Secoli di giornalismo «alla milanese»: notizie, cultura, satira e un po’ di malor civile

 

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«Il Giornalismo a Milano dalle origini al Novecento» di Francesco Cazzamini Mussi (Luni editore) ripercorre in 620 pagine la storia dei quotidiani e dei periodici di Milano

 

 

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di Giangiacomo Schiavi

Articolo tratto da: Il Corriere della sera – febbraio 2024

 

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Tra Milano e il giornalismo c’è un lungo feeling, quasi un riflesso dell’anima ambrosiana che dal Quattrocento ad oggi attraversa la storia travagliata di una città, nel mezzo di dominazioni straniere, slanci patriottici, moti, proteste, asservimenti, eroi e fantocci, collaboratori e oppositori, vittorie e retromarce. Così nei giornali, diversamente da quel che pensava Gioberti che li aveva in odio e li giudicava «lettura d’ignoranti», Francesco Cazzamini Mussi, poeta e critico letterario è andato a cercare i legami con la società e il suo tempo, dai primi fogli stampati nella corte di Ludovico il Moro alle gazzette e ai bollettini del secolo dei lumi, fino ai quotidiani del tardo Ottocento, votati al giornalismo interventista e agli immancabili feuilleton.

 

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Un’impresa che alla fine delle 620 pagine di un volume che ne riunisce altri due, fa rivivere il periodo pionieristico della stampa milanese, quando il giornalismo era inteso come missione sacrale, quasi un sacerdozio per chi faceva parte del Secolo, della Perseveranza, del Corriere della Sera, e prima ancora del settecentesco Caffè, del romantico Conciliatore, dell’erudito Politecnico, del pensoso Crepuscolo. Nella pattuglia scrivente c’erano letterati, poeti e ingegni spregiudicati, uomini affetti da «malor civile» o palombari sociali come Francesco Giarelli e Paolo Valera, immersi nella Milano dei postriboli e della miseria, scrittori sfiorati dalla politica come Verri, Berchet, Beccaria, Monti, Pellico, Confalonieri, Tenca, Archinto, Verga, Imbonati, Foscolo, Manzoni, romantici, patriottici, ottimisti con riserva in una città destinata ad essere l’altra capitale, quella morale, concreta, solidale, avversa ai trasformismi e al politichese.

 

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La prima gazzetta contro la mala signoria

Per la storia e per l’autore de «Il giornalismo a Milano dalle origini al Novecento» (Luni editore), la prima gazzetta degna di nome nasce a Milano il 28 dicembre 1644 per interrompere l’inerzia della mala signoria spagnola. Ma non dura, dura minga. Ci vorranno più di cent’anni per trovare il primo giornale moderno destinato ad essere una bandiera: Il Caffè. Stile british, poche copie, molto onore e la censura austriaca da dribblare, Il Caffè lascia un segno nella storia: sveglia, stimola, denuncia e con i fratelli Verri diventa l’hause organ del pensiero illuminista. Vita breve, dal 1764 al 1766: ma sono due anni che valgono dieci. Come Il Conciliatore fondato da Silvio Pellico e Giovanni Berchet nel 1818: una scuola di politica e controinformazione che gli austriaci si affrettano a chiudere l’anno dopo.

C’è anche un altro foglio nell’inquieta Milano dei lumi; viene affidato all’abate Parini e con lui diventa La Gazzetta di Milano. Più tardi sulle stesse pagine furoreggeranno le critiche di Giuseppe Rovani e dei primi scapigliati.

 

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Il Corriere e l’avventura di Torelli Viollier

Ma per vedere fiorire un giornalismo che non sia soltanto «dialogo sconsolato di un popolo morto» bisogna aspettare l’Unità d’Italia, con la stampa chiamata ad essere sentinella di libertà e indipendenza. Sono gli anni del Gazzettino rosa di Felice Cavallotti, del Pungolo e poi della Ragione, ma sono anche gli anni in cui un napoletano di nome Torelli Viollier, appassionato di teatro, cronista per il Secolo, collaboratore del Gazzettino Rosa, redattore capo del Corriere di Milano dell’editore Treves e infine direttore della Lombardia, si lancia in un’avventura sulla quale scommettono in pochissimi.

È il 5 marzo 1876 quando gli strilloni in piazza Duomo alzano la voce per il suo nuovo giornale: si chiama Corriere della Sera.

Nasce precario, con un capitale iniziale che basta appena per un anno, rischia più volte la chiusura per mancanza di fondi, ma diventerà la voce più ascoltata di una borghesia tranquilla, lavoratrice, senza molti pregiudizi: la forza vera della nazione.

 

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L’avvento della satira tra storia e cronaca

Storia e cronaca sono il piatto forte della ricostruzione di Cazzamini Mussi, che attraverso il giornalismo racconta la modernità di Milano: l’etica, il civismo e le notizie che fanno la differenza nella battaglie editoriali tra gli editori Treves e Sonzogno e poi tra il diffusissimo Secolo e il giovane Corriere della Sera. Milano sullo sfondo partecipa, si appassiona, si indigna e riesce anche a sorridere: vanno forte i giornali di satira, L’uomo di pietra, lo Spirito folletto e il fantastico Guerin Meschino che straripa di vignette e ironia. Imperdibili gli articoli di C.A. Pachelghè (ciappa ch’el ghè) e T’adoro Moneta (storpiatura del nome del direttore del Secolo).

«ll tragico Novecento spuntava in un’alba relativamente serena della storia», conclude l’autore.

Sul finire del secolo la prosperità trainata dall’industrializzazione prometteva benessere e ottimismo e Milano, nell’Italia ancora semianalfabeta, diventa la capitale della carta stampata. Le edicole si aprono, i giornali si moltiplicano «e dove ci sono i giornali c’è maggior sviluppo intellettuale ed economico».

 

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Constatazione di fine Ottocento, da riproporre oggi. Chissà. Allora era tutto vero.

 

 

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Il giornalismo a Milano - Dalle origini al Novecento

 

 

Il libro → Francesco Cazzamini Mussi – Il giornalismo a Milano

 

 

 


 

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La casa editrice Luni nasce nel 1992 con lo scopo di diffondere le idee che animano la riflessione italiana rendendo disponibili e accessibili al pubblico italiano molti testi del mondo Orientale spesso introvabili.

 


Il giornalismo a Milano – Il giornalismo a Milano

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