Pulcinoelefante, un sogno di carta I libri di Alberto Casiraghy
29 Nov, 2021

 

alberto-casiraghy

 

Pulcinoelefante, un sogno di carta I libri di Alberto Casiraghy da Osnago, poeta della carta stampata

 

di Stefano Salis

Articolo tratto da: Charta 10-2021 (qui il PDF)

 

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E ppure non si capisce fino in fondo, cosa sia, cosa rappresenti, e cosa dimostri il caso del Pulcinoelefante, la casa editrice più incantevole del mondo, se, almeno una volta, non si varca la soglia di quella casa incantata nella quale – piccolo mago della carta e della tipografia messe al servizio dell’arte e della poesia – Alberto Casiraghy da Osnago accoglie e sorride, lavora e pensa, affabula e sparge bellezza d’intorno.

 

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Intendiamoci: chiunque veda anche solo uno degli undicimila e passa libretti della casa editrice dal catalogo più prolifico e singolare del mondo, capisce immediatamente quale emozione si sprigioni da quelle poche pagine, un ottavo ripiegato rigorosamente a forza di pollice, accompagnate da interventi artistici, oggetti, e sensazioni che non lasciano mai indifferenti.

Ma non è, qui, solo questione di libri:

certo, Casiraghy, dopo quaranta anni di onorata carriera e inesausta poesia, ha ormai un piglio e un passo di sicura esperienza che lo conduce a “prevedere”, ordinare e presiedere alla costruzione di un librino con mano sicura e mente leggera, ma, e va ripetuto, i libri, dico il risultato finale, quelle 30 o anche meno copie che costituiscono il bottino di fine lavoro, sono solo la punta dell’iceberg dell’intera esperienza manuale dell’edizione. Lasciatemi, dunque, raccontare l’antefatto. Ciò che precede e che “sostanzia” il libro singolo, i libri nell’insieme, il catalogo di Casiraghy.

 

I 1189 Pulcini di Alda Merini

Il libro → I 1189 Pulcini di Alda Merini

 

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OSNAGO: L’ENERGIA PRODUTTIVA COME ISPIRAZIONE.

E incominciamo da Osnago, perché i luoghi contano, e influenzano ciò che succede, cambiano il destino delle cose o, semplicemente, lo dirigono. Un laboratorio e un atelier artistico collocato, che so, a Milano, e anche magari in una zona nascosta, avrebbe potuto, forse, generare gli stessi libri; eppure il fatto di essere nel cuore delle Brianza operosa e “anonima” non è certamente indifferente. 

È che Casiraghy qui c’è nato e vissuto: e se in paese è una piccola star lo deve sì (anche) ai suoi libretti, ma soprattutto alla sua personalità, eccentrica e imprevedibile, pienamente inserita, come spesso scrive nelle sue dediche, “nel vento dei sogni”. Non è un caso che la Brianza abbia dato all’Italia l’industria creativa più importante del dopoguerra, e quella che, di gran lunga, meglio ci rappresenta nel mondo e ci contrassegna: dico il design industriale. 

Ecco: quel sano tocco di genio e follia che non si esaurisce ma anzi dà fondo al rigore e all’etica del lavoro, che qui è religione laica, diventa coraggio e stravaganza, ma controllata. Osnago è illuminata da questa piccola casa, da un catino nel quale (complici tecnologia, gatti, galline e miriadi di idee che sono nell’aria e vanno poi messe su carta) la creatività sboccia di continuo: e forse anche questo è uno di quei piccoli miracoli della provincia italiana che servono a far capire l’intero sistema culturale e produttivo di una nazione che ha sempre dalla sua molte risorse meravigliose 

 

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L’OFFICINA ARTISTICA 

Come meravigliosi sono i libri di Casiraghy. Piccolo genio con il berretto orientale in testa, artista illuminato, romantico surrealista che si esprime con la tipografia, l’editoria, l’arte visuale e con le parole (Casiraghy, di suo, sarebbe ottimo autore di aforismi, e già di per sé basterebbe), che sovrintende al processo creativo dei suoi gioiellini di carta.

