissero anche agli anni della Restaurazione e oggi possono essere riproposti all’attenzione degli studiosi e del grande pubblico.
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Infaticabile soldato, astuto generale, lungimirante uomo politico, con all’attivo oltre vent’anni di campagne militari nel Vecchio Continente, Napoleone Bonaparte (Ajaccio 1769 – Longwood, Isola di Sant’Elena 1821) è stato il protagonista indiscusso delle prime fasi della storia contemporanea. Se lo storico militare Basil Liddell Hart ebbe a definirlo «il più grande stratega della storia» ed Evgenij Tàrle non esitò a vedere in lui «l’incomparabile maestro dell’arte della guerra» e «il più grande dei grandi», ci fu anche chi, in questo “piccolo caporale” assurto alla gloria dell’impero, giunse a scorgere una prefigurazione messianica: Léon Bloy, che vide in lui la «faccia di Dio nelle tenebre», ed Hegel, che parlò di «spirito del mondo a cavallo».
Il portato della sua politica è custodito nei codici più avanzati degli stati di mezzo mondo, e le istituzioni d’Europa non sono che il riflesso del suo grande sogno.







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