Romanzo buffo
del Seicento – fu un vero best-seller al punto che lo stesso Diderot, più di cento anni dopo, ci fornirà la “ricetta” contro la nevrastenia: «Quattro capitoli del Don Chisciotte e un paragrafo ben scelto di Rabelais, infusi dentro otto o dieci pagine del Romanzo buffo».
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In questo libro c’è qualcosa di organico, che non si lascia scomporre facilmente: vene che pulsano nelle tempie, un cuore nascosto che batte da qualche parte.
Lo stile di Scarron è nato da esercizi mimetici, fra parodie e traduzioni; ha sviluppato un vivace linguaggio da animatore di liete compagnie: chiacchiera con i suoi lettori, li vuol sedurre con la sola forza della conversazione spiritosa, come l’amante invisibile della novella. È ovvio che questa conversazione “naturale” culmini nel dar vita e presenza a due personaggi non dichiarati: Scarron medesimo e il suo pubblico, di cui egli va auscultando senza posa umori e possibili resistenze.
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Gli attori di Scarron, per quanto poveri e girovaghi non sono in genere caratterizzati né come incolti guitti né come attori rustici, ma nemmeno, e qui avviene il cambio di registro, come «vecchie storie piene d’eroi chimerici, che rompono i corbelli a furia di esser perfetti».
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Paul Scarron (Parigi 1610-1660), figlio di un nobiluomo, semiparalizzato e reso minuscolo da infermità e infortuni dall’età di trent’anni, fu feroce oppositore di Richelieu e simpatizzò con la Fronda contro il Cardinale Mazzarino.
dopo le malattie e per scopi puramente commerciali; ricordiamo i successi di Tifone o la Gigantomachia, di Virgilio travestito (parodia dell’Eneide in versi burleschi), e con le commedie che creavano il nuovo genere dell’avanspettacolo. La sua gloria e fama è dovuta alla pubblicazione del Romanzo buffo (1651-1657).
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