Per fare entrare la sua macchina tipografica Nebiolo, un bel giorno dei primi anni Ottanta, ha sfondato la porta e abbattuto un pezzo di muro.

La macchina, pesante tecnologia di precisione al servizio della delicatezza della poesia, si è insediata in “salotto”, luogo che non lascerà più: non si può smontare, solida balena capace di gorgheggi. Qui, circondata dall’armamentario poetico di animaletti di plastica e fiori di tarassaco appesi a seccare, sbuffa e gira, ruota e tira, produce la sua sinfonia metallica che dà corpo dotata di forza. Risme di carta tedesca, e libri d’arte, e fotografie, e ritagli di giornale, e disegni di bambini, e frasi da compitare, da meditare, da ricordare ci circondano: una statuina di Biancaneve (gentile omaggio di Alda Merini, nostra Signora dei Pulcinielefanti) sorveglia il buon andamento del ciclo continuo poetico; e raramente così si può fallire. 

 

 

 

alda merini

 

Accanto, dormono, in attesa di essere risvegliati, un migliaio di legni incisi: sono opera quasi tutti di Adriano Porazzi, un maestro dalla tecnica sopraffina, come oggi non ne nascono più. I soggetti sono i più diversi, animali fantastici e ghirigori, loghi editoriali e riproduzioni da quadri e visioni spiazzanti sotto la guida del suo domatore allegro e attento, perizia tecnica e prontezza nell’accogliere l’errore, il cambio di idea, la cosa imprevista ma illustrazioni, ma certo piace pensare che quel Gutenberg, che è uno dei ritratti suoi più belli, sia il nume tutelare della casa. 

Il genio si nasconde nel dettaglio (lo so che era il diavolo, quello, ma, come vedete, a eccentricità si aggiungono poetiche licenze): e quindi Giovanni Gutenberg da Magonza, eroe primo e sacro della tipografia, posa con aria sorniona: Porazzi gli ha inciso un simbolo imprevisto, nell’austera figura: accanto alla mano destra, certo, avete indovinato, c’è un piccolo pulcinoelefante. 

Infine, in cucina, dove tutto deborda e i fornelli sono ugualmente quasi oberati dai libri, ecco la cassettiera del tipografo, con i caratteri di Bodoni che qui sono arrivati grazie a un altro maestro dell’editoria, il Tipografo Giorgio Lucini.

Alberto ne tocca le grazie consunte, saggia se i punzoni reggono alla pressione o se le lettere son prossime a disfarsi: ti fa comporre riga per riga, se vuoi, i testi, con pazienza e tranquillità ti insegna a essere preciso. E toccare le lettere è un’esperienza insolita e corroborante.

 

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MIRAGGIO DI ARTE E POESIA 

Alberto è il custode e il profeta di questo piccolo mondo. Il risultato?

Ogni giorno, quasi ogni giorno, un librino che rinnova il miraggio di arte e poesia del quale ci nutriamo troppo poco spesso e del quale invece abbiamo bisogno. Anche se non lo sappiamo o facciamo finta di dimenticarlo. Undicimila titoli al 2021, una produzione che non si è fermata mai, nemmeno durante l’anno della pandemia. In questo periodo Osnago si è riempita di silenzio, e Casiraghy ha saputo ascoltarlo. Ha diminuito la produzione di libri, ma ha lavorato con gli acquerelli, con i disegni, con i collage. I suoi strani esseri popolano fo e pannelli, le tinte acquarellate si mischiano a singolari elementi glitter. 

 

pulcino elefante

 

Su, nella stanza al primo piano dove Alberto dormiva circondato da tutto il suo catalogo, è rimasto l’asino (a dimensione naturale) del presepe e il tabernacolo che contiene segni di vita vissuta e da non dimenticare (l’ultimo rossetto di Alda Merini), ma i libri, i suoi libri, se ne sono andati.

