L’inverno di quell’anno
C’è molta biografia in questo racconto di Yi Munyŏl, cresciuto umanamente e professionalmente sotto una spietata dittatura con la quale era dovuto scendere a patti.
Quello fra il 1948 e il 1988 fu un periodo nel quale il mondo si poteva solo immaginare, in una Corea del Sud isolata e pericolosamente addossata ai “demoni del socialismo” incarnati dalla Cina popolare, dall’Unione Sovietica e dalla Corea del Nord.
Un “incubo” che nel meridione della penisola aveva costituito un pretesto per compiere ogni sorta di abusi costituzionali che avevano finito per generare un’atmosfera sociale addirittura surreale.
*
Il protagonista del racconto vive in pieno la drammaticità del tempo e, alla fine dell’adolescenza, è sconvolto da una grave crisi esistenziale, al culmine della quale non esclude nemmeno la possibilità di suicidarsi; ed è proprio allora che cercherà di esorcizzare tale crisi con l’antico strumento del viaggio catartico, alla fine del quale capirà che un uomo,
in quanto tale, è fatto per “vivere” e non solo per “esistere”. Sceglierà così proprio la vita.
*
Pubblicata per la prima volta nel 1979, l’anno drammatico dell’assassinio di Pak Chŏnghŭi e del golpe di Chŏn Tuhwan, quest’opera è una delle prime di Yi Munyŏl, che negli anni Ottanta diventerà una delle personalità più influenti del panorama letterario sudcoreano.
*
Yi Munyŏl (1948) nel 1950, a soli due anni, nel pieno della Guerra civile viene abbandonato dal padre, comunista convinto, che segue l’esercito nordcoreano nella sua ritirata senza mai più tornare.
Il giovane Yi passa la sua giovinezza spostandosi continuamente da un luogo all’altro, con gravi ripercussioni sulla vita scolastica. In seguito tenta d’intraprendere varie strade senza successo, legge moltissimo e non meraviglia il fatto che abbia acquisito quella notevole erudizione mostrata nelle sue opere. Gli anni Ottanta e Novanta lo consacrano protagonista assoluto del panorama intellettuale sudcoreano grazie a una serie di romanzi (Il nostro eroe decaduto, Il poeta) tradotti in tutto il mondo. Scrittore pluripremiato, dallo stile sopraffino e di rara sensibilità nell’introspezione psicologica dei suoi personaggi, il suo repertorio ha spesso fornito ispirazioni e motivi alla cinematografia e alla televisione.
*
Maurizio Riotto, già professore ordinario di Storia della Corea e Culture Comparate alla Anyang University, ha insegnato precedentemente all’Università di Napoli “L’Orientale” ed è stato Research Fellow alla Seoul National University.
Come Visiting Professor, ha insegnato nelle Università Sungkyunkwan, Sogang e Ewha di Seoul. Come Visiting Scholar ha operato in numerosi altri atenei e istituzioni culturali della Corea e del Giappone. È autore di oltre duecento pubblicazioni sulla Corea.
Per Luni ha pubblicato Poesia religiosa coreana e ha tradotto di Hŏ Kyun, Vita del brigante Hong Kiltong; di Yi Kyunyong, L’altra faccia di un ricordo oscuro; di Kim Manjung, Il sogno delle Nove Nuvole; di Yi Munyŏl, L’uccello dalle ali d’oro. Nel 2011 ha ricevuto la medaglia d’onore al merito culturale dal Presidente della Repubblica di Corea.
*
Scopri tutta la collana







Recensioni