Storia della mia fuga dai Piombi
Venezia, luglio 1755. Casanova ha solo trent’anni, è colto, seduttore, libertino. Ha talento, belle donne e amici potenti, gioca d’azzardo e vince, ha successo ovunque. L’estate veneziana si preannuncia indimenticabile, e in effetti lo sarà. Ma non come lui pensa… Improvvisamente la sua esistenza è sconvolta e si ritrova chiuso in una cella della famigerata prigione dei Piombi, senza un motivo chiaro, senza un’accusa da parte del tribunale e, soprattutto, senza sapere se e quando mai potrà uscire da quell’inferno.
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Inizia così il capitolo più avventuroso e cupo della tumultuosa vita di Casanova:
incapace di rassegnarsi, nel corso dei mesi elabora un piano per evadere e, incredibilmente, ci riesce, grazie a una serie di stratagemmi e di colpi di scena che sembrano il frutto dell’immaginazione di un Dumas o di un Balzac in pieno stato di grazia, e invece sono il racconto di un’impresa realmente accaduta, che per decenni lo rese famoso in tutta Europa.
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Avvincente come un romanzo, la storia della sua evasione dai Piombi rivela ancora una volta il genio di Casanova che in queste pagine si mette a nudo, osservatore acuto e implacabile di se stesso e dell’animo umano: il carcere disumano dei Piombi diventa uno strano teatro dove il protagonista, i suoi compagni di cella, i secondini, Venezia stessa, prendono vita e diventano immortali lungo le pagine di questa straordinaria storia del nostro veneziano, che qui si conferma come uno dei più grandi scrittori del Settecento.
Storia della mia fuga dai Piombi è stato il primo vero best-seller della storia: pubblicato per la prima volta nel 1788 a Lipsia ebbe subito un enorme successo in Europa accrescendo la sua fama ma sancendo, di fatto, il suo esilio da Venezia.
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Giacomo Casanova (Venezia 1725 – Duchcov 1798) nacque in una famiglia di attori teatrali, ma si ritiene che fosse un figlio illegittimo del patrizio Michele Grimani.
Dopo gli studi di diritto a Padova, viaggiò per qualche anno in varie città italiane e tornò a Venezia, dove nel 1746 conobbe il patrizio Matteo Bragadin, che per tutta la vita lo protesse e lo sostenne economicamente. Nel 1750 partì per Parigi, poi visse a Praga e Vienna. Nel 1753 ritornò a Venezia, dove nel 1755 fu arrestato per motivi tuttora non completamente chiariti. Riuscito a fuggire nel novembre 1756, all’inizio de 1757 raggiunse Parigi e da allora viaggiò continuamente in tutta Europa fino al 1770, quando tornò ancora una volta in Italia. Nel 1774 finalmente la repubblica di Venezia gli concesse la grazia e Casanova poté ritornare in patria, ma nel 1783 l’abbandonò definitivamente, diretto a Vienna. Qui accettò l’incarico di bibliotecario del conte Waldstein a Dux, in Boemia (oggi Duchcov), dove morì nel 1798.
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Di Giacomo Casanova Luni ha pubblicato:
Storia della mia vita – 10 volumi
Istoria delle turbolenze della Polonia
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