Nella vita di Casiraghy è successo, infatti, un evento del quale tutti devono rallegrarsi. Il Comune di Milano, proprio poco prima dell’inizio del tetro periodo della pandemia, ha acquisito, tutto il suo archivio editoriale, grazie a una paziente trattativa condotta con perizia, intelligenza e tenacia da Andrea Tomasetig, libraio antiquario e “collezionista di collezionisti” che forse per primo ha intuito il “valore pubblico” di tale immenso archivio e ha fatto in modo di proteggerlo, e all’intelligenza di Maria Fratelli, la dirigente del Comune che ha pensato alla possibile collocazione, la stupenda Casa Museo Boschi Di Stefano di via Jan, e al prossimo utilizzo (mostre e studi) di questo prezioso tesoro di carta.

Non è un evento da poco: in un momento nel quale il digitale spazza via la concorrenza in qualsiasi campo della nostra vita, credere in fogli di carta stampata, eleganti e discreti, eppure di grande forza emozionale, anzi, è un avvenimento. 

 

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COME LA STORIA DI PULCINOELEFANTE SI INCROCIA CON LA STORIA DELLA LETTERATURA 

La storia di Casiraghy e del Pulcinoelefante è stata raccontata molte volte, e mi sia consentito riprenderla qui a grandi linee.

La leggenda vuole che fosse pomeriggio ventoso.

Di quelli adatti a grandi intraprese, che nessuno sa dire come andranno a finire ma che, se le riguardi a ritroso, anni dopo, non solo prenderesti per pazzo chi oserebbe profetizzare un tale esito, ma proprio, forse, non diresti che mai e poi mai una storia tale si possa anche solo verificare. E invece: era il 1982 e, da allora, quel vento non ha smesso di soffiare benevolo sulle edizioni del Pulcinoelefante dell’ineffabile e candido editore-artista Alberto Casiraghy.

 

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Testa piena di idee, cuore leggero, mani sapienti, sorriso disarmante, tempra e praticità brianzole ed estro letterario surrealista. Vanni Scheiwiller (sempresialodato) con Alberto era generoso. Gli aveva regalato un appellativo affettuoso ma non sminuente (“panettiere degli editori”, in quanto “l’unico che stampa in giornata”), caratteri mobili, legni e un primo catalogo delle edizioni (1997, nel “Pesce d’oro“), in complicità con il già nominato Giorgio Lucini. E non era un caso, il loro interesse: Casiraghy, persino con i suoi tratti naif, se si vuole, è un degno e svagato continuatore editorial-artistico di Bruno Munari, omaggiato dai pulcini a più riprese. 

Oggi l’inventario dell’archivio è stato redatto, con dedizione e precisione, da un bibliofilo come Giorgio Matticchio che conosce la produzione talora anche meglio dello stesso panettiere. Ed è, credetemi, un lavoro improbo, ché Casiraghy con i numeri e le formalità ci litiga: insofferente a qualsiasi ordinamento, compresi il numerico e l’alfabetico, riconosce solo quello poetico (il che ti mette in un bel problema se, raggiunti i 10 mila, per dire, decide di tornare indietro e numerare col 9999 ben 42.3 altri titoli…). 

 

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I librini del Pulcinoelefante, sempre stampati con procedimenti interamente manuali nella composizione dei testi, nella stampa e nelle legature, in tirature minime (una trentina di copie è il massimo), sono toccati, quasi sempre, dalla grazia.

Dalla libertà, dalla leggerezza, dalla gioia che ha coinvolto migliaia di autori (scrittori e artisti) in un’avventura senza pari: un breve testo — un aforisma o una poesia, la Merini ne dettò migliaia e costituisce un caso a parte, nel caso editoriale dei pulcini — dialoga con un’opera, in un rapporto sempre stimolante e giocoso, non di rado mirabolante e commovente. 

Nel documentario Il fiume ha sempre ragione(2016) girato da Silvio Soldini, Casiraghy (coprotagonista insieme al ticinese Josef Weiss) è filmato per quello che è: un poeta dell’editoria e, di più, e non ci si confonda, un artista vero, che si è espresso per mezzo di libri; un concertista che esegue una lunga sinfonia di diecimila e passa note con la sua Nebiolo, e che, con carta Hahnemühle, ago e filo per cucire i fogli piegati, caratteri di piombo pescati ad uno ad uno e composti come si faceva dai tempi di Gutenberg, dà corpo a quella “felicità di far libri” di cui parlava Sciascia. 

Provate a scorrere i nomi che qui a Osnago sono venuti e hanno provato tale felicità. Sebastiano Vassalli, che da queste parti passava ogni estate a ferragosto, Gillo Dorfles, che c’è venuto prima e dopo i cent’anni, Roberto Cerati, anima della Einaudi e grande amico di Casiragly, fino alla austera filologa Maria Corti che qui è tornata bambina a disegnare con i pastelli. E Franco Loi e Giancarlo Consonni, Vivian Lamarque e Valerio Magrelli, e naturalmente, su tutti, Alda Merini. 

Oltre mille improvvisi poetici, a volte dettati all’impronta per telefono o su biglietti di fortuna. E poi gli artisti: ci sono praticamente tutti i grandi, da Baj a Cattelan (che ha coinvolto Casiraghy anche in altre opere non cartacee), da Nespolo a Tadini. Senza dimenticare il ruolo prezioso di consigliere, collaboratore e artista di Roberto Bernasconi.

 

hiroshima

 

E poi gli spaghetti buonissimi di Arturo Schwarz e tutto il filone della gastronomia letteraria, che lo stesso Tomasetig ha esplorato e continua a valorizzare, in vista di future mostre ed edizioni (e a Tomasetig si deve la più grande mostra italiana sui Pulcini, Tipografia e Poesia, tenutasi al Palazzo delle Stelline di Milano e in altre sedi). Ma non sta nei nomi altisonanti, non nella collaborazione amicale, fraterna, intellettuale e sentimentale con Alda Merini, non negli scrittori di fama il significato del Pulcinoelefante. 

 

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CASIRAGHY: UN PONTE TRA MONDI LEGATI DALLA RICERCA DELLA BELLEZZA 

È che per Alberto, ogni libro sta nell’incontro con la persona, nella giornata passata insieme a lavorare, a scambiarsi idee, punti di vista, chiacchiere da bar e grandi verità filosofiche. Casiraghy non fa libri per motivi commerciali, ma il suo diventa un pronto soccorso poetico di cui ciascuno sente oscuramente il bisogno. 

La scommessa più riuscita per questo “panettiere” è insegnare che il pane si fa insieme e ciascuno mette un po’ dei propri ingredienti, secondo estro e possibilità. Il risultato sarà sempre diverso, ma ciascuno uscirà dall’esperienza migliorato e felice.

Nei mesi di confinamento forzato, Casiraghy non ha smesso di proporre e produrre; piccoli aforismi per superare giorni duri e bui, i poetici tocchi del bambino che dice di amare i conigli “perché quando muoiono vanno nel paradiso delle carote”, i divertissement con Tomasetig e con altri compagni occasionali. 

Ciò che cresce lentamente/mette radici profonde” e “Chi pianta sogni/vive in eterno” sono i miei due aforismi preferiti di Casiraghy. 

Ci vedo delle strette affinità con la sua attività editoriale artistica-poetica e soprattutto con la sua anima. Ha avuto mostre in tutto il mondo, dal Giappone al Portogallo, da New York a Berlino, è andato con la stessa curiosità nei piccolissimi paesini sperduti e nelle grandi città d’asfalto: e ha portato con sé quella gioia intatta che sa tradurre in libriccini che si librano come sogni e che mettono radici profonde.

 

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Forse, magari, è tutto un gioco, come, magari, deve essere: ma è servito a far passare l’idea oltre undicimila volte (e tante altre ancora) che i libri sono anche una possibilità di letizia quotidiana. E sono sempre, nel suo caso, un ponte tra persone, a volte solido e a volte fragile, sono un contatto e un progetto, possono essere un rimpianto e una esortazione, sono un invito e sono un diniego, sono un rito, un piacere; e un sorriso che ci piace restituire a chi ce ne ha regalati così tanti.

 

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Maestro Alberto Casiraghy, di buon carattere che fa ottima impressione, artista con la grazia, “felicità della tipografia” e tipografia della felicità. 

 

 

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